I primi tre mesi del 2014 crearono non poca apprensione negli ambienti investigativi calabresi. Furono settimane nelle quali le forze dell’ordine sequestrarono moltissime armi da fuoco, anche da guerra. Al punto che gli ambienti della Direzione distrettuale antimafia iniziò ad interrogarsi sul fenomeno in maniera sistematica.
In Procura si iniziarono ad incrociare dati, e le forze di polizia innescarono diversi “confidenti” nel tentativo di percepire segnali dal territorio. Solo per dare la dimensione del fenomeno basta ricordare quanto affermato dal Comandate provinciale dei Carabinieri, Lorenzo Falferi, che in occasione dell’arresto di Giuseppe Ladini spiegò come “solo nei primi tre mesi dell’anno sono state sequestrati 75 fucili e 46 pistole, e decine di migliaia di munizioni”.
Dati a cui andavano aggiunti i ritrovamenti di Polizia e Guardia di Finanza. Insomma un numero importante. Non che nella provincia di Reggio Calabria gli arsenali fossero una novità, ma tante scoperte in un lasso di tempo così ridotto, avevano indotto la Procura ad alzare le antenne. La sensazione, almeno all’epoca era che i clan della ‘ndrangheta si stessero attrezzando per una stagione di sangue. Poteva essere una guerra tra cosche o anche un attacco in grande stile ad un’istituzione e, di conseguenza, la necessità di attrezzarsi per parare il contraccolpo dello Stato. Il Procuratore capo della Dda reggina, Federico Cafiero de Raho, era arrivato ad ipotizzare il rischio di un attentato nei confronti di rappresentanti istituzionali . Allarme che era scattato subito dopo il ritrovamento di dieci kalashnikov, scovati dalla Finanza, alla fine di marzo del 2014.
Cafiero de Raho, nel fare il punto della situazione spiegò: “Non ci sono segnali di lotta fra le cosche, ma su tutti i territori registriamo intimidazioni messe a segno con armi da fuoco”. Tuttavia “quel carico ingente di armi da guerra fa pensare a qualcosa di più serio, anche perché se le armi vengono spostate, significa che sono utili nel luogo in cui devono arrivare. Nessuno sposta armi senza motivo, se non c’è necessità di utilizzarle vengono tenute in luoghi sicuri”.
Analisi che non faceva una grinza. Ora a distanza di tempo arrivano i primi processi. Ma a cosa servissero quelle armi ancora nessuno lo sa.
g.bal.






