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    Rosarno (RC) – Arrestati i latitanti Gregorio Cacciola e Vincenzo Albanese

    di Stefano Perri – Sono stati arrestati all’alba di stamani i due latitanti Gregorio Cacciola, di 34 anni, ricercato nell’ambito dell’operazione ”Mauser – Scacco matto” del luglio 2014 per traffico di droga e riduzione in schiavitù, e Vincenzo Albanese, 37 anni, ricercato dal quattro dicembre per evasione dagli arresti domiciliari a seguito di arresto in flagranza per reati di droga.

    I due sono stati acciuffati all’alba a seguito di un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e del Ros che ha portato alla cattura in due distinti covi nel centro di Rosarno. Il risultato è il frutto di indagini condotte dalla Compagnia di Gioia Tauro e finalizzata proprio alla cattura di latitanti.

    Il carceriere di Giuseppina Multari

    Gregorio Cacciola è fratello di Antonio Cacciola, il marito di Guseppina Multari, morto in un misterioso suicidio il 13 settembre del 2005. Da quando la donna, oggi testimone di giustizia sotto protezione, l’aveva sposato, per lei era iniziato un lunghissimo calvario fatto di violenze fisiche e psicologiche da parte degli uomini della cosca, culminato con il suo tentativo di suicidio e con l’inizio della successiva collaborazione con la giustizia.

    cacciola gregorioSecondo la ricostruzione degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta Mauser, Gregorio Cacciola, insieme agli altri membri del clan mafioso, aveva affibbiato a Giuseppina la responsabilità morale del suicidio del marito, riducendo Giuseppina in uno stato di ”schiavitù”

    Le indagini chiuse alla fine dello scorso mese di luglio avevano consentito di accertare come Giuseppina Multari fosse completamente assoggettata al volere degli uomini della cosca. Non le era consentito un singolo respiro senza l’autorizzazione dei capi del clan. Anche solo recarsi al cimitero o in ospedale per lei era un problema. Ogni piccolo spostamento doveva essere autorizzato e monitorato direttamente dai Cacciola. Le erano state tolte perfino le chiavi della sua abitazione, di notte dormiva chiusa dentro casa insieme alle sue tre figlie in quello che, stando al quadro probatorio ricostruito dagli inquirenti, doveva assomigliare molto da vicino ad un vero e proprio girone infernale.

    Dopo mesi passati in una condizione ”di totale soggezione” la stessa Giuseppina Multari aveva provato a togliersi la vita gettandosi, in pieno inverno, la notte dell’11 febbraio del 2006, nelle gelide acque del Tirreno, da una scogliera nei pressi di Rosarno. Solo il pensiero delle tre figlie l’aveva convinta, all’ultimo istante, a raccogliere le forze per tornare a riva e chiedere aiuto al fratello, Angelo Multari, anche lui scomparso poco tempo dopo in circostanze misteriose. Proprio in seguito alla scomparsa del fratello Angelo, la donna aveva deciso di uscire da quell’inferno, inviando una lettera ai genitori, datata 30 settembre 2006, e comunicando ai Carabinieri la sua volontà di collaborare.

    mauser inchiestaNell’ambito della stessa operazione gli inquirenti avevano poi accertato il fitto traffico di stupefacenti sull’asse Rosarno – Dusseldorf – Amsterdam. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri i Cacciola facevano arrivare ogni mese a Rosarno i quantitativi di cocaina ordinati, tra i 15 e i 20 chilogrammi per ogni carico, nascosti nei doppiofondi di auto prese a noleggio.

    La cocaina tra lo zucchero e il caffè

    Vincenzo Albanese, il secondo dei due latitanti acciuffati oggi, era stato tratto in arresto, con la misura dei domiciliari, insieme alla moglie Maria Rosa Bellocco, all’alba dello scorso 4 dicembre.

    albanese-vincenzo-cl-77Il provvedimento era scattato per l’accusa di detenzione abusiva e spaccio di cocaina. Durante una perquisizione in casa dei due coniugi, all’interno della quale vivevano insieme ai tre figli minorenni, i militari avevano subito notato qualcosa che non andava, sia per il nervosismo di Albanese che per le strane movenze del figlio 15enne. Sul banco della cucina, tra i barattoli dello zucchero e del caffè, era stata rinvenuta infatti una tazza piena di cocaina, un bilancino di precisione e del materiale utilizzato per il confezionamento della sostanza. Subito dopo i militari avevano accertato che la coppia era riuscita a disfarsi, poco prima del blitz dei carabinieri, di 25 involucri di carta stagnola contenenti 15 grammi di cocaina, lanciandoli dal balcone della camera da letto.

    vincenzo albanese sequestroIn quella occasione il Pm di Turno della Procura della Repubblica di Palmi Francesco Ponzetta aveva disposto per i due gli arresti domiciliari, ordinando il sequestro di 1500 euro in contanti, in banconote da piccolo taglio, presumibilmente proventi dell’attività di spaccio dei coniugi.