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    Processo Scajola – Gli aiuti dell’ex ministro per spostare Matacena in Libano

    di Angela Panzera – Sesta udienza del processo a carico di Claudio Scajola e Maria Grazia Fiordalisi, segretaria di Amedeo Matacena, l’ex armatore attualmente latitante a Dubai. Oggi in aula è continuato l’esame del vicequestore aggiunto, Nando Papaleo, che ha risposto alle domande poste dal pm antimafia Giuseppe Lombardo. I continui contatti, spesso criptati, tra Claudio Scajola e Chiara Rizzo, moglie dell’ex deputato Amedeo Matacena, sono stati uno degli argomenti trattati oggi da uno degli investigatori che ha preso parte all’inchiesta “Brekfast”. Questi contatti, secondo la Dia e la Dda dello Stretto, erano finalizzati ad assistere Matacena, attualmente latitante dopo la condanna definitiva a 3 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa – durante la sua latitanza, prima alle Seychelles e successivamente a Dubai, dove si trova attualmente. Il funzionario di polizia ha sottolineato come in una delle intercettazioni Scajola riferisca a Chiara Rizzo di avere trovato “l’uomo giusto e il posto migliore, più sicuro e vicino” per spostare Matacena da Dubai in Libano. Qui l’ex armatore non ci arriverà mai perchè verrà fermato dalle forze dell’ordine italiane. Stando all’impianto accusatorio sarebbe emersa in questo contesto all’uomo d’affari italiano Vincenzo Speziali, da tempo residente a Beirut, in Libano, dove avrebbe importanti riferimenti istituzionali, e dove, sempre secondo l’accusa, Matacena avrebbe dovuto essere spostato. Il vicequestore Papaleo ha riferito anche su una seconda informativa riguardante gli assetti delle varie società riferibili alla famiglia Matacena e i presunti spostamenti al loro interno ritenuti dall’accusa sospetti. “Era un continuo cambio di assetti societari – ha detto Papaleo – di responsabilità manageriali, ristrutturazioni che avvenivano quando le indagini cominciavano a disegnare concretamente gli organi veri di controllo”. La fuga di Matacena all’estero, ha riferito il funzionario, avrebbe però impedito lo sblocco di ingenti quantitativi di denaro versati su conti intestati all’ex parlamentare di Forza Italia, a causa delle deleghe che Matacena non sarebbe riuscito a rilasciare in tempo alla moglie. Prima della chiusura del dibattimento il pm antimafia Lombardo ha comunicato al Tribunale presieduto da Natina Pratticò che l’undici febbraio prossimo chiederà, durante la prima udienza del processo a carico di di Chiara Rizzo, moglie di Matacena, e Martino Politi, la riunificazione con il processo in cui è imputato Scajola accusato, insieme alla Fiordalisi, di aver aiutato l’ex parlamentare di Forza Italia a sottrarsi a una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo scorso otto gennaio infatti, il gup reggino Adriana Trapani ha accolto l’istanza dei legali dei due imputati che hanno chiesto di essere ammessi al dibattimento in seguito alle nuove constatazioni formulate dall’accusa. Qualora il Tribunale di Reggio Calabria dovesse accogliere la richiesta della Procura Antimafia dello Stretto di riunire i due procedimenti, tutti gli imputati si dovranno presentare il Tribunale prossimo 25 febbraio, giorno in cui è fissata l’udienza per Scajola e Fiordalisi. In questa ulteriore sede infatti bisognerà dare precedenza alle eventuali eccezioni preliminari che verranno sollevate dalle difese e soprattutto i difensori di Rizzo e Politi dovranno prestare il consenso ad acquisire la testimonianza, finora svolta in aula, del vice questore aggiunto, Nando Papaleo, uno dei tanti investigatori della Dia che prese parte all’inchiesta “Brekfast”. Qualora le difese, e ciò appare molto probabile, negheranno il consenso di acquisire in toto la testimonianza, il vicequestore aggiunto dovrà nuovamente iniziare a deporre dal principio così da permettere ai due “nuovi” imputati la loro difesa sul tema.