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L’avvocato che premeva su Cassazione e Chiesa per conto del clan Grande Aracri

29 Gennaio 2015
in CITTA, Crotone
Tempo di lettura: 2 minuti
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'Ndrangheta, Cassazione: nel Torinese ci sono nuove cosche

Al centro delle indagini, e raggiunto da provvedimento di fermo della Procura di Catanzaro, un avvocato del foro di Roma, originario di Lecce, il cui ruolo assieme a quello della sorella, non coinvolta nelle indagini, è stato determinante per alcuni sviluppi sulla trama ordita dal clan Grande Aracri. Il suo nome è Benedetto Giovanni Stranieri, ex sottufficiale dell’Arma dei carabinieri oggi avvocato. nel decreto si legge che “travalicando il mandato defensionale pure ove conferito, e pur non essendo inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio di cui al capo che precede, concorreva in esso, assistendo ed adiuvando, attraverso condotte attive e/o passive, le finalità della associazione di tipo ‘ndranghetistico di cui al capo che precede, fornendo un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo ai componenti dell’associazione si da agevolare le attività del medesimo sodalizio”.

I rapporti degli Stranieri, principalmente erano stretti con Nicolino Grande Aracri e Francesco Aiello. Stranieri, scrivono i magistrati, “si occupava, pure in assenza di mandato difensivo, e con l’avvicinamento di soggetti gravitanti in ambienti giudiziari della Corte di Cassazione, anche remunerandoli, delle vicende giudiziarie di appartenenti alla cosca, in particolare al fine di ottenere decisioni giudiziarie favorevoli ad Giovanni Abramo, intraneo al sodalizio di cui è esponente di rilievo”, condannato in primo e secondo grado perché responsabile dell’omicidio di Antonio Dragone, “nonché mettendo a disposizione degli interessi della cosca ed in particolare del suo capo la propria attività ben oltre i limiti del mandato difensivo, svolgendo in particolare funzione di tramite tra associati e Nicolino Grande Aracri nel corso della sua detenzione, e tra questi ed esponenti di organizzazioni che costituiscono ramificazione autonome al Nord Italia della Locale di Cutro, in relazione alle attività delittuose e/o economiche cui era interessata la consorteria di Cutro così illecitamente consentendo a Grande Aracri Nicolino di controllare con disposizioni e direttive le attività illecite della cosca medesima”.

Lo Stranieri, inoltre metteva “a disposizione della cosca ed in particolare degli esponenti di vertice, con cui manteneva stretti contatti, le sue relazioni personali in ambienti ecclesiastici romani e in ordini di cavalierato e assicurando i rapporti dei vertici del sodalizio criminoso con tali ambienti, e attivando, quale soggetto che poteva contare sulla disponibilità e compiacenza di esponenti di rilievo di tali ambienti, i necessari contatti con esponenti di tali ambienti per risolvere i più impellenti problemi giudiziari degli affiliati e nello specifico per consentire l’avvicinamento del genero di Nicolino Grande Aracri, Giovanni Abramo, detenuto a Sulmona ad un carcere Calabrese e quindi più vicino alla zona di operatività del sodalizio, consentendo ai membri di vertice del sodalizio una più efficace correlazione con il soggetto detenuto, e con tali condotte agevolando le attività del sodalizio che risultava rafforzato nella sua capacità operativa, e nel conseguimento dei suoi scopi con un accresciuto senso di sicurezza e una maggiore manifestazione della capacità di intimidazione e condizionamento”.

ClaVa

Tags: AemiliaarrestiDdaGrande Aracrindranghetaoperazione
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