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    Ospedale-Corigliano

    Corigliano (CS) – Uccide il bimbo in grembo per i soldi dell’assicurazione

    di Stefano Perri – Avevano programmato tutto nei minimi dettagli. L’aborto provocato con un intervento e poi la simulazione di un incidente stradale. Per togliere di mezzo quel bambino che Stefania Russo non voleva ed incassare i soldi dell’assicurazione. Un piano portato avanti con una freddezza disumana.

    La donna era già al settimo mese di gravidanza. Si era messa in testa di abortire clandestinamente e di utilizzare il fatto inscenando un falso incidente stradale per incassare l’assegno dell’assicurazione.

    Ci aveva già provato una prima volta Stefania Russo, il 3 maggio del 2012, quando si era presentata al pronto soccorso dell’Ospedale di Corigliano lamentando forti dolori addominali e riferendo di essere rimasta vittima di un incidente stradale. Ma qualcosa in quella occasione va storto. Gli accertamenti svolti dai sanitari accertano che non vi è stato alcun trauma violento e che il feto è assolutamente nella norma. L’aborto in questa prima occasione non aveva funzionato.
    Appena dieci giorni dopo la donna ci riprova. Si presenta nuovamente all’Ospedale di Corigliano, accompagnata dall’amica Nunziatina Falcone. Questa volta, di turno, c’è il medico Sergio Garasto, che finge di soccorrere immediatamente la donna. Secondo gli inquirenti però quella del medico è una vera e propria omissione di soccorso. Non vengono infatti effettuate le normali manovre utili alla rianimazione del feto: il taglio del cordone e l’uso dell’ossigeno. Poco più tardi l’autopsia dirà che il bimbo, di sette mesi, una volta espulso aveva respirato e che la morte era sopraggiunta per ”arresto cardio respiratorio da insufficienza cardio-respiratoria acuta in feto al terzo trimestre normo-conformato, vivo e vitale conseguente ad aborto procurato”. Dalle perizie successive si accertava che vi era stata ”una manovra lesiva etero-indotta da rapportare a pratica abortiva procurata farmacologicamente e/o chirurgicamente”. In sostanza un aborto. Vietato e quindi clandestino, considerando che il feto era già alla 28esima settimana.
    La donna riferisce nuovamente di essere stata vittima di un incidente stradale sulla SS 106 bis, nei pressi di un centro commerciale. Ai carabinieri racconta di essere uscita con degli amici, dei quali non conosceva il cognome, per recarsi al centro commerciale. Al rientro la loro auto era andata a sbattere dopo che un altro veicolo le aveva tagliato la strada. La donna racconta di aver sbattuto la pancia durante l’incidente e di aver sentito dei forti dolori addominali. Ma sul luogo indicato dalla Russo i militari non trovano nulla: nessuna auto incidentata, nessun segno sull’asfalto che possa far presumere il sinistro.

    E’ allora si accendono i riflettori degli inquirenti sulla vicenda. Dalle stranezze emerse nei racconti dei soggetti coinvolti non è difficile immaginare ciò che era davvero avvenuto. Nelle intercettazioni telefoniche precedenti all’episodio i militari riescono a ricostruire il piano programmato dai quattro.
    Il medico Sergio Garasto parla al telefono con Pietro Andrea Zangaro, titolare del bar dove insieme al suo fidanzato lavora Nunziatina Falcone, l’amica che aveva accompagnato Stefania Russo al pronto soccorso subito dopo il finto incidente. Parlando proprio con Nunziatina Falcone, Garasto si lascia sfuggire una frase che fa luce sulle intenzioni del gruppo. ”Digli quella cosa, quell’altro modo è questo qua per… dai..”. Ed ancora ”l’unico modo per stopparsi e che è ottimo pure. E’ meglio se ci vediamo stasera, è meglio con lui, così definiamo meglio questa cosa”. E poi in un altra telefonata, sempre Garasto, chiarisce l’urgenza di intervenire con l’aborto. ”siamo proprio agli estremi, estremi massimo, proprio totale, proprio totale”. Ed ancora in un sms a Pietro Zangaro: ”Chiamami al più presto il tempo ultimo scade questa sera”.
    La ”cosa” che Garasto doveva definire con massima urgenza, secondo gli investigatori, era il progetto dell’aborto e del finto incidente. Una messa in scena tanto cinica da sconvolgere gli inquirenti che indagano sul caso. L’uccisione programmata di un nascituro di sette mesi per incassare i soldi dell’assicurazione.