di Stefano Perri – ”Nei due Comuni ci sono circa 3600 abitanti. Gli arrestati sono 52, ma se consideriamo gli indagati si supera un centinaio di soggetti. Significa che quasi una persona ogni trenta aveva a che fare con la cosca. E’ un dato incredibile”. Non lascia spazio ad interpretazioni l’analisi del Procuratore capo della Dda di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho sugli esiti dell’operazione ‘Ultima Spiaggia’ che ha messo in luce gli affari della locale di ‘ndrangheta dei Paviglianiti sul territorio comunale di San Lorenzo e Bagaladi. Una constatazione amara quella di De Raho, che da il segno dell’assoluta pervasività della cosca sull’area del basso ionio reggino.
Il controllo della locale sul territorio era talmente capillare da arrivare a gestire non solo gli interessi criminali legati al traffico di droga e al racket sugli imprenditori locali, ma perfino le concessioni le concessioni e le autorizzazioni comunali con la compiacenza di alcuni impiegati tecnici ed amministrativi dei due Municipi.
LA NORMA SULLO SCIOGLIMENTO DEGLI ENTI LOCALI – Singolare circostanza vuole però che entrambi i Comuni siano stati per lungo tempo affidati alla gestione prefettizia: a San Lorenzo, a partire dall’aprile 2013, tutt’ora in corso, mentre a Bagaladi da aprile 2012 fino allo scorso mese di maggio 2014. ”La presenza dei Commissari garantisce sulla parte gestionale del Comune ma non può controllare l’operato degli impiegati – ha commentato il Procuratore Cafiero De Raho – l’insufficienza legislativa è stata rilevata in diverse occasioni. Effettivamente lo scioglimento manda a casa i consiglieri comunali, il sindaco e la giunta, e poi lascia intatta la struttura burocratica, quella amministrativa, dei dipendenti e dirigenti comunali, che continuano a svolgere indisturbatamente la loro attività, laddove il più delle volte ad agevolare i risultati delle cosche sono proprio quelle strutture burocratiche che adempiono a determinati compiti che sono quelli fondamentali che consentono poi di aprire nuove attività economiche o di realizzare costruzioni e altro”.
Netto il giudizio del Procuratore aggiunto Nicola Gratteri. ”Così com’è la norma sullo scioglimento degli enti locali non va bene – ha dichiarato Gratteri – bisognerebbe avere il potere di azzerare completamente l’apparato burocratico. Se una famiglia di ‘ndrangheta è potente decide anche chi sono i tecnici comunali. Anche se si sostituisce il potere politico, rimane sempre la longa manus della ‘ndrangheta su quel Cimune. Bisogna avere il coraggio di ampliare il potere dei Commissari altrimenti avremo sempre risultati a metà”.






