Ammontano a quasi cinquantanni di carcere le condanne invocate dal sostituto procuratore antimafia Roberto Di Palma nei confronti dei quattro imputati del processo “Xenopolis” che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Al gup distrettuale la condanna più alta invocata dal pm antimafia è stata quella nei confronti del boss Cosimo Alvaro, già condannato nel procedimento “Meta” e su cui ora l’accusa ha chiesto 14 anni di reclusione. Nove anni invece, per l’ex sindaco di San Procopio, Rocco Palermo, anch’egli già coinvolto nel procedimento “Meta”, stessa richiesta per Giasone Italiano mentre 10 anni sono stati chiesti per Domenico Alvaro. Anche Rocco Palermo, l’ex sindaco di San Procopio, finirà coinvolto nell’indagine “Meta”, che porterà poi allo scioglimento del consiglio comunale del paese. Così come a finire nella maxi-inchiesta del pm Giuseppe Lombardo sarà anche Giasone Italiano. Il procedimento nasce dall’operazione della Polizia di Stato che ha riguardato i presunti affari illeciti dei due figli di Mico Alvaro, ossia Cosimo e Antonio. “Una famiglia mafiosa doc, quella degli Alvaro- scriveva il gip Tommasina Cotroneo nell’ordinanza di custodia cautelare – che ha rapporti con le altre famiglie mafiose come emerge dalle sentenze passate in giudicato e non; una mafia vera perché si ritiene padrona piena ed esclusiva del territorio, con tutti i relativi poteri. È mafia che vive anche del “prestigio” dei capostipiti mitici, intatto anche con la detenzione, per come emergente dalla serie di dichiarazioni incrociate di collaboratori che dipingono prestigio, alleanze, potere ricattatorio e capacità e possibilità di comunicare determinazioni dal carcere”. Una cosca,secondo l’accusa che riuscita ad assottigliare sempre di più il rapporto fra politica e ‘ndrangheta, fra imprenditoria e mafia. Adesso la parola passerà ai difensori, fra i quali Marco Panella e ed Emanuele Genovese, subito dopo il gup emetterà la sentenza. (a.p.)





