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La memoria senza tempo della Natività nell’arte presepiale di Ninì Sapone

30 Dicembre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 5 minuti
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La memoria senza tempo della Natività nell’arte presepiale di Ninì Sapone

di Anna Foti – (foto di Adriana Sapone) – La Natività per i cristiani è un momento essenziale nella storia dell’Uomo, ecco perché la sua rappresentazione nel presepe costituisce un atto di grande dedizione al messaggio di Amore universale che il Natale ha la capacità di rinnovare ogni anno. E’ un atto frutto di una ispirazione e può diventare l’essenza di un’intera esistenza, Ciò accade quando, con umiltà e maestria al contempo, qualcuno è capace di fare, del proprio talento, un dono per tanti altri. E’ accaduto questo a Ninì Sapone, l’artigiano reggino del presepe, che attraverso la Natività ha parlato al mondo senza la pretesa di farlo e con l’umiltà di dare seguito ad un battito del cuore divenuto, per un serie incalcolabile di attimi, gesto artistico sempre unico e al servizio del più grande messaggio universale di tutti i tempi. Da quel giorno in cui  l’Amore e la Speranza, che tutto possono e sfidano,  riecheggiarono da una conchiglia portata alla terra dal mare, Il cammino di Ninì Sapone è stato un crescendo di ispirazione alla ricerca della magia degli occhi dei più piccoli che meglio di chiunque altro avrebbero saputo parlare a tutti gli altri, proprio nel giorno in cui è un Bambino a scrivere per l’Umanità una storia nuova. Della sua vita di uomo, di padre e di artista abbiamo raccolto il ricordo della carissima collega Adriana Sapone, autrice dell’appassionata nota biografica  sul padre Antonio, che tutti chiamavano affettuosamente Ninì, pubblicata sul sito del museo diocesano “Monsignor Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria, al quale, con suo fratello Gianni, nel 2012 ha donato la preziosa e variegata collezione di presepi*.

Che ricordo hai di tuo papà?

I ricordi di papà sono tanti, legati alla sfera personale, a quello che è stato e che continuerà ad essere per noi figli: forza e bontà, estro e sregolatezza, testardaggine e voglia di stupire, il suo prodigarsi per gli ultimi e quel desiderio di libertà, sempre nel rispetto degli altri. I ricordi, di questo periodo dell’anno, sono legati al presepe, alle sue corse alle rifiniture, perché tutto, nei minimi particolari, avrebbe dovuto essere sempre perfetto.  Oggi lo immagino, come disse tempo fa  un suo amico fraterno, monsignor Salvatore Nunnari, ad allestire, ai piedi di Gesù Bambino, uno dei presepi più belli da lui creati e realizzati.

Cosa ti manca più di lui?

Di un padre ti mancano tante cose. Talvolta, la nostalgia cattura gli attimi ma è solo un flash. Lui c’è. La sua assenza è presenza.

Che significato ha per la tua famiglia ancora oggi il presepe?

Vivendo con un presepista autentico, ogni giorno dell’anno, per noi famiglia, era sempre Natale. Al presepe ci legava un affetto che non conosceva confini di spazio e tempo; oggi che papà non è più tra noi, è venuto a mancare nel Natale di sei anni fa, il significato diventa ancora più forte e saturo di emozioni e ricordi che inaspettatamente, riescono a regalarti, tra angioletti e re Magi, quei sorrisi che accarezzano l’anima.

Quale caratteristica di tuo papà rivedi, in modo preponderante, nell’eredità presepiale che ha lasciato a voi familiari e a tutti noi?

Il messaggio custodito in ogni presepio, come papà ha insegnato a noi figli e a quanti si sono avvicinati alla nobile arte della “greppia”, è dedicato al valore della famiglia, della condivisione e della solidarietà. L’eredità presepiale è legata ai sentimenti che, soprattutto nel periodo natalizio, ti aiutano a comprendere meglio le priorità della vita se vogliamo legate, per una strana alchimia, al villaggio della notte millenaria e alla grandezza di un Bambino che richiama alla rinascita e alla bellezza.

Come nasce la scelta di donare questo patrimonio di valori e di affetti alla comunità per il tramite del museo diocesano di Reggio?

Per papà l’arte presepiale era una passione, un’espressione da divulgare in particolar modo alle nuove generazioni. Quando, con mio fratello Gianni, ho dovuto chiudere a malincuore il “Museo del Presepe”, piccola creatura di papà, abbiamo pensato che la sua memoria avrebbe dovuto essere onorata al meglio. Il ricordo di un uomo, delle sue creazioni, avrebbero dovuto vivere non solo in prossimità del Natale ma ogni giorno dell’anno. Nini Sapone creava il suo presepio per la gioia dei bimbi che, accostandosi alle sue statuine meccanizzate spalancavano, increduli, gli occhi. Oggi, come ieri, quel messaggio vive all’interno del museo diocesano “Monsignor Aurelio Sorrentino”, pulsa e cammina nella forza e nell’inventiva del direttore, la dottoressa Lucia Lojacono e nei suoi validi e bravi collaboratori. Il passaggio del testimone al museo diocesano è  un atto d’amore nei confronti di papà, perché siamo fermamente convinti che “nel paese della memoria il tempo è sempre ora”.

Qualunque oggetto, tra le mani di Ninì Sapone e sotto il suo sguardo creativo, poteva e diventava culla ultramillenaria della Cristianità e della grandezza di un Amore che chiede solo di essere accolto nel cuore e lì di restare. Di questa passione per l’Umanità più semplice e autentica e per l’arte rimane un’eredità preziosa e di inestimabile valore, fatta di presepi artigianali unici, animati, in movimento, curati nei minimi dettagli, capaci di raccontare fedelmente l’attesa e la nascita e dinamicamente la vita dei pastori; ognuno di essi è una creatura e molti sono impreziositi con scenografie artistiche pregevoli. Non soli presepi artigianali di sua creazione ma anche opere provenienti da tutto il mondo che testimoniano la profondità e il radicamento, nelle tradizioni di ogni angolo del globo, del potente e primordiale invito all’Amore.

Una vita scandita dall’arte e dall’impegno, insito in essa, di promuovere instancabilmente la sua valenza sociale e solidale e di accendere una luce sul prossimo nel cuore di tanti. La generosità e l’altruismo hanno scandito la sua vita affettiva come la pazienza e la passione hanno scandito quella artistica. Non è difficile credere come in una vita si possa aver ‘creato’ tutto quello che Ninì Sapone ha lasciato a tutti noi e non è altrettanto complicato capire il perché non si sia limitato a comporre ma abbia anche operato affinchè i presepi fossero fruibili e incontrassero gli sguardi ed il desiderio di speranza delle persone. Ecco il perchè di tanti doni e di tante esposizioni. E’ così che nasce anche, nel 1997, il museo del Presepe in via Filippini. A fondarlo sono lui e Maria Sorgonà. Un artista che ha fatto della sua cristianità la spina dorsale della sua ispirazione e della sua vita. Era anche fervente portato della vara della Madonna della Consolazione. Se n’é andato il 23 dicembre del 2008 in pieno periodo di Avvento, quando tutti si preparano ad accogliere la ‘nuova’ nascita di Gesù Bambino nella loro vita: quella che lui ha raccontato instancabilmente con la sua arte, potenziandone in modo incommensurabile il messaggio di Speranza e di Amore.

*La mostra “Viaggio nel presepe dalla collezione di Ninì Sapone” rimarrà esposta, presso il portico del museo diocesano “Monsignor Aurelio Sorrentino”, fino al 6 gennaio 2015. Allestita dagli architetti Laura Beltrano e Tonino Sinacori essa consente di ripercorrere la vita di Ninì attraverso le sue creazioni e altri presepi tra i più belli e rappresentativi di tutti i tempi. Questa collezione, prima custodita nel museo del Presepe di Reggio, è stata esposta per due anni presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, in un’ala del seminario, assieme allo straordinario Presepe meccanizzato, autentico capolavoro del maestro, prima di essere donata al museo diocesano.

Essa comprende anche le statuine in ceramica dei fratelli Allegra di Reggio Calabria e quelle in terracotta di Giuseppe Pesa di Seminara, i manufatti in terracotta e tela di Giulietta Cavallo, ispirati al Settecento siciliano, quelli in cartapesta di scuola siciliana del maestro Antonino Indovina, del 1860 circa, e quelli della scuola leccese di Marco Epicochi, le pregevoli creazioni di Alberto Finizio ed una di Adelma Rita Gian, i gruppi ispirati al Settecento napoletano opera del maestro Antonio Greco di Castellamare di Stabia e Antonio Malacario di Boscotrecase, i presepi liguri in ceramica policroma verniciata a fuoco di Delia Zucchi, le composizioni lignee di Karl e Heinrich Demetz di Ortisei in Val Gardena e una piccola sezione dedicata ai Presepi dal mondo, con manufatti in materiali e tecniche diversi, provenienti da Europa, Africa, Asia e Americhe.

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