Chi dice Lina Sastri dice teatro, cinema, televisione, musica. Ma anche Napoli, tradizione, passione, coraggio, amore per le proprie radici. E’ questo l’identikit della grande artista che martedì 16 e mercoledì 17 calcherà il palcoscenico del Politeama per presentare il suo ultimo e applaudito lavoro “Linapolina”, da lei stessa scritto.
Per Nanni Loy, che era uno che se ne intendeva, la Sastri è colei che ricorda più da vicino la grande Anna Magnani. Di “Nannarella” ha sicuramente la forte personalità.
Artista a tutto tondo, ha lavorato con personalità come Eduardo de Filippo, Giuseppe Patroni Griffi, Armando Pugliese, passando dal teatro di ricerca alla commedia musicale.
Arriva al Politeama di Catanzaro al massimo della sua maturità artistica con un recital che dovunque ha spopolato sia in Italia che all’estero. Proprio qualche mese fa “LInapolina” ha inaugurato la stagione artistica del teatro “LLiure” di Barcellona dove il pubblico le ha tributato una trionfale accoglienza.
Sembra uno scioglilingua il titolo dello spettacolo che Lina Sastri ha scritto e diretto e nel quale interpreta le canzoni più note della tradizione napoletana. Un titolo che fonde il nome dell’attrice con quello della sua città, unendone pure i talenti.
Con Linapolina per la prima volta è autrice di ogni singola parola recitata, poesie che ha scritto d’istinto e formano il filo rosso narrativo che unisce le canzoni e determina il sottotitolo “Le stanze del cuore”.
“Ho immaginato un palcoscenico nudo, con otto straordinari musicisti e un danzatore in scena con me”, spiega l’artista napoletana, in una delle tante interviste rilasciate negli ultimi mesi.”Io mi muovo tra tavoli e sedie disseminati sul palco, come fosse un entrare e un uscire da qualche porta del cuore, tra canzoni e poesie nelle quali si parla ora d’amore ora d’odio, o di nostalgia o paura o speranza. Il primo tempo è la melodia e il secondo, invece, l’istinto. Nel primo ci sono soprattutto cuore e testa, nel secondo tutto passa attraverso il corpo”.
Le canzoni sono tra le più note della tradizione napoletana,da I’ te vurria vasa’ a ‘O sole mio, da Era de maggio a Reginella. Una “cantata poetica in musica”, l’ha definito la Sastri regista. Per lei la canzone napoletana “è uno dei cinque punti cardinali della musica del mondo, insieme con il fado, il tango, il samba e il flamenco. Musiche che un po’ si somigliano e che si trasmettono in tutto il mondo, perché sono riconducibili a qualcosa di eterno: è ciò che parla ai cuori con le ragioni della bellezza, che è universale”.






