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Nessuna estorsione alla “Bentini”.Assolto il boss Pasquale Libri, 15 anni a Edoardo Mangiola

3 Novembre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Nessuna estorsione alla “Bentini”.Assolto il boss Pasquale Libri, 15 anni a Edoardo Mangiola

di Angela Panzera – Crolla l’accusa della Dda reggina nei confronti del boss Pasquale Libri e di Edoardo Mangiola per l’estorsione ai funzionari della ditta “Bentini”, aggiudicataria dell’appalto dei lavori di realizzazione del Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria. Lo ha deciso poco fa il Tribunale reggino presieduto da Mattia Fiorentini che ha assolto i due dai reati di estorsione e concorrenza illecita. Il Collegio giudicante ha condannato però Mangiola a 15 anni di carcere per il reato di associazione mafiosa. Per il pm Massimo Baraldo, il boss di Cannavò, difeso da Domenico Putrino e Salvatore Silvestro, andava punito con 8 anni di reclusione mentre il suo sodale con 14 anni. La decisione del Tribunale, quindi oltre a non sposare l’impianto accusatorio in merito alla estorsione alla “Bentini”, supera di contro la richiesta avanzata dall’ufficio di Procura per la condanna di Mangiola, difeso da Carmelo Chirico e Francesco Calabrese. L’indagine “Cosmos”, messa in piedi dalla Dia su coordinamento della Direzione distrettuale antimafia vedeva come Pasquale Libri, insieme a Mangiola, si fossero associati tra loro al fine “di acquisire in modo diretto o indiretto il controllo e la gestione di attività economiche, di concessioni di autorizzazioni, di appalti pubblici e privati, di servizi pubblici e comunque per realizzare per sé e per altri profitti e vantaggi ingiusti: ciò, con particolare riferimento all’avvicinamento dei funzionari responsabili della ditta “Bentini”, aggiudicataria dell’appalto dei lavori di realizzazione del Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria”. L’inchiesta “Cosmos” si innescò dall’attentato al bar “Mille Voglie”, distrutto da un incendio la notte del 3 gennaio 2008 in via Sant’Anna, zona di Reggio Calabria, notoriamente zona ad appannaggio del clan Libri. Secondo l’Antimafia, la cosca si era accaparrata il servizio mensa e tavola calda per i dipendenti del Cedir e gli operai della “Bentini” la ditta nazionale impegnata nella costruzione della sede destinata ad ospitare i futuri uffici giudiziari. Stando alle investigazioni, i cui elementi finali non sono stati condivisi dal Collegio, piuttosto che ricorrere al classico metodo della “mazzetta”, i Libri avrebbero realizzato l’attività di infiltrazione attraverso la stipula di contratti di fornitura di servizi con cui avrebbero imposto le proprie prestazioni in regime di assoluto monopolio nonché attraverso la somministrazione controllata di forza lavoro con l’imposizione alla “Bentini” degli operai. A gravare sulla posizione dei due imputati, soprattutto su quella di Mangiola, le dichiarazioni dei due nuovi collaboratori di giustizia Umberto Paviglianiti e Tiziana Ventura: rispettivamente amico, anzi ex amico di Mangiola, e moglie dello stesso imputato che però dopo l’arresto del marito ha intrattenuto una storia sentimentale con il Paviglianiti. Alla luce della decisione del Tribunale sono stati prese in considerazione solo le dichiarazioni dei due collaboratori che indicavano il Mangiola come una persona gravitante nella cosca Libri.

Tags: bentiniedoardo mangiolaesorsionelibrimangiolandranghetapasquale libri
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