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    I genitori di Maria Concetta Cacciola
    I genitori di Maria Concetta Cacciola

    Maltrattamenti ai nipoti. La Dda chiede il processo per i genitori di Cetta Cacciola

    di Angela Panzera – Maltrattarono i loro tre nipoti. Il pm antimafia di Reggio Calabria Alessandra Cerreti ha chiesto ieri  il rinvio a giudizio per Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro, i genitori della testimone di giustizia morta nell’agosto del 2011 in seguito all’ingestione di acido muriatico e per cui attualmente sono in corso indagini per l’ipotesi di omicidio. A breve i due dovranno quindi comparire dinnanzi al gup distrettuale che deciderà se proscioglierli oppure disporre il processo. All’epoca dei fatti i tre ragazzi avevano 16, 13 e 7 anni; secondo l’accusa Cacciola e la Lazzaro non avrebbero esitato a usare sugli adolescenti violenza psicologica, maltrattandoli abitualmente con il fine criminale di lederne l’integrità psicologica, morale e fisica. Lo scopo era quello di costringere la madre Maria Concetta a rientrare a Rosarno da Genova, dove si trovava in località protetta, e a interrompere la collaborazione avviata con la Dda dello Stretto. Un’altra tegola sui due, a distanza di poche settimane dalla durissima sentenza con cui il gup, Davide Lauro, avvalorando le tesi dei pm Musarò, Masci e Cerreti, ha condannato a sei anni e sei mesi Michele Cacciola, cinque anni e otto mesi Giuseppe Cacciola, quattro anni e dieci mesi per Anna Rosalba Lazzaro e a quattro anni e sei mesi per l’avvocato Vittorio Pisani, tutti accusati, a vario titolo, di aver avuto un ruolo nella drammatica vicenda che porterà alla morte della testimone di giustizia. Già due processi hanno cristallizzato, seppur non essendo ancora diventate definitive le condanne, in maniera drammatica, le angherie subite dalla giovane donna. Adesso, però, il pm Cerreti contesta ai genitori dei Cetta Cacciola anche reati contro i nipoti. I tre minori sarebbero stati usati, attraverso un metodo subdolo, per ricattare e convincere la donna a ritrattare tutte le dichiarazioni rese ai magistrati reggini. Cetta infatti, di verbali ne aveva stesi parecchi e agli inquirenti aveva iniziato a puntare il dito contro alcuni familiari,  storicamente legati, anche attraverso vincoli di sangue, con la cosca Bellocco di Rosarno. E per questo che a Michele Cacciola, oltre che la recidiva, gli viene contestata anche l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta..La scelta della donna gettò “onta” e disonore sopra i Cacciola non solo perché da lì a poco le sue dichiarazioni avrebbero assunto valenza giudiziaria, ma soprattutto perché Cetta aveva interrotto quel meccanismo di oppressione e controllo che la sua famiglia avrebbe esercitato nei suoi confronti. Maria Concetta scegliendo di collaborare aveva gettato fango sull’intero nucleo; nessuno l’aveva autorizzata e quindi doveva subito, sempre secondo la Dda, rientrare a casa. E così, allora, i due avrebbero condotto una delle sue due figlie, Gaetana, a Genova, dove la madre si trovava in località protetta, al fine di indurla a rientrare a Rosarno con la minaccia di non farle rivedere più i figli. Ma di pressioni ne avrebbero esercitate tante altre. I Cacciola avrebbero coinvolto i tre nipoti “nelle complesse e articolate manovre criminose” con l’unico scopo di far rientrare nella Piana la figlia. Maltrattamenti su Cetta prima, e adesso maltrattamenti sui suoi tre figli.