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Le mani dei Pesce-Molè sul porto di Gioia Tauro: arrestati 13 affiliati

22 Ottobre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Le mani dei Pesce-Molè sul porto di Gioia Tauro: arrestati 13 affiliati

di Stefano Perri – Il porto di Gioia Tauro era cosa loro. Attraverso un’articolata rete di società e cooperative intestate a prestanome, i Pesce e i Molè controllavano capillarmente le attività economiche sviluppate attorno al porto di Gioia Tauro. Sono 13 le ordinanze di custodia cautelare scaturite dall’operazione ”Porto Franco”, condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con l’ausilio di appartenenti allo SCICO di Roma, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Contestualmente sequestrate anche 23 società, per un valore complessivo di circa 56 milioni di euro, che rappresentavano la rete messa in piedi dalle cosche per gestire le attività import-export all’interno del porto. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso nonché dei reati di riciclaggio di proventi di illecita provenienza, di trasferimento fraudolento di valori, contrabbando di gasolio e di merce contraffatta, di frode fiscale, attraverso l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e di omesso versamento delle ritenute previdenziali, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose.

L’attività degli inquirenti è riuscita a dimostrare, attraverso un articolato controllo incrociato di fatture, pagamenti e forniture, come la cosca Pesce si fosse infiltrata a tal punto nel tessuto economico del porto tanto da esercitare un controllo asfissiante delle attività economiche e commerciali che gli assicuravano, attraverso il complesso sistema di società fittizie, un ingente flusso di denaro ripulito attraverso fatturazioni false e cessioni fittizie.

porto-gioia-tauroCONTROLLO ASFISSIANTE – Un controllo che le cosche gestivano non solo nei confronti delle attività commerciali ma anche sul sistema di trasporti connesso alle operazioni portuali. Gli arrestati nell’odierna operazione, che rappresenta la naturale prosecuzione dell’operazione All Inside, avevano il compito di gestire l’acquisizione dei proventi delle attività estorsive, perpetrate a danno delle ditte operanti nel porto attraverso intimidazioni ed attentati, fino a prenderne direttamente il controllo drenando in questo modo una quantità ingente di risorse da mettere poi a disposizione degli elementi di spicco delle cosche Pesce e Molè.

Operazioni finanziarie che erano possibili grazie ad una complessa rete di intestazioni fittizie di società a persone terze sia mediante l’utilizzo di fatturazioni false, emesse prevalentemente da distributori di carburante compiacenti o da società cooperative nei confronti delle aziende di trasporto riconducibili alla cosca “Pesce”.

FATTURAZIONI FALSE – I distributori di carburante non erano infatti i veri beneficiari degli assegni, ma si limitavano a monetizzarli, emettendo fatturazioni false, per consentire alle cosche di ottenere denaro liquido pulito da mettere a disposizione dei boss.

IL CONTRABBANDO – A completare il quadro il sistema gestito dalle cosche operava anche nel settore del contrabbando, con una serie di importazioni di merce contraffatta dalla Cina in evasine di dazi e diritti doganali.

LE COOPERATIVE – Secondo la ricostruzione degli inquirenti gli operai utilizzati per gestire le operazioni erano assunti fittiziamente da finte cooperative, vere e proprie scatole vuote, per evitare oneri erariali che in questo modo non gravavano sulle società gestite dalle cosche. Le cooperative invece presentavano fatture alle imprese per prestazioni di servizi, simulando inesistenti contratti, e consentendo in questo modo la fraudolenta contabilizzazione dei relativi costi ed Iva a credito.

GESTIONE DIRETTA – Quello messo in piedi dalle cosche era in sostanza un vero e proprio sistema finanziario parallelo, costituito su incroci tra Società affidate a prestanome e cooperative inesistenti, finalizzato al controllo diretto delle attività all’interno del porto di Gioia Tauro. Un quadro che segna un ulteriore salto di qualità delle cosche della Piana che in questo modo non si accontentano più di drenare risorse attraverso la tecnica delle estorsioni ma mirano al controllo diretto delle attività economiche attraverso aziende di propria disponibilità.

CLICCA QUI PER LEGGERE I NOMI DEGLI ARRESTATI

CLICCA QUI PER LEGGERE L’ELENCO DELLE IMPRESE SEQUESTRATE

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