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Il pm Musolino invoca 2 secoli di carcere per le cosche di Modena e San Giorgio Extra

29 Ottobre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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di Angela Panzera – Non più concorso esterno, ma associazione mafiosa. Il pm antimafia Stefano Musolino nel corso della requisitoria del processo “Alta tensione 2” ha contestato all’ex assessore Giuseppe Plutino il reato di cui all’articolo 416 bis. In principio infatti, la Dda reggina accusava il politico di concorso esterno. Una richiesta quella del pm formulata al termine di una lunga ricostruzione dell’impianto accusatorio proposto al Tribunale reggino presieduto da Teresa De Pascale con a latere Mattia Fiorentini e Salvatore Pugliese. “Plutino- ha affermato il pm durante il proprio intervento è un politico criminale; era il referente della cosca Caridi-Borghetto-Zindato all’interno delle Istituzioni. È cresciuto politicamente attraverso queste dinamiche. La ‘ndrangheta aveva bisogno di infiltrarsi nelle Istituzioni e tramite Plutino questo è avvenuto”. Plutino infatti, è cugino di Domenico  e Filippo Condemi, per l’accusa esponenti di spicco delle cosche attive nel quartieri Modena-Ciccarello e San Giorgio Extra e a farlo finire nei guai c’è il presunto tentativo estorsivo perpetrato ai danni del Consigliere regionale Giovanni Nucera, a cui recentemente lo stesso pm Musolino ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini poiché accusato di corruzione elettorale. In questo processo però, per l’accusa Nucera  è  vittima del duo composto da Giuseppe Plutino e Domenico Condemi e quest’ultimo si renderà responsabile di un’ intimidazione che porterà il politico regionale a sporgere denuncia. Nucerà infatti, troverà una tanica di benzina sul cofano dell’autovettura, parcheggiata nei pressi dello stabile ove avevano sede sia l’abitazione sia la segreteria politica, in via Pio XI, nel quartiere San Giorgio Extra. Quello in cui, cioè, è evidente il capillare controllo del territorio da parte della cosca Caridi, federata ai Libri. Un gesto che gli inquirenti attribuiranno a Domenico Condemi. Nella campagna elettorale per le Regionali del 2010, Nucera, candidato in Consiglio Regionale, avrebbe chiesto, stando alla tesi accusatoria, e si sarebbe aspettato l’appoggio di Plutino: ma in un incontro questi accennerà alla delusione da parte di alcuni suoi parenti, che si sarebbero aspettati una collocazione lavorativa mai avvenuta. Nel corso della conversazione, Plutino farebbe preciso riferimento al fatto che Nucera avrebbe dovuto fare qualcosa per aiutare lo zio Giuseppe Condemi e, soprattutto, il cugino Domenico Condemi. Richiesta che, dopo l’elezione in Consiglio Regionale di Nucera, verrebbe reiterata. Nucera, però, si rifiuterà di assumere Condemi. Plutino allora avrebbe tentato di rimpiazzare l’assunzione di Condemi con quella di Maria Cuzzola, nipote di Gino Borghetto, uomo ritenuto esponente di spicco della ‘ndrangheta di San Giorgio Extra e del rione Modena. La donna verrà assunta con un contratto di collaborazione con scadenza a fine 2010. Ma Nucera dirà di non aver mai visto la Cuzzola. I Condemi però, sarebbero ritornati alla carica ed è qui che si inserisce l’intimidazione della tanica di benzina. “Temevo ripercussioni per la mia famiglia, sia di ordine psicologico, sia per il fatto che Domenico potesse reagire in maniera non adeguata”. Così Nucerà riferirà ai magistrati. Ma neanche per lui il pm Musolino avrà parole tenere.
” Giovanni Nucera deciderà di sporgere denuncia solo quando  sarà con le spalle al muro. Se lo avesse fatto fin dal principio non si sarebbe arrivato a questo episodio, epilogo di una feroce esclation criminale perpetrata dalla cosca in quei quartieri”. Per il pm Musolino quindi vanno severamente puniti tutti e quindici gli imputati del processo in corso di celerbrazione presso l’aula Bunker di Viale Calabria.

Di seguito le richieste di condanna da parte della Procura Antimafia:

Domenico Condemi: 25 anni di reclusione e 15 mila euro di multa (assoluzione limitatamente per il reato di danneggiamento aggravato)
Filippo Condemi: 10 anni di reclusione
Giuseppe Plutino: 18 anni di reclusione e 15 mila euro di multa
Vincenzo Rotta: 15 anni di reclusione
Vincenzo Lombardo: 13 anni di reclusione
Rosario Calderazzo: 13 anni di reclusione
Leo Caridi: 13 anni di reclusione
Giuseppe Caridi: non doversi procedere per morte del reo
Natale Cuzzola: 13 anni di reclusione
Dieo Quartuccio: 13 anni di reclusione
Giuseppe Pasquale Esposito: 13 anni di reclusione
Pasquale Libri: 8 anni di reclusione e 12 mila euro di multa
Bruno Doldo: 4 anni e sei mesi di reclsuione
Antonino Casili: 3 anni e sei mesi di reclusione, assoluzione per il reato di associaizone mafiosa
Natale Paolo Alampi: 13 anni di reclusione
Diego Rosmini: 4 anni di reclusione

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