Loredana Bertè è tra gli attesi ospiti del Festival d’Autunno che quest’anno è giunto alla XII edizione.
In vista dell’esibizione della cantante calabrese sul palco del Politeama a Catanzaro, Strill.it ha intervistato l’eclettica e sorprendente artista italiana che celebra i 40 anni di carriera.
Quanti amori tormentati e quanto tormento di vita sono racchiusi in 40 anni di carriera?
Come dico spesso l’amore è sopravvalutato. Mi ha tenuta per troppo tempo lontano dall’Italia, ma ho imparato a non permettergli di guidare le mie scelte».
Quali sono i ricordi più significativi della Loredana prima che diventasse un’icona del mondo della musica?
La gavetta fatta di tanti provini e di autostop. Il periodo di Roma è stato il più felice della mia vita. Non avevamo niente e ci pareva di avere tutto: io, Mimì e Renatino eravamo sempre insieme.
A 19 anni dalla scomparsa di Mia Martini, quanto c’è ancora di Mimì in lei e cosa di quella vicenda ancora brucia dentro?
Ricordo ogni dettaglio della sua morte. È come se fosse successo ieri. Mimì la sento sempre con me e non è vero che il tempo cancela il dolore, anzi lo aumenta…
Molti i personaggi che hanno avuto un ruolo pregnante nella sua vita. Tanti sono uomini, ma quello che più si ritrova nelle sue canzoni è la donna, sotto ogni profilo. Se è vero che solo le donne possono salvare le donne, crede che oggi, come ieri, sia ancora socialmente necessario raccontare, spesso “giustificare”, le tante e multiformi sfaccettature femminili? La donna, secondo lei, ha ancora bisogno di essere “tutelata” oggi?
Devono essere tutelate dagli uomini mediocri. Bisogna conoscerne dieci per trovarne uno interessante. Sono tutti così spaventati…
Loredana nel futuro. Nella vita e nella musica, si intende, cosa si attende ancora Loredana?
Oggi vivo giorno per giorno. Penso alla musica, al tour e ai progetti fituri. Posso dire soltanto che c’è un disco in arrivo.
(Cla.Va.)





