di Grazia Candido –
ReggioNonTace affronta la questione ambientale dal punto di vista ecologico e “d’inGiustizia”
“C’è una ‘ndrangheta che occupa gli spazi del cittadino e c’è una cittadinanza che non fa niente per tirarsi su. Questa cittadinanza delega e forse un giorno reagirà ma è necessario darci una scossa ora, dobbiamo denunciare e recuperare la dignità, il senso di appartenenza per non cedere alla malavita”. Sono parole che pesano come un macigno, ma sono parole che vanno dette per il procuratore di Reggio Federico Cafiero De Raho che, al decimo incontro “M’importa … per partecipare responsabilmente” (organizzato dal Movimento ReggioNonTace, Microdànisma, Comitati territoriali tumori e leucemie, Comunità di Vita Cristiana, MASCI RC4, Mad Simon e Maurizio Albanese, comitato NO carbone a Saline, C.STOf, padri gesuiti) nel cortile degli Ottimati insieme a padre Giovanni Ladiana e al comandante per la Campania del Corpo Forestale dello Stato Sergio Costa, ha sviluppato “La questione ambientale a Reggio Calabria: non è solo questione ecologica, ma d’inGIUSTIZIA!”
“Come movimento ReggioNonTace abbiamo cercato con altre realtà di assumere delle responsabilità per interrogare non solo la nostra coscienza ma quella dei cittadini e capire il senso degli uomini – afferma padre Giovanni Ladiana – Per noi essere umani significa avere la possibilità di guardarci in faccia senza doverci vergognare, di guardare senza alcun problema ciò che ci rende disumani. E ciò che ci unisce è il desiderio di continuare ad essere umani. La nostra Regione è l’unica in Italia a non avere il registro dei tumori e questa è una cosa inaccettabile. La percentuale di casi tumorali è aumentata e, nei prossimi 10 anni, tutti i maschi avranno un tumore e una donna su quattro rischia di averlo. La questione ambientale, non è solo la difesa della bellezza della natura o della nostra città. D’inquinamento si muore e spesso a morirne sono i più piccoli e fragili”.
Se si capisse questo, forse tante cose cambierebbero ma sembra che a Reggio e non solo, ci sia un muro di gomma con il quale si scontrano le istituzioni.
“Sono a Reggio da un anno e sei mesi e non sono cambiate molto le cose. E’ difficile far capire alla gente che a determinate angherie occorre reagire – aggiunge il procuratore De Rhao – In uno Stato democraticamente fondato sul diritto non ci deve essere alcuna forma di violenza altrimenti ritorniamo all’epoca della preistoria. La corruzione fa sentire il cittadino uno schiavo e noi non dobbiamo più accettare lusinghe o offerte sporche che offendono la nostra dignità. Dobbiamo tirarci tutta la città dalla nostra parte, confrontarci, capire che il bene alla fine prevarrà sul male. Stiamo lavorando su quei siti inquinati dall’uomo e ci vorranno anni per bonificarli e non vi nascondo che col tempo le cose peggiorano e il nostro ambiente sta morendo. In Campania abbiamo sconfitto quella camorra che ha scaricato tutto nei nostri terreni e oggi, la gente collabora con le istituzioni. Reggio Calabria è invece in una situazione peggiore ma può uscire facendo un primo importante passo affidando la città a persone oneste che possano rappresentare la comunità e dicano no al sistema clientelare”.
Per il Procuratore De Raho questo è sì un momento delicato e decisivo per il futuro di Reggio ma è anche vero che “chi andrà a governare la città deve sapere che il primo grande problema di questa terra è la ‘ndrangheta e i suoi collaterali”.
Sulla situazione dell’inquinamento in Campania, divenuta nota col nome «terra dei fuochi» – e del metodo d’indagine si sofferma il comandante Costa che tristemente ribadisce l’insorgere di malattie legate al traffico di rifiuti, “una bomba, ormai pronta a esplodere”.
“L’emergenza rifiuti è stata ed è per l’Italia e per la Regione Campania, una delle più grandi emergenze mai vissute e nel tempo, ha assunto una dimensione ciclopica che ha minato, a livello mondiale, l’immagine del nostro Paese – afferma il comandante Costa – Il tentativo di uscirne è stato più volte messo in atto, ma una serie di elementi collegati a una deficitaria organizzazione e miope gestione del Sistema nel suo complesso intrecciatisi con interessi oscuri, hanno determinato il protrarsi di una situazione intollerabile ed economicamente insostenibile. Certamente, da questa situazione se ne può uscire, ma c’è la necessità che le istituzioni preposte, superando gli sbarramenti e le divisioni partitiche, lavorino assieme con senso dello Stato. Il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani della Campania è sicuramente un elemento dal quale partire anche perchè la gestione completa del ciclo dei rifiuti non si traduce in una semplice raccolta e gestione del rifiuto ai fini economici, quindi opportunità di guadagno, ma in un ciclo integrato di rifiuti ove il bilanciamento dello sviluppo economico e della libera iniziativa commerciale sia sottoposta a un interesse collettivo primario di tutela del cittadino, degli esseri viventi e dell’ambiente naturale”.






