di Grazia Candido – Artisti e opere per combattere la mentalità e il diffuso malcostume per cui in Italia sembrano perdersi tante conquiste femminili. Una presa di coscienza e un approccio critico obiettivo per salvaguardare l’universo femminile. Da qui parte “Sii bella e stai zitta”, mostra che la galleria d’arte Toma ospita presso i suoi locali dallo scorso 30 Agosto ed è aperta (ingresso gratuito da lunedì a sabato dalle ore 9 alle 13 e dalle 16:30 alle 20:30; chiuso domenica e lunedì mattina) al pubblico sino al 20 Settembre. La collettiva, patrocinata dalla Presidenza della Regione Calabria, liberamente ispirata al saggio all’omonimo saggio di Michele Marzano (Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia oggi offende le donne) con il consenso e l’autorizzazione dell’autrice, presenta il punto di vista e le riflessioni liriche sulla condizione femminile di alcuni artisti figurativi contemporanei: Anna Media, Emilia Dimitrova Sirakova, Lara Pacilio, Iacopo Raugei.
“Sii bella e stai zitta” suona come il monito di alcune donne che cercano di spiegare alle figlie le strade comode per essere accettate e benvolute – spiega una delle organizzatrici Marta Toma – E’ anche l’imperativo e il desiderio proibito di molti uomini che, ancora oggi, per se stessi e la propria casa sognano una donna remissiva, dolce e sempre bellissima, l’amato angelo del focolare. Questa mostra nasce dall’incontro avvenuto a Milano con Vera Agosti che ha curato con me l’allestimento e la scelta delle opere e degli artisti. Si tratta di un progetto che prevede diverse tappe per l’Italia e per la prima volta, gli artisti di diversa esperienza e cultura, espongono in Calabria. Lo spazio della galleria si presta a diventare un contenitore di arte contemporanea creando così delle nuove sinergie con il resto del Paese. L’aspetto fondamentale della mostra – continua la giovane ideatrice – è che siamo riusciti a mettere insieme varie opere fatte con materiali che permettono di affrontare con diverse tecniche e linguaggi, un articolato tema in quello che è la poetica e lo spirito di ogni artista”.
La mostra infatti, presenta riflessioni liriche di artisti contemporanei che attraverso una figurazione ora più drammatica, ora più poetica, analizzano la condizione femminile attuale.
“Anna Madia presenta raffinati disegni a matita e penna che indagano l’interiorità e la fragilità contemporanea. Le sue sonnambule sono immagini delicate e oniriche, tra il sonno e la veglia, nelle quali i lunghi capelli, elemento per eccellenza della femminilità e della seduzione, raccolti, sciolti, o mossi a formare significative composizioni diventano simbolo della notte, il tramite tra il passato e il presente – spiega ancora Toma – Iacopo Raugei cala invece nel nero le sue allegorie, dipingendo con minuzia di dettagli e precisione una giovane donna legata a un vecchio televisore tramite i cavi dello stesso, mentre viene trasmessa una scena di vita perfetta, come quegli spot a cui siamo abituati, in cui la madre, sempre in forma splendente, riesce a conciliare alla perfezione la vita lavorativa con quella familiare, senza affanni e difficoltà. Immagini illusorie di una realtà inesistente, lontana dall’effettiva quotidianità, che possono tuttavia essere fuorvianti e creare ansie e aspettative. In Exit (opera del 2008), un donna senza volto, nella quale è facile immedesimarsi, porta su un vassoio d’argento una preziosa pillola, mezzo suggerito per fuggire i dolori della propria esistenza. Emila Dimitrova Sirakova nei suoi disegni compositi su strati di carta, racconta invece l’antico mito di Kaliakra, una costa del Nord della Bulgaria. Secondo la leggenda, quaranta vergini, destinate a divenire schiave dell”imperatore ottomano, scelgono di perire nel Mar Nero, piuttosto che vivere l”umiliante esperienza dell”harem. Per questo si legano i capelli tra loro e tenendosi per mano si gettano dalla fortezza di Kaliakra, annegando. L’artista si concentra sulle ragazze, ormai cadute nel mare: belle, snelle e slanciate al pari delle modelle dei giorni nostri, ripiegate su se stesse come boccioli indifesi”.
Ultima ma non per importanza è Lara Pacilio che propone tre lavori della serie “Padiglioni” dedicati al rapporto tra la donna e la Madonna e due installazioni della serie “Carousel”.
“Queste ultime sono piccole giostre fatte di simboli della femminilità e seducenti stereotipi – conclude l’espositrice Toma – In The Family Man, l’artista tocca il tema della pedofilia, raffigurando il pedofilo come vittima di abusi infantili. La dimensione del gioco intesa come momento di crescita e di formazione è stata spezzata in tenera età e ora il nuovo “gioco” dell’adulto assume connotati mostruosi”.







