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Il dramma e la speranza: le storie dei migranti sbarcati a Reggio – VIDEO

2 Ottobre 2014
in CALABRIA, CITTA, In evidenza, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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migranti scatolone

di Stefano Perri –

Vengono fuori lentamente, un po’ per volta, dalla pancia della struttura ”Scatolone”. Sono una trentina circa i reduci dall’ultimo sbarco programmato dalla Marina Militare a Reggio Calabria, su indicazione del Ministero dell’Interno. Le facce sono stanche, ma sorridenti. Prima un po’ timide, poi subito felici di mostrarsi di fronte alla telecamera.

Facce che la città ha ormai imparato a conoscere nelle immagini degli arrivi, ormai frequentissimi, al porto di Reggio. Uomini, donne, bambini. Persone che sono riuscite a lasciarsi alle spalle un passato difficile, fuggiti da teatri di guerra e di instabilità politica, venuti via dalla miseria e dalla disperazione, spesso costretti a separarsi dalle loro famiglie.  Un viaggio lungo e difficile, durato diversi mesi se non addirittura anni, dal cuore dell’Africa, prima attraverso il deserto, poi nel caos delle metropoli nord africane, prima di imbarcarsi su vere e proprie carrette del mare, tra le onde del Mediterraneo, verso le coste più meridionali dell’Europa.

20140929_183925_resizedPer la maggior parte di loro l’Italia è solo una meta di passaggio, la terra più vicina da raggiungere prima di ripartire, nuovamente, verso il centro dell’Europa. Viaggi della speranza durante i quali si intrecciano drammi terribili, insieme con le gioie più significative della vita.

Dalla pancia dello Scatolone a Reggio Calabria esce fuori ad esempio la storia di Chioke, giovane originario del Mali. Il viaggio verso l’Italia l’ha strappato alle braccia del fratello, perso per sempre tra le onde del Mediterraneo. O quella di Halimah e Jamilah, due ragazze nigeriane, giunte a Reggio insieme ai loro mariti, che da qui a qualche giorno daranno alla luce due pargoli, due maschietti. Entrambe felici che i loro bambini avranno la possibilità di nascere in Italia, e di essere battezzati con rito cristiano.

migranti scatoloneIn un calda serata di inizio autunno a Reggio Calabria, accompagnati dagli angeli della Protezione Civile capitanati dal responsabile provinciale Giuseppe Alampi, e dal referente territoriale dell’Unicef Pietro Marino, i migranti dello ”Scatolone” decidono di aprirci le porte del loro passato, raccontando le loro storie, condividendo il dolore delle tragedie che si lasciano alle spalle e la felicità per esser arrivati alla meta, per molti solo una meta intermedia, del loro lunghissimo viaggio.

migranti scatoloneDopo mesi di rodaggio oggi la macchina organizzativa messa in campo dalla Prefettura, con il supporto delle Associazioni che fanno capo alla Protezione Civile, funziona alla perfezione. Lettini per la notte, scarpe e qualche vestito per coprirsi e i pasti messi a disposizione del Comune con i fondi ministeriali. I migranti sbarcati a Reggio rimangono in città per pochi giorni. Le strutture messe a disposizione dal Comune si riempiono e dopo un paio di giorni tornano ad essere pressoché deserte, in attesa di un nuovo sbarco. Sono pochi, pochissimi, quelli che decidono di fermarsi a Reggio. In tanti, soprattutto le famiglie con minori, decidono di spostarsi in strutture di seconda accoglienza, in Calabria o in altre regioni, mentre la maggior parte di loro prosegue il viaggio verso altre nazioni europee. Via dalla fame, via dalla guerra, via dalla disperazione. Inseguendo il sogno di una vita migliore.

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