I Bronzi di Riace sempre più protagonisti sulla scena nazionale dell’arte. Questa volta però vestono i panni di icone Gay negli scatti del celebre fotografo Gerald Bruneau. Le immagini sono apparse in esclusiva ieri su Dagospia, che ha pubblicato il video della performance del fotografo all’interno del museo nazionale archeologico di Reggio Calabria. Il filmato ritrae Bruneau “vestire”, insieme ai suoi collaboratori, i Bronzi con tulle bianco, boa colorati e improbabili perizomi. Obiettivo dell’artista “scuotere le coscienze” affrontando “le tematiche più spinose e pressanti; tra queste, oggi, di primaria importanza, dignità, uguaglianza, e giustizia sociale”, sottolinea l’articolo di Dagospia. Oggi, però, i Bronzi finiscono in un altro articolo, letto sempre su Dagospia, che parla di quanto l’Italia sfrutti poco e male le grandi risorse dei suoi beni culturali. Qui entra in scena, la soprintendente per i beni archeologici della Calabria Simonetta Bonomi, che oltre a dichiarare, relativamente ai visitatori del museo nazionale archeologico di Reggio Calabria, di non voler “superare mai i 240.000 ingressi” sottolineando la difficoltà a “mantenere pulita e in ordine una struttura simile” (Il Louvre con opere d’arte anche italiane ne conta fino a 9,3 milioni, ndr), sulla vicenda Bruneau e i Bronzi “truccati” con veli bianchi da sposa, tanga leopardati e boa di struzzo viola, ha detto che il tutto è avvenuto senza che venisse concordato con lei il contenuto del servizio. Ora, Bruneau è famoso, oltre al resto, per la Paolina in vetrina, cioè Paolina Bonaparte del Canova, custodita in Villa Borghese, avvolta in tulle rosso. E’ vero che l’artista si è inserito, secondo quanto riportato sul sito Dagospia, in un gruppo di fotografi e giornalisti organizzato dalla Regione Calabria, questo si sapeva, ma che abbia lavorato indisturbato per tutto il tempo, senza che nessuno degli addetti al controllo del Bronzi, degli addetti alla soprintendenza, sapesse oppure se ne rendesse conto, pare improbabile o seriamente preoccupante. Nel video di Dagospia, si vede un gruppo di persone, tra cui Bruneau, che veste i bronzi, li tocca, senza che nessuno intervenga, per tasformarli, giudizio di Dagospia, “in emblemi di cultura queer e gay”. Dunque, o Simonetta Bonomi riesce in qualche modo a smentire l’incursione, oppure quello che è successo, se è successo è molto grave per due motivi: il primo è che qualcuno avrebbe potuto con la stessa facilità deturpare reperti archeologici di inestimabile valore; il secondo, se Bonomi non sapeva nulla, è che ha sottovalutato un servizio fotografico che avrebbe ritratto i Bronzi, non chiedendo quale ne sarebbe stato il contenuto. Che resta da fare? Smentire, che gli scatti siano avvenuti? Sembra improbabile. Smentire che lei non ne fosse messa a parte sposando, di conseguenza il messaggio di cui si sono fatti portatori i Bronzi negli scatti o dare le dimissioni? Vista la gravità della situazione, e senza entrare nel merito del valore artistico di cui gli scatti di Gerald Bruneau sono certamente pregni, nelle prossime ore, la Calabria e l’Italia, vorrebbe capire quale sarà la determinazione della responsabile della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria che verosimilmente non ha supervisionato e controllato a dovere, come il ruolo le impone, quelli che sono uno dei più importanti e di valore beni culturali che l’Italia possiede.






