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‘Ndrangheta operazione ‘Sant’Anna’, arrestati in 24: i dettagli

7 Agosto 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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‘Ndrangheta operazione ‘Sant’Anna’, arrestati in 24: i dettagli

Il Gip di Reggio Calabria, sempre nell’ambito dell’operazione “Sant’Anna”, dopo gli arresti avvenuti il 16 luglio scorso (BELLOCCO Umberto, MESSINA Elvira, CIRAOLO Giuseppe, FORTE Michele, SPATARO Giuseppe, BARONE Salvatore e i fratelli OLIVERI Umberto Emanuele e OLIVERI Francesco), ha emesso misura custodiale nei confronti di ulteriori 13 indagati (non attinti dal provvedimento di fermo del 16 luglio 2014), ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento personale aggravato dall’art. 7 legge 203/91, per aver agevolato la latitanza di PESCE Giuseppe cl. 1980.

“Il provvedimento – si legge nella nota dei Carabinieri – scaturisce dagli esiti di due distinte attività investigative svolte sul contesto mafioso della Piana di Gioia Tauro, sviluppate dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Reggio Calabria in due periodi differenti: la prima, tra settembre 2012 e ottobre 2013, finalizzata alla cattura dell’allora latitante PESCE Giuseppe cl. 1980, inteso Testuni, divenuto reggente dell’omonima cosca all’indomani della cattura, il 9 agosto 2011, del fratello maggiore Francesco cl.1978; la seconda, condotta tra i mesi di gennaio e giugno 2014, nei confronti di BELLOCCO Umberto, cl. 1937 (suocero di PESCE Giuseppe) e di altri appartenenti all’omonimo sodalizio, di cui l’anziano boss è il capo fondatore.

In particolare, il primo segmento di indagine ha principalmente mirato alla localizzazione del latitante PESCE Giuseppe, reggente dell’omonima famiglia mafiosa egemone in Rosarno, che si era sottratto ai provvedimenti coercitivi emessi nell’ambito dei processi “ALL INSIDE” e “CALIFFO”. L’intensificarsi della pressione investigativa, nonché il fermo di indiziato di delitto, il 16 aprile 2013, di SIBIO Domenico (uomo di fiducia di PESCE Giuseppe) e l’esecuzione di ordinanza custodiale, il 5 maggio 2013, nei confronti della moglie del latitante, BELLOCCO Ilenia (cl. 1989), hanno indotto PESCE Giuseppe, il 15 maggio 2013, a costituirsi presso la Tenenza dei Carabinieri di Rosarno.
L’attività di indagine ha accertato che il pericoloso latitante aveva potuto fare affidamento (in forma diretta o mediata) su una ristretta cerchia di soggetti particolarmente fidati che, con ruoli diversi in più fasi – tutte documentate – della fuga del giovane rampollo della cosca rosarnese, avevano fornito il proprio determinante contributo per:
assicurargli lo stato di clandestinità tramite la realizzazione di un bunker, rinvenuto dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale, all’esito di pianificate operazioni di perquisizione in località San Fili del comune di Melicucco il 9 marzo 2013, nella proprietà di NARDI Francesco (per cui si e già proceduto separatamente e condannato dal Tribunale di Palmi). Infatti 5 delle persone arrestate1, con altri già assicurati alla Giustizia (tra tutti MARAFIOTI Saverio e SIBIO Domenico, entrambi condannati in primo grado nel processo “CALIFFO”) hanno fornito la propria prestazione d’opera per la realizzazione del richiamato nascondiglio, dotato di un efficientissimo sistema di ingresso e di sorveglianza, le cui caratteristiche costruttive erano del tutto analoghe al bunker rinvenuto in località Petrosello di Rosarno (RC), presso la ditta “DEMOLSUD”, nel quale è stato localizzato e catturato, il 9 agosto 2011, sempre dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, PESCE Francesco, allora reggente della omonima cosca e fratello del citato Giuseppe;
consentirgli, in più occasioni, il ricongiungimento con la moglie BELLOCCO Ilenia, tramite un riservato e collaudato sistema di manovre, staffette e cambi di autovetture. In particolare sono stati accertatati, tra gennaio 2012 e marzo 2013, più di una dozzina di allontanamenti della donna, che aiutata, in più circostanze, da fedelissimi affiliati alla cosca (come il richiamato SIBIO Domenico) o da stretti congiunti, è riuscita – seppur estemporaneamente e per brevissimi periodi – ad incontrare il marito latitante, o con lui a trascorrere un periodo di vacanza, nell’estate 2012, a Gizzeria Lido (CZ).2 Inoltre, alcuni di questi indagati si sono attivamente operati per eseguire continue bonifiche dei luoghi e delle autovetture a loro in uso per sviare le investigazioni in corso o eludere servizi di pedinamento dei militari operanti eseguiti nei loro confronti.

La prosecuzione dell’attività di indagine ha, altresì, dimostrato le complesse dinamiche associative sviluppatesi all’interno della Società di Rosarno, a seguito della scarcerazione dello storico boss BELLOCCO Umberto (cl. 1937), avvenuto nel mese di aprile 2014, dopo una detenzione durata oltre un ventennio.

È fin da subito emerso lo spessore criminale di BELLOCCO Umberto, il quale usufruendo dell’ausilio dei suoi più stretti sodali, la maggior parte appartenenti al medesimo contesto familiare, ha tentato di riaffermare la propria leadership, anche attraverso il ripristino di preesistenti relazioni con esponenti apicali di altre cosche mafiose (tra cui i CREA di Rizziconi) e la riorganizzazione delle attività illecite della cosca sul territorio rosarnese.

E’ stato, altresì, accertato che BELLOCCO e i sodali a lui vicini, non solo avessero ampia disponibilità di armi, ma si fossero attivati per reperirne altre, di maggiore potenzialità offensiva.

Sono stati anche documentati gli interessi della cosca mafiosa nel traffico di sostanze stupefacenti, nel cui ambito si inseriscono le convergenze investigative del GOA della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, che vedono coinvolto OLIVERI Umberto Emanuele, nipote di BELLOCCO Umberto cl. 37, prescelto dallo zio quale referente della potente cosca di ‘ndrangheta, per il traffico di droga condotto attraverso il porto di Gioia Tauro.

Ai fini dell’emissione della misura cautelare sono stati utilizzati anche atti di altri processi celebrati negli ultimi anni nei confronti della ‘ndrangheta del mandamento tirrenico (in particolare Rosarno è Nostro, Vento del Nord, Blue Call, Tramonto, Onta e Crimine).

Inoltre, gli accertamenti svolti dai Carabinieri del ROS e dal NUCLEO PT – G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, hanno consentito di rilevare una globale situazione reddituale del tutto iniqua rispetto a quanto posseduto, chiara attestazione della sussistenza di un’evidente sperequazione tra reddito dichiarato e tenore di vita degli indagati; per cui il G.i.p. ha anchedisposto il sequestro preventivo di 2 autovetture, di diverse attività commerciali (fra le quali una pizzeria) di una abitazione, nonché di numerosi rapporti bancari, postali e assicurativi intestati agli indagati, per un complessivo valore stimato di 1 milione di euro”.

Tags: belloccondranghetapesceRosarno
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