di Grazia Candido – “Vorrei solo dare al pubblico degli stimoli, delle sensazioni, delle emozioni. Insomma, mi piacerebbe farlo sognare”. Al Teatro dei Ruderi di Diamante, all’interno del “Cirella Festival”, incontriamo l’attore Vincenzo Salemme e prima di andare in scena con la commedia “Sogni e Bisogni”, scritta, diretta e interpretata dallo stesso attore partenopeo e che ha registrato il sold out a Catona Teatro di Reggio Calabria (LEGGI QUI L’ARTICOLO), parliamo di arte, sogni e progetti da realizzare al Sud.
Nella sua commedia sprona l’uomo a ricominciare a sognare, a non lasciarsi andare e a realizzare i propri desideri. Lei cosa desidera per se stesso e per il Sud?
“Per me sogno solo la serenità e per il Sud vorrei che si sentissero fieri di quello che sono, di quello che realmente siamo. Basta dire sempre ce l’hanno con me, basta piangersi addosso. Io sono napoletano e sono orgoglioso di come sono. E poi, sono stupidaggini le divisioni, parliamo di gap mentali. Il Sud e il Nord sono una cosa sola”.
Oggi, a causa anche dei tagli statali, non è facile fare teatro, e per molte compagnie artistiche portare in scena l’arte diventa un’impresa titanica. Cosa ne pensa visto che molti artisti, alla fine, decidono di abbandonare questo mestiere.
“A quelli che lasciano, dico che mi dispiace perché se era la loro vocazione e hanno deciso di abbandonarla è un peccato. Per quanto riguarda i tagli, bisognerebbe fare uno sforzo da entrambe le parti: noi da un lato e lo Stato dall’altro perché è importante che lo Stato finanzi la cultura. Certo, se ci aiutassimo a vicenda forse molte cose andrebbero meglio. Per esempio, la mia è una vera e propria azienda: faccio lavorare più di trenta persone e, credetemi, è una fatica. E’ indecente che io paghi tante tasse e non prenda nemmeno un centesimo dallo Stato quando ci sono altri che con lo Stato vivono. Non credo sia giusto che ci siano compagnie che prendono sovvenzioni e altre invece, come la mia, che lavorano per il popolo senza ricevere nulla. Lo Stato deve aiutare chi lavora per il pubblico e non coloro che fanno una cultura astratta. I soldi sono delle persone quindi, se tu usi i soldi per finanziare una compagnia questa deve lavorare per le persone, deve entrare in teatro con rispetto per il pubblico. Molte volte anche gli artisti dovrebbero però passarsi una mano sulla coscienza”.
Il pubblico l’ha conosciuta a teatro, al cinema e sul piccolo schermo. Ma il vero Salemme dove si trova meglio?
“Io sono un teatrante, sono nato e morirò così. Poi, se il cinema e la televisione si sono interessati a me, mi onora ma rimango sempre un teatrante”.
Lei è un figlio del Sud, quel Sud che spesso è messo all’angolo, a volte dimenticato. Cosa si potrebbe fare per tirar fuori le belle professionalità presenti al Meridione?
“Fare, produrre, sognare. Chi l’ha detto che non si può più sognare? Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. È così che il drammaturgo seicentesco Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”, immagina l’essenza umana, quella parte più profonda di noi che è immutabile ed eterna alla quale è stato dato il nome di anima”.
E creare una compagnia al Sud magari diretta da chi questo mestiere lo “mastica” sin da quando era bambino, come lei, che ne pensa?
“Io vorrei un teatro tutto mio però dovrei farlo in una zona neutra dove possano convergere attori da Nord a Sud, tipo a Roma. E serve un teatro con almeno 700, 800 posti altrimenti come si fa a pagare tutto quello che c’è dietro. Comunque, sarebbe un bel sogno da realizzare anche se molto macchinoso perché servono le strutture adatte. Se lo facessi in Calabria i miei concittadini direbbero perché non lo fai a Napoli e potrebbe nascere un incidente diplomatico. Ecco perchè avevo scelto Roma per essere super partes. E comunque, sarebbe un onore lavorare per la Calabria”.
Vuole dire qualcosa ai calabresi, quelli che ogni giorno lavorano per restituire a questa terra la sua vera immagine, che mostrano al mondo il suo reale volto, perché in Calabria non c’è solo ‘ndrangheta.
“Ma quale ‘ndrangheta, questa è un’organizzazione mica è la Calabria. I calabresi sono un popolo dolcissimo, sembrate scorbutici ma non è cosi. Tutte le volte che vengo in questa terra meravigliosa mi sento a casa mia e non c’è cosa più bella per un artista sentirsi a proprio agio in una terra che non è la tua, essere coccolati dal vostro affetto e calore”.





