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    Ancora sul rischio di alimentare la cattiva e falsa informazione sui migranti di passaggio a Reggio Calabria

    A pochi giorni da una nostra precedente nota, siamo costretti a ribadire la nostra forte preoccupazione riguardo l’altissimo livello di disinformazione che sta ruotando intorno agli sbarchi dei migranti a Reggio Calabria.
    Notizie senza un fondamento reale dipingono i migranti come cani sciolti sfuggiti al controllo che vagano senza meta per la città gettando nello sconcerto e nel terrore i suoi cittadini.
    Il Co.S.Mi.(comitato solidarietà migranti) a tale proposito vuole sottolineare che da nessuno degli enti preposti alla gestione dei flussi migratori (Protezione Civile, Croce Rossa, Polizia di Stato) è mai scattata una denuncia in questo senso; che da quando è iniziato il flusso di migranti non si sono registrati disordini di alcuna entità (né lieve, né grave); che gli ospiti delle strutture di primissima accoglienza sono tutti sottoposti a screening sanitario e che le uniche malattie riscontrate sono di tipo cutaneo (scabbia e micosi) dovute alle tremende condizioni in cui affrontano il viaggio e casi di tubercolosi subito isolati.

    Chi – facendo un errato uso della sua professione di giornalista e divulgando proditoriamente informazioni false e palesemente tese a fomentare gli istinti più bassi di intolleranza e qualunquismo – cavalca l’onda dell’esasperazione che nei cittadini dipende da ben altri e ben più gravi fattori (non ultimi la questione della spazzatura e la ormai cronica problematica legata all’acqua) dovuti ad una fallimentare gestione politica ed amministrativa della città, non sta rendendo un buon servizio né ai propri lettori né ai propri concittadini.
    In un regime di informazione libera la prima regola deontologica che si dovrebbe rispettare è quella di statuire la verità dei fatti e non piegare la visione delle cose ad una miope ottica ideologica che nulla ha a che vedere con la realtà delle cose. Qualsiasi notizia volta a creare ingiustificati ed infondati allarmismi, qualsiasi informazione falsa che richiami gravi rischi sanitari e tesa a generare panico nella collettività, qualsiasi “titolo sensazionale” porta in sé gli estremi per una denuncia per procurato allarme. Qualunque altro tentativo di porre i migranti sotto una luce nefasta ed a costruire sulla loro pelle un tessuto informativo razzista è ugualmente da condannare perché univocamente orientato a fomentare un clima di intolleranza diffusa.

    Vorremmo altresì ribadire alcuni concetti già espressi.
    In primo luogo, la paura per il diverso, l’altro, lo straniero visto come una minaccia e classificato come un potenziale pericolo alla propria sicurezza e stabilità interna è un argomento di punta strumentalizzato da alcune frange politiche estreme ed utilmente spendibile in prossimità degli appuntamenti elettorali, in assenza di proposte politiche serie e lungimiranti di accoglienza ed integrazione. Soprattutto alzare polveroni attorno a questa emergenza umanitaria, puntare l’indice contro i migranti è utile a chi, in cerca di consensi per le prossime amministrative, prova così a far dimenticare le proprie colpe rispetto allo stato drammatico in cui versa oggi la città.
    In secondo luogo, vorremmo sottolineare alla cittadinanza di Reggio Calabria che i flussi migratori sono gestiti nel quadro di accordi internazionali cui l’Italia non può sottrarsi, e che i migranti ospitati nelle strutture sono soltanto di passaggio dacché la maggior parte di essi ha in progetto di raggiungere il Nord Europa e non di fermarsi nel nostro Paese.

    Nel quadro generale di questa crisi e nel contesto delle ataviche e stratificate problematiche di cui la città di Reggio Calabria è affetta, l’ultima cosa di cui si ha bisogno è la ricerca di un capro espiatorio che venga da fuori: le cause del degrado, del disfacimento, della malapolitica, del mancato decollo del turismo, della crisi economica sono tutte endemiche e sono esclusiva responsabilità di un sistema politico malato e corrotto che da decenni governa questa città.
    Pertanto, invitiamo tutti e tutte a verificare le fonti dalle quali provengono le notizie, ad operare una sana pratica di controinformazione ed a denunciare ogni tentativo di strumentalizzare il dramma dei migranti.
    Auspichiamo inoltre che chi eserciti la professione di giornalista si senta chiamato ad affrontare il proprio mestiere con onestà ed integrità morale ed intellettuale.

    Comitato solidarietà migranti