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    Un cavillo processuale potrebbe ”salvare” Santo Crucitti: slitta la sentenza

    di Angela Panzera – Processo “Raccordo-Sistema”. Rischia di finire in un enorme bolla di sapone il processo che vede alla sbarra il presunto boss Santo Crucitti. La sentenza era attesa intorno alle ore 20.00 ed in effetti il Presidente del Tribunale, Andrea Esposito, si è presentato in aula insieme agli altri giudici del collegio. La sentenza però non è stata emessa. Ci potrebbero essere dei seri problemi giuridici per la posizione di Crucitti difeso dalgli avvocati Calabrese e Barilla. L’imputato infatti, risultava essere già indagato per associazione mafiosa; per questo reato però il pm che all’epoca procedeva chiese ed ottenne l’archiviazione. Furono espletate altre indagini e allo stato dei fatti non si è ancora a conoscenza se fu revocata l’archiviazione proposta precedentemente. Se non dovesse risultare alcun provvedimento di riapertura delle indagini in grado di superare la precedente archiviazione, allora per legge non si potrebbe procedere nuovamente nei confronti dell’imputato per lo stesso fatto. Ed è per questo che il giudice Esposito ha rinviato l’eventuale decisione al prossimo 15 luglio. Qualora il Tribunale dovesse constatare la mancata revoca dell’archiviazione allora il processo potrebbe essere seriamente a rischio, almeno limitatamente alla posizione di Santo Crucitti. Oggi quindi nessuna sentenza, ancora attesa. Stand by  processuale per tutti gli imputati del processo “Raccordo-Sistema”. Per il pm Stefano Musolino, il presunto boss, egemone nel territorio di Condera-Pietrastorta, Santo Crucitti, va condannato a 24 anni di carcere. 12 anni di reclusione invece, erano stati chiesti dal pm in sede di requisitoria stati per Francesco Gullì, ex direttore della filiale reggina della Banca Popolare di Lodi accusato dagli inquirenti di concorso esterno in associazione mafiosa e di bancarotta preferenziale, reato questo contestato nel corso del dibattimento; 10 anni di carcere erano stati invocati per Antonio Gennaro Crucitti, nipote di Santo, mentre ammonta a 3 anni di reclusione la richiesta di condanna sollevata nei confronti di Don Nuccio Cannizzaro, accusato di false dichiarazioni al difensore rese nell’ambito del procedimento “Pietrastorta” per favorire il presunto boss Santo Crucitti. Il reato contestato all’ex cerimoniere dell’Arcivescovo Vittorio Mondello, è aggravato dalle modalità mafiose. Secondo il pm Musolino, don Nuccio Cannizzaro avrebbe reso false dichiarazioni all’avvocato Emanuele Genovese nell’ambito del procedimento “Pietrastorta” per favorire il gruppo Crucitti che secondo le risultanze investigative avrebbe osteggiato la costituzione dell’associazione del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, che sarebbe entrata in competizione con quella “Evelita”, dell’ex assessore comunale Pasquale Morisani e con quella “Laos”, proprio del parroco don Nuccio. Dello specifico Santo Crucitti, o qualcuno a lui vicino, avrebbe “consigliato” a Consolato Marcianò, imputato in questo procedimento e per cui il pm ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di carcere, di non fornire la sede per l’associazione. I fatti che coinvolgerebbero il sacerdote hanno inizio nel 2004, anno in cui l’imprenditore Tiberio Bentivoglio si rivolge a don Cannizzaro affinchè svolga il ruolo di assistente spirituale di un’associazione socio-culturale. Una richiesta cui il prete avrebbe opposto un rifiuto, accompagnato dall’invito a non dar seguito alla realizzazione della Onlus. Sulla base di quanto ipotizzato dalla Procura della Repubblica inoltre, il parroco avrebbe consapevolmente testimoniato il falso per non mettere nei guai Santo Crucitti.. Secondo il pm Musolino quindi, don Nuccio Cannizzaro sapeva bene chi fosse Santo Crucitti e cosa lui rappresentasse sul territorio ed è per questo che il reato a lui contestato è aggravato dalle modalità mafiose. Ritornando alle richieste di condanna, il pm Musolino  invocò 3 anni di carcere per Loredana Barchetta, Michele Crudo, Carmine e Domenico Polimeni, e 2 anni di reclusione per Nicola Pellicanò. Adesso però, il processo “Raccordo-Sistema” rischia di svanire nel nulla per problemi giuridico-formali.