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    Tutti condannati i familiari di Cetta Cacciola. 4 anni e 6 mesi all’avvocato Pisani

    di Angela Panzera – Processo Onta. La scure del gup Davide Lauro si abbatta sulla famiglia di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia morta dopo aver ingerito acido muriatico nell’agosto del 2011. Tutti condannati. Il gup ha sposato in pieno la tesi accusatoria avanzata dai pm Alessandra Cerreti, Giulia Masci Giovanni Musarò, e ha condannato a  4 anni e 10 mesi di carcere Anna Rosalba Lazzaro, a 5 anni e 8 mesi Giuseppe Cacciola e a 6 anni e 6 mesi di reclusione Michele Cacciola, rispettivamente mamma, fratello e padre della testimone di giustizia. Altra condanna pesantissima è quella inflitta all’avvocato Vittorio Pisani, difeso dagli avvocati Contestabile e Novella, nei cui confronti il gup ha inflitto 4 anni e 6 mesi di reclusione. Per lui l’accusa ne aveva invocati cinque. Il gup Lauro ha quindi ritenuto responsabili i familiari di Cetta Cacciola dei maltrattamenti subiti dalla stessa in seguito alla decisione che l’ha portata a fornire contributi importanti alle indagini messe in piedi dalla Procura antimafia contro la potente ‘ndrina dei Bellocco, operante a Rosarno. E ci sarebbero proprio i Bellocco dietro l’agire dell’avvocato Pisani finito in manette insieme al collega  Gregorio Cacciola, che è attualmente sotto processo per questi fatti, dinanzi al Tribunale Collegiale di Palmi. Anche per il giudice quindi, oltre che per l’accusa, l’avvocato Pisani e gli altri membri della famiglia della testimone di giustizia, avrebbero preso parte ad un disegno criminoso volto a costringere la testimone a ritrattare tutte le dichiarazioni da lei stessa rese ai magistrati fra il maggio e il giugno del 2011. Ritrattazione avvenuta con violenza, il tutto per favorire la cosca dei Bellocco. Da consiglieri a consigliori”, scriverà il gip reggino che ordinato l’arresto dei due legali. Secondo la Procura, Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani avrebbero coordinato qualsiasi mossa della famiglia Cacciola ed inoltre avrebbero partecipato a tre incontri con Maria Concetta Cacciola. In particolare i due legali il 9 agosto del 2011 presso l’abitazione privata della famiglia Cacciola, avrebbero assunto le prime informazioni dalla collaboratrice di giustizia dando inizio al piano della ritrattazione; stessa cosa nel secondo incontro, avvenuto dopo soli due giorni ossia l’undici di agosto, quando  lo stesso gruppo di persone avrebbe nuovamente “interrogato” Cetta per capire quello che la testimone ha riferito o meno ai magistrati. Il terzo incontro avvenuto il 12 di agosto si è svolto infine, presso lo studio dell’avvocato Gregorio Cacciola. In quella data, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due legali avrebbero costretto Maria Concetta Cacciola a registrare una dichiarazione con la quale la stessa collaboratrice intendeva ritrattare tutto quello dichiarato nei mesi precedenti ai pm antimafia. E sempre secondo l’accusa, i due legali l’avrebbero costretta attraverso minacce, a rientrare a Rosarno da Genova, la località protetta individuata dalle forze dell’ordine in conseguenza della sua scelta di collaborare con la giustizia. I familiari di Maria Concetta Cacciola inoltre, sono stati già condannati dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria nel febbraio scorso in quanto ritenuti responsabili del reato di maltrattamenti, posti in essere precedentemente ai fatti contestati nel procedimento “Onta”. Per i giudici di primo e secondo grado la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, fu un omicidio premeditato e per tale motivo, al momento delle due sentenze, furono trasmessi gli atti alla D.D.A. di Reggio Calabria che attualmente sta indagando sul caso.