“Alone“, un uomo solo sul palco, un one man show, che parla e racconta qualcosa di sé. E’ la sezione, forse più introspettiva della quinta edizione di Tabularasa 2014, quella attraverso la quale si cerca con la propria coscienza di arrivare alla coscienza del pubblico, utilizzando come mezzo, la propria persona e la propria arte, che sia recitazione o musica. Arte al servizio della cultura. Ieri sera, Tabularasa Alone, ha regalato un piccolo capolavoro teatrale, di Annalisa Insardà, giovane attrice appassionata, impegnata e dura. “Reality Shock“, è il titolo del monologo che ieri ha inchiodato sulla sedia, dopo il dibattito di Giusva Branca e Raffaele Mortelliti con il procuratore Cafiero De Raho, il pubblico di Tabularasa a “La luna ribelle”. Annalisa, provoca, parla alla colpa interiore, quella più intima della gente, con parole direttamente riconducibili alla sua persona, come il personale sfogo sulla sua calabresità, fierezza e vergogna dell’essere calabresi, o con parole pronunciate da questo o quel personaggio. La folle donna a cui viene impedito di sognare “perché il sogno di una pazza non è un sogno, ma un problema”. Derek Rocco Barnabei, e la sua lettera indirizzata al parlamento europeo, per essere salvato dalla pena capitale negli Usa, dove era stato ingiustamente condannato per omicidio, “senza prove e senza indizi”. Una serie dimonologhi, 7 in tutto, ognuno dei quali racconta una forma di privazione della libertà. Una libertà, che nella società viene sempre più negata nell’interese del singolo. E qualcosa, quando finisce lo spettacolo, che sia concluso oppure no, ti lascia l’amaro in bocca, perché quelle parole hanno colpito, se sei fortunato, almeno una parte di te, almeno un nervo scoperto, costringendoti a riflettere.
(Cla.Va.)





