La quinta serata di Tabularasa 2014 è stata dedicata al tema “Calabria e Stelle e Strisce”. Al centro del dibattito condotto da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca diversi argomenti tra i quali anche la diaspora e la condizione degli italiani emigrati negli Stati Uniti. A discutere di questo Anthony J. Tamburri, il direttore del Calandra American Italian Institute che ha raccontato la sua esperienza di italiano negli USA spiegando al pubblico su cosa lavora l’istituto che dirige. “Il Calandra è un istituto di ricerca dedicato alla storia e alla cultura degli americani di origine italiana – ha esordito Tamburri -. E’ nato con tre scopi principali. Il primo è quello di aiutare i ragazzi appartenenti alle famiglie di classe operaia, senza epserienze universitarie, per realizzare quella transizione dal mondo operaio al mondo universitario. Il secondo riguarda la componente delle ricerche. Una equipe di studiosi che interrogano non solo la storia, ma anche le situazioni attuali degli americani di origine italiana. Infine la promozione e la connessione con i diversi gruppi di questi italoamericani, per cercare di creare una comunità unica e non solo piccole fazioni”. Tamburri ha anche chiarito come “in America non esiste la parola italoamericano se non in campo scientifico per identificare gli italiani in america. Noi ci definiamo italiani. E’ radicato in noi il grande orgoglio di essere italiano, legato, però, non a quella che è l’Italia oggi, ma all’idea della grande Italia, quella di Mastroianni e della Wertmuller”.
E sui calabresi in America sottolinea che “fuori dalla Calabria, hanno interrotto, per la maggior parte, il legame con la terra natia, dicono di volerci tornare, ma molti non lo fanno e questo perché in tanti casi, non solo per la Calabria a dire il vero, vi è una rinuncia alle origini per essere più americani degli americani”. L’obiettivo del Calandra American Italian Institute “è quello – ha detto – di creare un legame costante con l’Italia“. “Se l’italia avesse studiato maggiormente il fenomeno dell’emigrazione – ha concluso Tamburri – oggi avrebbe meno problemi ad affrontare l’attualità del fenomeno. L’italia non riconosce la scrittura italiana fuori d’italia, per questo ignora completamente quello spaccato di vita che fa parte della sua identità. Questo è uno dei motivi per cui dobbiamo cercare ancora di più un dialogo con l’italia”.
(Cla.Va.)
(Video di Valentino Barillà)





