di Stefano Perri – Un sodalizio criminale perfettamente organizzato, dotato di di alti profili professionali, finalizzato ai furti in abitazione e ad altri obiettivi sensibili. Era una vera e propria banda di professionisti del furto quella sgominata stanotte dai militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, con il coordinamento del Reparto Operativo diretto dal Tenente Colonnello Gianluca Valerio, in collaborazione con il Nucleo Investigativo di Roma, nell’ambito dell’Operazione Cilea che ha portato complessivamente a 14 provvedimenti cautelari, di cui 9 ordinanze di custodia in carcere, 4 arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Il gruppo criminale si basava su una scientifica spartizione dei ruoli: i basisti si occupavano di scegliere, con una cura maniacale, gli obiettivi da colpire in seguito a ripetuti sopralluoghi, spesso grazie alla possibilità di accedere in casa delle vittime per l’installazione di condizionatori o altri lavori domestici, gli operativi si occupavano di mettere a segno i colpi con l’ausilio di sofisticati congegni adatti ad eludere sistemi di allarme, aprire serrature di porte e casseforti ed infine la filiera della detenzione della refurtiva e del ricettazione sul mercato romano.
IL TENTATO FURTO AL CILEA – Un’operazione che prende il nome dal tentativo di furto al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, avvenuto il 9 novembre del 2011, quando una parte dei sodali che componevano la banda si era introdotta all’interno del teatro per sottrarre gli incassi al temine della rappresentazione teatrale ”Cenerentola”. Un colpo che avrebbe fruttato una cifra superiore ai 10 mila euro. In quella occasione le indagini preventivamente avviate dagli uomini della Compagnia reggina dei Carabinieri diretta dal Maggiore Pantaleone Grimaldi, avevano consentito l’arresto in flagranza di reato di Luigi Davide Belgio, Antonio Talinucci e Filippo Foti, oltre alle denunce per Domenico D’Agostino e Antonino Curcio.
LA REFURTIVA – Proprio partendo da quell’episodio, le indagini hanno consentito di ricostruire l’intelaiatura complessiva del gruppo criminale, che vedeva trai suoi componenti anche una donna, Marine Bikadze, di nazionalità georgiana ma residente a Reggio, che sfruttando la copertura del suo impiego di badante, fungeva da custode della refurtiva. In seguito alle perquisizioni effettuate nell’abitazione dove lavorava la donna i Carabinieri hanno recuperato una parte degli oggetti preziosi, gioielli, ma anche contanti, pellicce e opere d’arte, rubati nei vari colpi messi a segno in diverse abitazioni. Nel proseguo delle indagini veniva infine individuato il presunto ricettatore del gruppo, Marco Di Santo, commerciante di metalli preziosi residente nella Capitale, abbastanza conosciuto negli ambienti della criminalità romana. A lui era demandato il ruolo di smerciare la refurtiva che veniva trasferita a Roma a seguito dei frequenti viaggi che i componenti della banda facevano tra Reggio e la Capitale.
LA GIOIELLERIA MADAFFERI – Legato a doppio filo con il tentato furto al Cilea era anche il colpo alla gioielleria Madafferi che ha consentito di incrociare i dati con le risultanze investigative del Nucleo Investigativo di Roma che stava indagando su altri soggetti dediti alla commissione di furti di notevole entità tra la Capitale e città come Reggio e Palermo, avvalendosi di basisti del luogo. Proprio in seguito a questo risultato era stato possibile documentare l’esistenza del gruppo criminale, che faceva a capo a Luigi Belgio e Fortunato Musolino, entrambi reggini ma residenti il primo a Reggio ed il secondo a Roma.





