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Reggio, Goletta Verde: “Addio Ponte, ora lo Stretto diventi Patrimonio dell’Umanità”

20 Luglio 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Reggio, Goletta Verde: “Addio Ponte, ora lo Stretto diventi Patrimonio dell’Umanità”

Una traversata mattutina per unire idealmente le due sponde, senza nessun ponte ma con il carico del patrimonio storico, culturale, scientifico, naturale ed ambientale che lo Stretto di Messina rappresenta da sempre, chiedendo a più voce che tutta l’area ripensata e valorizzata in direzione di uno sviluppo sostenibile. Senza dimenticare la necessità di porre rimedio ai danni provocati dalle prime – e si spera ultime – inutili e dannose opere create sulle due sponde per realizzare la folle idea del ponte.
L’equipaggio di Legambiente si è spostato da Reggio Calabria – dove fino a domani farà tappa la Goletta Verde – a Messina per incontrare cittadini e amministratori e sostenere l’idea, già avanzata dal capoluogo siciliano, di proporre all’Unesco il riconoscimento dello Stretto quale Patrimonio immateriale dell’Umanità. Proprio in quest’ottica Legambiente, insieme a Cai, Fai, Italia Nostra e Wwf, ha promosso per questa sera, alle ore ore 18.30, al Circolo Velico Reggio al Lungomare di Reggio Calabria, l’incontro “…E ora lo stretto patrimonio dell’umanità”. Interverranno: Angela Martino (Italia Nostra); Rocco Gangemi (FAI); Beatrice Barillaro (WWF); Antonino Falcomat (CAI); Piero Idone (Legambiente/WWF Villa San Giovanni); Marcello Mento (Esperto Sindaco di Messina per Progetto UNESCO); Bruno Barbera (ARPACal); Angelo Vazzana (Museo di Biologia Marina); Mimmo Fontana (Legambiente Sicilia), Franco Falcone (Legambiente Calabria). L’incontro sarà coordinato da Nuccio Barillà di Legambiente, con i saluti di Loredana Ierace Pieroni. L’introduzione è affidata a Domenico Cappellano (Touring Club). Ospite atteso dell’incontro il sindaco di Messina Renato Accorinti che ha attraversato lo Stretto a bordo della Goletta insieme alla testimonial dell’evento Adele Cambria, nota scrittrice originaria di questi luoghi.

“Un “green new deal” che potrebbe partire proprio dallo Stretto di Messina, un ambito paesistico tra i più famosi della cultura europea e mediterranea, che può costituire il fulcro per una rinascita economica del territorio – dichiara Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde -. Una politica di protezione dello Stretto e la tutela dell’Unesco possono mettere in campo risorse umane, scientifiche e finanziarie per accompagnare un processo di sviluppo diffuso e durevole”.

“L’area dello Stretto di Messina oggi è in serio pericolo – aggiunge Nuccio Barillà, della segreteria di Legambiente Calabria -. L’ecosistema marino, in assenza di un efficace sistema di regole e di controlli, è fortemente compromesso dal traffico marittimo. Gli ecosistemi costieri sulle due sponde scontano decenni di crescita urbanistica incontrollata e di dissesto idrogeologico. L’addio al Ponte deve rappresentare un momento di rinnovata attenzione per quest’area, per unire davvero i territori e rilanciare lo sviluppo dell’area”.

Per l’occasione Goletta Verde rilancia l’attenzione anche sulle opere già elencate nel recente dossier #SbloccaFuturo per le quali la mancata realizzazione pesa negativamente sui cittadini, sulla loro libertà di movimento, sulla possibilità di migliorare la qualità della vita, l’economia locale e nazionale.
Legambiente ha individuato in quest’area ad esempio la Variante di Cannitello a Reggio, progettata e realizzata come prima opera propedeutica al Ponte, con un costo esorbitante per km di tratta, modificando il tracciato ferroviario in prossimità di Villa San Giovanni. La liquidazione della Stretto di Messina e l’auspicato addio al progetto del Ponte ha impedito il completamento dell’ultima fase del progetto che era legata alla mitigazione degli effetti ambientali. Quello che oggi rimane è un ecomostro che deturpa il territorio e lo scenario dello Stretto. Quest’opera va rivista e completata n una visione e funzione alternativa e sostenibile. O ancora, sempre a Reggio, c’è la il fantasma della Metropolitana dello Stretto del 2006 che ha prodotto risultati molto al di sotto delle aspettative perché affidato in gran parte a privati con procedure di gara farraginose. Anche se non si tratta di una infrastruttura fisica, questa costituisce un elemento fondamentale per assicurare la continuità territoriale. Un Consorzio pubblico potrebbe gestire in maniera molto più efficiente e stabile questo sistema di trasporto. Per questo chiediamo ai sindaci di aiutarci ad individuare tutti gli ostacoli che stanno bloccando questo cambiamento e aprire così nuove e significative prospettive di sviluppo.

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