Era il 51enne gioiese Giuseppe Galluccio il dominus del sistema di gestione delle slot machines controllate dalla cosca Molè in diversi locali del litorale romano e nella piana di Gioia Tauro.
Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti della Procura Distrettuale Antimafia, con il supporto del Ros dei Carabinieri di Roma, la gestione operata da Galluccio sulla rete di slot machines installate dalla cosca era talmente capillare, da essere controllata attraverso un sistema di telecamere che gli consentiva di verificare in tempo reale ed in maniera dettagliata, direttamente dalla sua abitazione, tutto ciò che accadeva all’esterno ed all’interno dei locali gestiti dalla cosa.
Sono diverse infatti le conversazioni intercettate, riportate all’interno dell’ordinanza che ha prodotto gli arresti nell’ambito dell’operazione Mediterraneo, che confermano l’esistenza di questo sistema di controllo meticoloso delle macchinette mangiasoldi.
Attraverso gli schermi installati nella sua abitazione, Galluccio aveva una visione complessiva ed istantanea dell’afflusso dei clienti, delle presenze, della puntualità dei dipendenti e perfino degli eventuali ammanchi nelle casse degli esercizi commerciali.
A conferma di ciò in un dialogo registrato nell’agosto del 2011, durante la fase di cessione della gestione del ”Pozzo dei Desideri” ad Aldo Pacifici, Plesa riferiva a Galluccio dell’insofferenza mostrata verso le telecamere installate e, fondamentalmente, verso l’azione di controllo esercitata dallo stesso Galluccio:
”..eh, io l’ho visto, che ho guardato le telecamere che non è venuto ed è venuto alle sette e mezza le otto. Per questo ti dico stai attenta, voglio vedere cosa fa se fa cose buone o fa cose male…”
E, senza lasciare nulla al caso, il tema di questa insofferenza di Pacifici era affrontato da Giuseppe Galluccio anche con un altro dei sodali del sistema messo in piedi dalla cosca:
”… senti ma com ‘è sta storia che non gli piacciono le telecamere a coso? … a Aldo …(…) … no no no, non gli piacciono che gli ha detto a Mirella che non gli piacciono …(…) … io, sia ben chiaro, che non mi fido di nessuno …(…) … avrà tutta la mia fiducia ma il locale lo controllo
Vincenzo, che non gli sembri che nlielo lascio nelle mani a lui …(…) … >>.
Dalle indagini emerge sostanzialmente come Giuseppe Galluccio avesse la capacità di operare ”una vera e propria gestione da remoto delle aziende tutte a lui riconducibili, sia quelle riferibili alla Games Gioia S. r. L sia quelle riconducibili alla Power Play”.
”Si coglie, dunque – secondo quanto sostenuto dagli inquirenti – la correttezza dell’assunto investigativo che lo dipinge come il soggetto che costituiva vero e proprio punto di riferimento della cosca Molè in relazione al complessivo ampliamento degli interessi legati a questo specifico ambito produttivo”.
Il suo ruolo era sostanzialmente quello di manager del settore investimenti. Come in un’azienda legale la cosca affidava un responsabile ad ognuno dei settori del suo circuito economico. Quello dei locali e delle slot machines era uno dei settori economici più importanti che aveva portato la cosca dei Molè, grazie al controllo di Galluccio, ad allungare i suoi tentacoli sul litorale romano ed acquisire in questo modo nuovi spazi di ”mercato” dopo la rotta con i Piromalli sulla piana di Gioia Tauro.
(StePer)





