di Stefano Perri – Traffico di droga dai Balcani al litorale romano, compra vendita di armi di provenienza slovacca, reinvestimento dei capitali nel gioco d’azzardo e in immobili. Sono queste le tre principali direttrici sotto le quali operava la cosca dei Molè, disarticolata dal colpo pesantissimo inflitto oggi, nell’ambito dell’Operazione Mediterraneo, a quella che è considerata una delle cosche più potenti, insieme a quelle dei Bellocco, dei Pesce e dei Piromalli, sulla piana di Gioia Tauro.
Un colpo importante, ”un altro pezzo di storia della lotta alla ‘ndrangheta” per usare le parole del Procuratore Cafiero De Raho, che ha portato all’esecuzione di ben 53 provvedimenti di custodia cautelare, messi a segno grazie all’operazione diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e sviluppata dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri di Roma, diretti dal Generale Mario Parente con il supporto del Comandante Reparto Investigativo Tenente Colonnello Daniele Galimberti, in collaborazione con il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, diretto dal Colonnello Lorenzo Falferi, e del Nucleo Investigativo comandato dal Tenente Colonnello Michele Miulli.
LA TESTA PENSANTE – Quello messo in piedi dalla cosca Molè era un vero e proprio sistema criminale con la testa pensante a Gioia Tauro e centri operativi che dirottavano armi e droga dai Balcani, dall’est Europa e dal nord Africa, fino al litorale romano e ad alcuni locali della Capitale, imponendosi con la propria autorevolezza anche sui gruppi della criminalità organizzata locale.
Dopo l’omicidio del boss Rocco Molè, avvenuto il 1 febbraio del 2008, che ha rappresentato un vero e proprio spartiacque per gli equilibri criminali sulla piana di Gioia Tauro, determinando di fatto la sostanziale frattura dello storico sodalizio con la cosca dei Piromalli, la ‘ndrina dei Molè aveva provato a riorganizzarsi, riattivando il circuito economico, continuando ad affermare la propria capacità di controllo del territorio della piana e decidendo, però, di conquistare nuovi spazi fuori dalla Calabria e di investire sui traffici illeciti verso la Capitale.
Ed era proprio Roma l’obiettivo finale delle complesse triangolazione gestite dal nuovo vertice dell’organizzazione, il boss Girolamo Molè, che dal cardere continuava a impartire ordini dettando tempi e modalità operative della cosca, attraverso messaggi criptati, metafore e segni convenzionali fino all’uso di un vero e proprio codice la cui decodifica era contenuta in un libro, la Zahir di Paulo Coehlo, che il boss era riuscito a passare ai familiari.
Gli interessi della cosca si sviluppavano comunque su tre direttrici principali: il narcotraffico, la compravendita di armi e il reinvestimento dei capitali nella gestione delle slot machines e degli immobili.
IL NARCOTRAFFICO DAL MAROCCO AI BALCANI FINO ALLA CAPITALE – La gestione del circuito della droga era affidato ad un collaudato sistema di compravendita internazionale che aveva dalle tre direttrici principali di approvvigionamento arrivava direttamente sul mercato laziale di Roma e Civitavecchia. Punti di forza l’assoluta perizia ed un modus operandi consolidato, fondato su una direzione strategica da parte dei vertici della cosca e su una figura apparentemente estranea all’organigramma ‘ndranghetista, il gioisse Arcangelo Furfaro, al quale veniva demandata la complessiva conduzione operativa delle attività del narcotraffico. Un’attività che fruttava enormi proventi all’organizzazione, arrivando a registrare entrate per circa 1400/1700 euro per un chilogrammo di hascisc e 40.000/45.000 euro per lo stesso quantitativo di cocaina. Il centro operativo rimaneva a Gioia Tauro mentre la distribuzione veniva organizzata direttamente nella Capitale all’interno di due anonimi appartamenti nel centralissimo quartiere di San Giovanni, distanti 100 metri l’uno dall’altro, uno dei quali veniva utilizzato come base operativa di Furfaro, che vi abitava all’interno con la sua famiglia, e l’altro utilizzato per ospitare le attività del nucleo di fedelissimi della cosca, Annunziato Pavia, Carmelo Stanganelli, Pasquale Saccà, Ayoub Baba Khayi e Vincenzo Ritrovato, che si occupavano del trasporto delle sostanze stupefacenti nella Capitale. Attività alla quale partecipavano anche i due giovanissimi rampolli della cosca, uno dei quali addirittura minorenne, in collaborazione con i più giovani rappresentanti della cosca Mancuso di Vibo Valentia, che si occupavano dell’approvvigionamento delle sostanze da importare attraverso l’asse Marocco – Spagna – Francia insieme al canale dei Balcani dal quale provenivano i carichi di cocaina.
IL TRAFFICO INTERNAZIONALE DI ARMI – Altro filone di attività gestita dalla cosca era quello della compravendita delle armi, delle quali i Molè disponevano di sempre di ingenti quantitativi, manifestando chiaramente il proprio potenziale offensivo, costituito da un vero e proprio arsenale di ”fucili, mitragliette, pistole e silenziatori”. Le armi venivano acquistate nel vibonese, grazie al sodalizio con la cosca dei Mancuso, mentre i silenziatori venivano realizzati da un insospettabile artigiano di Gioia Tauro, Giuseppe Belfiore, che grazie alla copertura offerta dall’officina meccanica della quale era titolare, operava in tutta tranquillità modificando le armi secondo le richieste della cosca.
A ciò si aggiungeva un ben più ingente flusso internazionale di approvvigionamento, gestito insieme ad alcuni sodali e di nazionalità slovacca, pianificato dallo stesso Giuseppe Belfiore in collaborazione con il figlio Marino, arrestato lo scorso 31 marzo dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria poiché trovato in possesso di dieci kalashnikov, due mitragliette e cinque pistole con numero di matricola punzonato.
LE SLOT MACHINES SUL MERCATO ROMANO – Il cerchio delle attività criminali gestite dalla cosca si chiudeva poi con il reinvestimento finalizzato alla gestione di diversi esercizi pubblici e sale da gioco tra la Calabria e il Lazio, imponendo l’installazione di decine di macchinette. Un’attività che aveva consentito alla cosca di acquisire una posizione importante nel delicato mercato delle slot, in particolare nelle province di Roma e Latina. Il controllo era talmente asfissiante che le sale da gioco venivano seguite attraverso delle telecamere installate all’interno delle attività commerciali e visionate direttamente da uno dei sodali della cosca, Giuseppe Galluccio, al quale era demandata la gestione dell’attività per conto dei Molè, in collaborazione con alcune società, la Power Play, la Play Games e la Md Trasporti, tutte sequestrate nell’odierna operazione, assieme ad alcuni conti correnti, in quanto di diretta disponibilità della cosca.
L’elenco degli arrestati:
destinatari di custodia cautelare in carcere:
- Girolamo Molè, 53enne nato a Gioia Tauro;
- Antonio Albanese, 69enne nato a Gioia Tauro;
- Carmelina Albanese, 35enne nata a Gioia Tauro;
- Cosimo Amato, 46enne nato a Vibo Valentia;
- Ayoub Baba Khayi, 25enne nato a Rabat (Marocco);
- Marino Belfiore, 34enne nato a Gioia Tauro;
- Altin Belulaj, 34enne nato a Vlore (Albania);
- Fation Belulaj, 29enne nato a Vlore (Albania);
- Antonio Bonasorta, 43enne nato a Polistena;
- Carmelo Bonfiglio, 34enne nato a Polistena;
- Carmelo Cicciari, 21enne nato a Vibo Valentia;
- Gaetano Cicciari, 57enne nato a Gioia Tauro;
- Claudio Celano, 50enne nato a Roma;
- Fabio Cesari, 52enne nato a Roma;
- Patrizio D’Angelo, 31enne nato a Roma;
- Marco De Donno, 49enne nato a Roma;
- Mirko Di Marco, 39enne nato a Roma;
- Patrizio Fabi, 35enne nato a Roma;
- Eugenio Ferramo, 30enne nato a Budrio (BO);
- Arcangelo Furfaro, 45enne nato a Taurianova;
- Enrico Galassi, 29enne nato a Civitavecchia (RM);
- Domenico Galati, 33enne nato a Vibo Valentia;
- Giuseppe Galluccio, 51enne nato a Rizziconi;
- Giuseppe Guardavalle, 47enne nato a Vibo Valentia;
- Girolamo Magnoli, 35enne nato a Cannes (Francia);
- Giuseppe Salvatore Mancuso, 25enne nato a Vibo Valentia;
- Domenico Mazzitelli, 54enne nato a Gioia Tauro;
- Ippolito Mazzitelli, 22enne nato a Gioia Tauro;
- Pietro Mesiani Mazzacuva, 47enne nato a Reggio Calabria;
- Valeria Mesiani Mazzacuva, 45enne nata a Reggio Calabria;
- Francesco Modaffari, 45enne nato a Ivrea (TO);
- Antonio Molè, inteso “u niru”, 25enne nato a Gioia Tauro;
- Antonio Molè, inteso “u jancu”, 24enne nato a Gioia Tauro;
- Annunziato Pavia, 44enne nato a Gioia Tauro;
- Fiorina Silvia Reitano, 64enne nata a Rosarno;
- Vincenzo Ritrovato, 23enne nato a Polistena;
- Pasquale Saccà, 46enne nato a Villa San Giovanni;
- Manolo Sammarco, 35enne nato a Roma;
- Stefano Sammarco, 33enne nato a Roma;
- Manuel Alesander Signoretta, 23enne nato a Vibo Valentia;
- Domenic Signoretta, 29enne nato a Hann, (Germania);
- Carmelo Stanganelli, 45enne nato a Gioia Tauro;
- Domenico Stanganelli, 28enne nato a Cannes (Francia);
- Ferdinando Vinci, 44enne nato a Roma;
destinatari di custodia cautelare degli arresti domiciliari:
45 Giuseppe Belfiore, 73enne nato a Gioia Tauro;
46 Giovanni Burzì, 24enne nato a Cinquefrondi;
47 Alfredo Chiofalo, 29enne nato a Civitavecchia (RM);
48 Pietro Giovanni De Leo, 42enne nato a Taurianova;
49 Alessandro Giusto, 34enne nato a Roma;
50 Alessio Mocci, 27enne nato a Civitavecchia (RM);
51 Massimo Modaffari, 43enne nato a Ivrea (TO);
52 Claudio Ruffa, 47enne nato a Vibo Valentia;
53 Maria Teresa Tripodi, 49enne nata a Oppido Mamertina.







