“Una vita bizzarra” è un romanzo che si legge in una notte, ma anche in un paio d’ore.
L’opera di Elisabetta Villaggio, figlia del noto Paolo, è una storia veloce, che sa prendere il lettore, in un linguaggio semplice e scorrevole.
È il racconto dell’amicizia, sin dall’età infantile, di due giovani, Rosa e Benedetta, che per status sociale e culturale non si sarebbero dovute mai incontrare, ma il trasferimento dei genitori della prima dal Veneto alla Capitale, rende possibile un incontro destinato a forti emozioni.
Benedetta cresce in un ambiente benestante, Rosa, invece, dalle verdi montagne del Nord, è costretta ad ambientarsi nel misero appartamento di un condominio per ricchi, di cui il padre è portiere.
Sullo sfondo una Roma degli anni ’70, gli scontri tra i giovani di destra e di sinistra e la droga, di cui saranno vittime i due fratelli delle protagoniste.
Una storia a lieto fine, ma con degli aspetti duri e difficili nel corso del suo svolgimento.
“È quello che accade nella vita di tutti -ha affermato l’autrice. In fondo nelle nostre esistenze c’è sempre il momento no, da superare, e quello, invece, che ti regala gioia e felicità. Il segreto sta nel carattere e nella capacità di reagire alle disgrazie”.
Così come Rosa che, vivendo una quotidianità contenuta, a volte drammatica, con un padre violento e pochi soldi in casa, riesce a riscattarsi, finendo col diventare, ma per puro caso, una ricca ereditiera londinese.
Mentre all’inquieta Benedetta, destinata al successo per origini e patrimonio, senza lavoro e con un matrimonio fallito, non resta che godersi la felicità dei figli.
“C’è un lato positivo nelle vicende di entrambe le protagoniste – continua la Villaggio. Anche il cambiamento dei luoghi in cui si svolgono le vicende, può essere elemento di positività, ma dipende sempre dalla capacità di adeguarsi alla realtà che c’è in ognuno dei personaggi”. Roma, il Veneto, Ponza, l’Inghiterra, posti che l’autrice ha visitato e fanno parte della sua vita, pur non essendo il romanzo un’opera autobiografica.
“Ci sono cose realmente accadute a me o ai miei amici, sicuramente c’è una dimensione femminista, nel senso che sono le donne a venir fuori in questo romanzo – dice l’autrice – e io stessa credo che noi abbiamo una marcia in più”.
“Una vita bizzarra” è edita da Città del Sole Edizioni che, in sinergia con i proprietari, ha deciso di accogliere i giornalisti e l’autrice in uno spazio appositamente ricavato presso l’edicola della Stazione Centrale.
Un’idea che vuole incentivare la lettura, anche come compagna di viaggio, e che ospiterà volumi di altri editori.
Nell’immediato futuro dell’autrice, invece, “una visita al Museo Nazionale” e un libro “che ho tutto in testa, ma per il quale ancora sto meditando”.
E se “Una vita bizzarra” divenisse un film? “Sarebbe un’ottima idea – conclude Elisabetta Villaggio – il problema è trovare un produttore!”.
Emanuela Martino





