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    Tentata estorsione all’imprenditore Caminiti: 4 anni e 6 mesi in Appello ai tre imputati

    di Angela Panzera – Lieve sconto di pena per Vincenzo Nettuno, Gennaro Gennarini e Terenzio Minniti. La Corte d’Appello di Reggio Calabria infatti, li ha condannati a 4 anni e 6 mesi di carcere in quanto ritenuti colpevoli della tentata estorsione, aggravata dalle modalità mafiose, ai danni di Gaetano Caminiti, gestore di una sala giochi e centro scommesso ubicato a Pellaro, periferia Sud di Reggio Calabria. I tre in primo grado erano stati condannati a 6 anni di carcere. Il sostituto procuratore generale Giuseppe Adornato aveva chiesto invece, un aumento della condanna a 10 anni di reclusione rispetto alla decisione del Tribunale reggino. “Continuo a confidare nella giustizia- ha affermato Caminiti subito dopo la notizia della sentenza d’Appello. Da anni denuncio le varie intimidazioni e vari tentativi da parte della criminalità organizzata. Questa sentenza conferma quindi, la veridicità delle mie parole”.
    Il processo denominato “Azzardo”, scaturito dalle indagini di Carabinieri e Direzione Distrettuale antimafia, si basa sulla testimonianza del commerciante che ha trovato il coraggio di denunciare i tre soggetti, ritenuti dagli inquirenti gravitanti nell’orbita criminale della cosca Ficara-Latella. Stando alle risultanze processuali i tre, difesi dagli avvocati Calabrese, Latella, Martino e Putortì, avrebbero tentato di far istallare sui computer della sala giochi gestita da Caminiti, un software illecito per il poker online. Illecito, innanzitutto per quanto riguarda le normative fiscali, ma anche perché avrebbe condotto i clienti su un sito internet che prevedeva il pagamento e l’incasso del denaro in contante, senza un minimo di tracciabilità e, quindi presumibilmente comodo per le cosche che hanno necessità di riciclare denaro proveniente da attività illegali. Nel corso del dibattimento di primo grado Caminiti, assistito dagli avvocati Bellino e Carbone, ha riferito in aula che i tre imputati avrebbero tentato di costringerlo a sottostare al proprio volere “nascondendosi” dietro al nome del boss Pasquale Latella. “Poi virimu si non tu pigghi […] nci fazzu a sapiri a ‘cu ndi mandau chi non volistuvi nenti”. Traduzione: “Poi vediamo se non lo prendi […] faremo sapere a chi ci ha mandato che non avete voluto niente”. Questa una delle frasi presumibilmente pronunciate per indurre il Caminiti ad accettare la richiesta. Ma non ci sono riusciti. Caminiti non solo non si è piegato alle loro volontà, ma ha denunciato tutto alla stazione dei Carabinieri e ha fornito agli investigatori un video, che testimonierebbe la tentata estorsione.
    Gaetano Caminiti inoltre, da anni subisce diversi atti intimidatori: lettere anonime, minacce, anche telefoniche, buste con proiettili e un tentato omicidio per cui attualmente sono ancora in corso le indagini da parte della Procura antimafia dello Stretto. Per questi fatti l’imprenditore dal 2011 vive sotto scorta. Un calvario che lo ha portato comunque all’impegno sociale; di recente infatti la sua nomina a delegato provinciale dell’associazione “I cittadini contro le mafie e l’istituzione”.