Gratuità, anonimato, stile di vita sano, aggregazione e socializzazione, fiducia, reciprocità, cittadinanza solidale, volontariato
e democrazia: sono
questi i principi ed i valori che contraddistinguono l’impegno del donatore dell’Avis (Associazione Volontari Italiani del Sangue) e che rappresentano la spina dorsale della vita e della mission associativa di costruzione di una comunità equa e sanante. La sezione reggina “Evelina Plutino Giuffrè” dell’Avis, nel cuore di questo sessantesimo anno di attività, ha dedicato un appuntamento alla condivisione con i donatori (oltre 5000 nel comune di Reggio) e con la cittadinanza tutta della prima edizione della “Carta Etica”, intesa come patrimonio di bene comune.
I contenuti della Carta Etica dell’Avis sono stati illustrati in occasione dell’incontro svoltosi nella sala “Monsignor Giovanni Ferro”, presso la Curia Arcivescovile, con sede in via Tommaso Campanella n.63 a Reggio Calabria.
Dopo i saluti del presidente della Provincia Giuseppe Raffa, del consigliere regionale Candeloro Imbalzano, dei presidenti dell’Aido regionale e comunale, rispettivamente Pasquale Suraci e Nicola Pavone, e del segretario provinciale dell’Avis reggina Vincenzo Romeo, il presidente dell’Avis comunale di Reggio, Antonio Romeo, e il vicario generale dell’Arcidiocesi Reggio Calabria – Bova, Don Giovanni Polimeni, hanno introdotto l’intervento del vice presidente dell’Avis Calabria, Paolo Marcianò. Ha moderato i lavori il consigliere dell’Avis Calabria, Mimmo Nisticò. Presenti in rappresentanza della Gadco (Gruppo Avis Donatrici del Cordone Ombelicale) di Reggio Calabria, Giuliana Curcio e Giovanna Micalizzi.
L’Avis nazionale ha steso questo documento, non meramente enunciativo ma dinamico e partecipato, in collaborazione con il centro ricerca di Psicologia Applicata dell’Università Cattolica di Milano, raccogliendo esperienze e testimonianze positive e negative, ponendole a confronto e offrendole all’attenzione della comunità per alimentare dibattito e confronto e favorire la crescita associativa. La quotidianità avisina è infatti lo specchio di dinamiche tra persone, ruoli e gruppi che, senza perdere mai di vista la bussola del dono libero e gratuito di sè all’umanità sofferente ed in attesa di sangue ed emocomponenti, animano inevitabilmente la vita di una grande associazione che necessita di un apparato per essere funzionale alla sua mission.
“E’ il volto di Gesù – ha sottolineato don Giovanni Polimeni – che con certezza si manifesta a chi riceve il sangue a seguito del gesto anonimo, libero e gratuito del donatore. Per la crescita della dimensione spirituale e solidale della nostra comunità, il ruolo dell’Avis è assolutamente prezioso”.
“I temi di questa Carta Etica servono come spunto di riflessione – ha evidenziato Antonio Romeo, presidente dell’Avis comunale di Reggio Calabria, in apertura dell’incontro – poichè non si tratta di un documento definitivo ma di una piattaforma da condividere e migliorare, a cui aggiungere altre esperienze personali (sia positive che negative) maturate nelle specifiche realtà di riferimento, sia esse piccoli centri o metropoli. Le dinamiche declinate secondo i binomi specifici sono: donatore-dono; socio donatore –associazione; socio donatore-socio donatore; socio donatore-socio dirigente; socio dirigente – collaboratori ; socio-associazione-società ; associazione – cittadinanza. Esse – prosegue Antonio Romeo – divengono oggetto di analisi e riflessioni assolutamente aperte al contributo di tutti. Con questo documento l’Avis nazionale si interroga responsabilmente sul suo ruolo nel passato, nel presente e nel futuro, preparandosi alle sfide che impongono i cambiamenti già in atto. Una cosa è sicura – conclude Antonio Romeo – la nostra associazione c’era, c’è e ci sarà fin quando ci sarà bisogno di sangue”.
Sulla necessità di un Carta Etica per l’Avis si interroga e riflette il vice presidente vicario dell’Avis Calabria, Paolo Marcianò.”Il dono del tempo ha subito grandi cambiamenti ed oggi la figura del donatore di sangue è chiamata a rapportarsi con una società profondamente diversa da quella di Vittorio Formentano, fondatore dell’Avis nel 1927. Il passaggio da cittadino a donatore, da cui la dimensione associativa non può prescindere, matura sia con i valori che spingono alla donazione del sangue, dunque la generosità, l’altruismo e la solidarietà – spiega Paolo Marcianò – che con l’adesione alla nostra Carta Costituzionale, al valore della Salute in essa consacrato come diritto e non più come una concessione. Altra sfida etica che attende il socio Avis è quella di evoluzione da donatore di sangue a volontario del sangue: al prezioso gesto di donazione del liquido vitale si unisce il desiderio di contribuire fattivamente alla concretezza di quel diritto alla salute, attraverso l’impegno in Avis. Soprattutto per i giovani, questo percorso favorisce la maturazione della consapevolezza di cittadinanza che è attiva solo se coinvolta e responsabile della comunità e delle criticità che essa vive quotidianamente con riferimento all’ambiente, alla qualità vita, al tempo libero, al lavoro, all’accoglienza. L’adolescente di questa società sempre più complessa e frenetica – ha concluso Paolo Marcianò – chiede attenzione al suo benessere. L’Avis può rappresentare quello stimolo di crescita grazie al quale, avvicinandosi al dono, in lui o in lei cresca anche il desiderio di partecipare benessere di tutti”.






