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”Breakfast”, in manette l’ex Ministro Scajola: ”Favorì la latitanza di Matacena”

15 Maggio 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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matacena scajola

E’ solo un troncone. Un tassello di una indagine più complessa ed articolata. Gli inquirenti lo sottolineano a più riprese, consci anche del fatto che il successo dell’operazione che ha portato all’arresto di otto persone, tra cui spicca il nome dell’ex ministro Claudio Scajola, dipende dalla fase processuale che ne seguirà.

Di certo c’è che per la Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria il quadro indiziario ‘’è grave’’, ed è strettamente legato alla più ampia operazione denominata ‘’Breakfast’’, che si concentra sui fondi neri della Lega nord. In quell’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Lombardo, un ruolo di primo piano lo ebbe Bruno Mafrici, faccendiere, spacciatosi più volte per avvocato, che in questo troncone è stato pizzicato a parlare con Amedeo Matacena Jr, interessato alla ricerca di fondi per alcune operazioni finanziaria con la mediazione bancaria dello stesso Mafrici che, spesso incontrò l’imprenditore ed ex parlamentare nella sua abitazione sita nel Principato di Monaco.

Seguendo quelle conversazioni, che avvenivano attraverso una utenza francese, nella disponibilità anche della moglie di Matacena, Chiara Rizzo, gli inquirenti sono venuti a conoscenza di una serie di conversazioni con una serie di soggetti storicamente vicini all’entourage dell’imprenditore, tra cui la madre Raffaella De Carolis, il fac totum Martino Politi, Antonio Chillemi e la segretaria Maria Grazia Fiordelisi. Ma anche con l’ex ministro Claudio Scajola, apparso dalle intercettazioni in possesso di informazioni relative alla latitanza di Matacena Jr, e definito dagli inquirenti in ottimi e consolidati rapporti personali con lo stesso Matacena e la moglie.

L’indagine odierna mira però ad impedire l’occultamento della proprietà del patrimonio di Matacena Jr che, attraverso la fittizia interposizione di prestanome nella catena di comando della galassia di società in suo possesso tentava di schermare le aziende controllate estere e la contestuale disponibilità di conti bancari di società offshore.

Ed è proprio l’entourage di Matacena Jr, secondo gli inquirenti, a darsi da fare per interporsi fittiziamente, come prestanome, acquisendo la qualità di amministratori e la titolarità di quote societarie nelle compagini oggetto dell’indagine: Solemar Srl, Amadeus Spa, Mnju International Tanker Ltd e Athoschia International Tanker Ltd (queste ultime due costituite ed esistenti secondo la legislazione della Repubblica di Liberia). Lo scopo era quello di mantenere intatto il patrimonio di Matacena Jr, sottraendolo attraverso i vari artifizi al sequestro da parte dell’autorità giudiziaria.

Il coinvolgimento di Claudio Scajola e i sospetti dell’esistenza di una ‘’associazione segreta’’

Detto degli ottimi rapporti tra la famiglia Matacena e l’ex ministro, a Scajola viene contestata il reato di procurata inosservanza della pena. Dove la pena è quella che avrebbe dovuto scontare Amedeo Matacena Jr, condannato a 5 anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa, ma resosi irreperibile al momento della notifica della stessa.

Nell’ordinanza di custodia cautelare si fa riferimento ad uno Scajola ‘’in pole position nell’impegno volto all’individuazione di uno Stato estero che evitasse per quanto possibile l’estradizione di Matacena Jr, o la rendesse quantomeno molto difficile e laboriosa’’. La destinazione a quanto pare è stata individuata in Libano e Scajola si impegna con personaggi di rango istituzionale per ottenere gli appoggi necessari, anche attraverso amicizie definite importanti, quale quella di Vincenzo Speziali, nipote dell’omonimo ex parlamentare di Forza Italia, sposato con la nipote dell’ex presidente libanese Amin Gemayel, che ha avuto un ruolo chiave nell’ambito della fuga in Libano del senatore azzurro Marcello Dell’Utri. Tanto che tra le perquisizioni eseguite dalle Forze dell’ordine ci sarebbero anche quelle in alcune proprietà, ubicate nel capoluogo calabrese, dello stesso Speziali che però è residente in Libano.

Proprio per questo si è fatta strada negli inquirenti l’idea dell’esistenza di una organizzazione che in qualche modo sostiene la ‘ndrangheta. Nel decreto di perquisizione si legge infatti che gli indagati ‘’in concorso con ulteriori soggetti il cui ruolo è in corso di compiuta ricostruzione, ciascuno nella sua qualità professionale, politica ed imprenditoriale, prendono parte ad una associazione per delinquere segreta collegata all’associazione di tipo mafioso ed armata denominata ‘ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendee le potenzialità operative del sodalizio di tipo mafioso in campo nazionale ed internazionale…’’

Le misure restrittive e i sequestri

L’applicazione della misura cautelare in carcere è stata disposta per Amedeo Matacena Jr, la moglie Chiara Rizzo, l’ex ministro Claudio Scajola e il fac totum Martino Antonio Politi. Ai domiciliari invece vanno Raffaella De Carolis (madre di Matacena), Maria Grazia Fiordelisi (segretaria di Matacena) allo stato irreperibile, Roberta Sacco (segretaria di Scajola) e Antonio Chillemi.

Disposto anche un sequestro preventivo del valore complessivo di 50 milioni di euro per le società Amadeus Spa, Solemar Srl; Ulisse Shipping Srl; Lidico Srl; Seafuture Sa; New Life Srl Unipersonale; Xilo Sa.

Tags: matacenascajola
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