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    La Sede dell'Agenzia dei beni confiscati

    Agenzia per i Beni Confiscati, i senatori reggini del NCD fanno chiarezza

    di Domenico Grillone – Nessuna ambiguità e soprattutto nessun “dietro front” da parte del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Sulla questionedell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, dopo la notizia del disegno di legge promosso dal sottosegretario Bubbico che la

     trasferiva da Reggio in una unica sede a Roma ma smentito 24 dopo dallo stesso ministro, i senatori del Nuovo centrodestra, Antonio Caridi, Nico D’Ascola e

     Giovanni Bilardi fanno chiarezza. E confermano, nel corso della conferenza stampa svoltasi nella sede del coordinamento provinciale del partito, la ferma determinazione del ministro dell’Interno “che mai – ha esordito il senatore D’Ascola – si sarebbe sognato di optare verso altre soluzioni, lui questa cosa non l’ha mai pensata.”. Una ferma opposizione sottolineata dal comunicato stampa, quello di Alfano, che per D’Ascola “ha il pregio di non prestare il fianco ad alcuna ambiguità od interpretazione di tipo dubitativo. E con l’ulteriore passaggio secondo il quale i simboli non si toccano, perché anche le scelte simboliche hanno un loro significato, affermazione quest’ultima che elimina il problema”. Un atteggiamento determinato quello di Alfano che porterà all’abbandono del disegno di legge, “quantomeno nella parte in cui prevede una modifica riguardo la collocazione geografica della sede centrale dell’agenzia come anche per quelle decentrate”. Ma il senatore D’Ascola ci tiene a chiarire anche un altro aspetto, cioè che la posizione assunta non è stata per difendere il campanile. “Noi non ci siamo attivati ed opposti a questa iniziativa perché intendiamo fornire ai reggini il prodotto elettorale secondo il quale noi tuteliamo la città. Abbiamo fatto una cosa molto più importante, cioè difendere l’efficienza di queste strutture, efficienza che viene amplificata dalla vicinanza geografica ai luoghi dove i beni, e quindi non soltanto il fenomeno della criminalità organizzata, hanno la loro materiale ed oggettiva collocazione”. Per il senatore, quindi, la sede centrale di Reggio Calabria, come anche le sedi decentrate ed in particolare quelle di Napoli e Palermo, tre distretti davvero interessati al fenomeno delle misure di prevenzione patrimoniale, “siano dimostrative della ratio che in termini di efficienza vuole che questi uffici siano vicini non soltanto al fenomeno criminale ma anche ai luoghi dove questi beni sono ubicati”. Delicati anche i problemi giuridici connessi alla gestione dei beni. “Non sono solo problemi di diritto penale ma anche di diritto Civile, Amministrativo, Fallimentare che implicano il fatto che le sedi siano anche geograficamente vicine e che pongono la necessità di una efficienza ed efficacia dell’intera gestione dei patrimoni confiscati. A tale proposito devo dire che l’Università Mediterranea ha da tempo stipulato con la Procura della Repubblica ma anche con la sezione di prevenzione del Tribunale, dei protocolli d’intesa per fornire le sue strutture culturali a supporto dell’attività in materia di misure di prevenzione e anche per proporre una funzione anche propositiva e non soltanto consulenziale, ove richiesta”. E’ la volta poi del senatore Antonio Caridi che va oltre la notizia della permanenza dell’agenzia in città. “Chiederemo ad Alfano il rafforzamento della sede di Reggio sia dal punto di vista delle risorse umane che da quello finanziario. Si tratta di dare un segnale non solo alla città ma verso l’intero Meridione”. Non manca un piccolo accenno polemico, quando Caridi il segnale vorrebbe inviarlo anche a Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, “pronta a venire ogni 15 giorni in Calabria ma che su questa vicenda sia lei che il Pd non hanno speso una parola”.
    Poi un ulteriore chiarimento da parte di D’Ascola. “Si pensava che lo spostamento della sede fosse giustificato dalla spending review, ma in tal senso le sedi dell’agenzia dei beni confiscati alla mafia, fatta eccezione per quella di Roma di proprietà della Bnl, sono ubicate presso immobili confiscati alla mafia. Quindi il costo della disponibilità degli immobili è pari a zero. Ed il personale è tutto comandato da altre amministrazioni”. Se fosse passata la soluzione Bubbico per D’Ascola “la sede unica romana equivarrebbe ad una soluzione burocratica. Avremmo un ufficio con eccellenti funzionari ma chiusi in una sorta di sede autoreferenziale senza nessun collegamento con il territorio. Ed invece quella di Reggio non soltanto non costa nulla in termini economici ma addirittura garantisce e promuove l’efficienza della istituzione”.