di Stefano Perri – Sono ormai più di 300 i migranti in transito a Villa San Giovanni provenienti dalla Sicilia e diretti al Nord Italia o in altre destinazioni europee. Donne, giovani, bambini, a blocchi di cinquanta o cento persone attraversano lo Stretto in attesa di prendere il treno che li porterà a Milano e poi nei paesi dell’Europa centrale.
Per il momento la situazione appare sotto controllo. Soprattutto grazie all’opera meritoria dei volontari delle Associazioni Nuvola Rossa e Pagliacci Clandestini, che negli ultimi tre giorni hanno garantito il loro supporto logistico ai migranti, offrendo anche generi alimentari, omogeneizzati ed acqua per rifocillarsi.
Per stasera è attesa una nuova ondata di passaggio. Si tratta perlopiù di cittadini siriani, molti giovani e giovanissimi, tutti provenienti dai centri di accoglienza siciliani, per la grande maggioranza diretti nei paesi dell’Europa centrale.
L’Italia per loro è solo una meta di passaggio, la terra più vicina da attraccare dopo un estenuante viaggio in mare, per alcuni durato anche due settimane, senza cibo né acqua, stivati su carrette pilotate alla meglio da scafisti senza scrupoli che dopo aver intascato cifre che vanno dai 350 ai 1500 euro a persona, lasciano i natanti alla deriva a qualche miglio di distanza dalla costa e tornano indietro per sfuggire alle forze di polizia. Sono solo alcune delle migliaia di persone arrivate anche questo inverno sulle coste siciliane. Sbarchi peraltro in continuo aumento. Secondo l’allarme dell’Agenzia Frontex, quella che appunto di occupa di monitorare il fenomeno nelle acque del Mediterraneo, nei primi mesi del 2014 gli sbarchi sono aumentati dell’823%. Una vera e propria emergenza di fronte alla quale non è più possibile chiudere gli occhi.
”Non sentivamo né sete né fame – ci raccontano tentando di farsi capire con qualche parola di inglese o italiano – avevamo solo paura per la nostra vita. Dopo due giorni alla deriva siamo stati salvati dalla Guardia Costiera che non finiremo mai di ringraziare”. Molti di loro non sono neanche arrivati a destinazione. Morti di fame e di sete, oppure inghiottiti per sempre dalle acque del Mediterraneo.
Il giovane Amil ha voluto raccontarci la sua storia. Un viaggio durato due anni dalla Somalia all’Italia. Sul peschereccio che lo ha abbandonato a qualche centinaio di metri dalle coste siciliane erano 235, sono morti in 15. Si ritiene fortunato. Arrivato a Villa San Giovanni ha deciso di fermarsi per partecipare al progetto dell’Associazione Nuvola Rossa e dare una mano a chi come lui è scappato dalla fame e dalla miseria per raggiungere l’Europa. Amil parla sei lingue, vuole viaggiare, vuole fare il giornalista.
Ecco la video intervista realizzata da Strill.it





