
di Angela Panzera – Confermare la condanna all’ergastolo di Tommaso Costa. Questa la richiesta del sostituto procuratore generale, Adriana Fimiani, impegnata a rappresentare
l’accusa dinnanzi la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria nel procedimento che vede alla sbarra il boss di Siderno ritenuto responsabile dell’omicidio di Pasquale Simari. Simari venne ucciso la sera del 26 luglio del 2005 a Gioisa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, con nove colpi di calibro 6.35 in una gremitissima Piazza Vittorio Veneto. La vittima è ritenuta vicino alla cosca Ursino, nativa proprio di Gioiosa, ma con ramificazioni nel nord Italia, in particolare in Piemonte. Il killer, secondo i Carabinieri, è Tommaso Costa, capo dell’omonima famiglia alleata degli Ursino. E il nome di Tommaso Costa rimbalza nelle cronache degli ultimi giorni in seguito all’assoluzione rimediata in Cassazione per l’omicidio dell’imprenditore Gianluca Congiusta avvenuto a Siderno il 24 maggio dello stesso anno. Assoluzione però con rinvio che quindi porterà ad un nuovo processo in Corte d’Assise d’Appello. Secondo la D.D.A. Di Reggio Calabria Costa in meno di due mesi si sarebbe macchiato di due omicidi. Congiusta e Simari. Ritornando all’omicidio quest’ultimo, secondo la Procura Generale, Tommaso Costa avrebbe ucciso Simari poiché egli avrebbe tentato in tutti i modi di mettersi in proprio negli affari. Si sarebbe dunque avvicinato ai Cordì di Locri che, in quel periodo erano impegnati nella faida contro i Cataldo, alleati ai Costa-Curciarello di Siderno, a sua volta federati agli Ursino di Gioiosa. Simari inoltre, avrebbe apertamente sfidato la cosca Ursino recandosi al funerale del boss Salvatore Cordì, assassinato a Siderno il 31 maggio 2005. Un grave errore. Un affronto che solo il sangue poteva lavare. Nell’udienza odierna la Corte d’Assise d’Appello ha rigettato l’istanza di riapertura dell’istruttoria dibattimentale avanzata dalle difese. I giudici quindi non hanno ritenuto necessario risentire i testimoni oculari del delitto né i diversi collaboratori di giustizia che hanno descritto l’attività in seno alla cosca dell’imputato. Le difese d’altro canto hanno prodotto in aula il recente dispositivo di sentenza della Suprema Corte in cui si annulla con rinvio la sentenza all’ergastolo per Costa, ma così facendo è stato fatto entrare in questo altro processo d’appello la sentenza definitiva, sempre emessa dalla Cassazione, che sancisce in quel determinato periodo storico, ossia il 2005, il ruolo apicale del Costa in seno alla propria consorteria mafiosa. Il processo è stato aggiornato a lunedì 7 aprile, giorno in cui interverranno le difese.




