
di multa a Luigi Albanese (soprannominato “U pacinu”), classe 1975, 4 anni e 5 mila euro di multa a Francesco Agostino, classe 1985, 4 anni e 4 mesi e 18 mila euro di multa a Francesco Agostino (soprannominato “Arceju”), classe 1978, 6 anni e 24 mila euro di multa invece sono stati inflitti ad Annibale Barilari, classe 1972. Una delle condanne più pesante è quella che ha rimediato Angelo Cannavò, classe 1982, condannato a 15 anni di reclusione. Giorgi Francesco, classe 1986, ha rimediato 3 anni 6 mesi e 6 mila euro di multa, Carlo Lombardo, classe 1959, è stato condannato a 6 anni 8 mesi e 20 mila euro di multa, Giuseppe Lombardo (alias “U trama”), classe 1950, 9 anni e 24 mila euro di multa, Rocco Lombardo, classe 1985, 5 anni 2 mesi e 20 mila euro di multa, Rocco Lombardo, classe 1978, 5 anni e 18 mila euro di multa. Il gup Barillà ha inoltre condannato Domenico Macrì, (soprannominato “U Baruni”), classe 1985, alla pena di 10 anni e 30 mila euro di multa, Giovanni Scarfò a 6 anni e 10 mesi di carcere, mentre 4 anni e 4 mesi con 8 mila euro di multa è la condanna riguardante la posizione di Francesco Nirta. L’operazione “Happy Hours”, realizzata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri, insieme ai sostituti procuratori Antonio De Bernardo e Mauro Tenaglia, scattò il 12 dicembre del 2012; giorno in cui la Squadra Mobile della Questura reggina, in coordinamento con il Commissariato di Siderno, arrestò 23 persone ritenute responsabile a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla vendita, offerta, cessione, distribuzione, commercio, acquisto, trasporto, detenzione ed importazione di sostanze stupefacenti quali cocaina e hashish. L’indagine ha riguardato quindi una presunta associazione criminale attiva nella fascia jonica di Reggio Calabria ed, in particolare, a Marina di Gioiosa Ionica. Secondo l’accusa questi soggetti avrebbero monopolizzato il mercato degli stupefacenti con proiezioni in altre provincie vicine tra cui Crotone, Catanzaro e Messina. Dalle carte dell’inchiesta è emerso che gli indagati avrebbero fatto ricorso a termini criptici e convenzionali per indicare la droga che ad esempio veniva appellata come pezzi di legno”, “maglietta”, “vini” e “bottiglie”, “acquisto della barca” o “acquisto della macchina”, “capretto”, ‘Frittole”. Attualmente è in corso dinnanzi al Tribunale ordinario di Locri il processo per gli altri imputati che hanno scelto invece, di essere giudicati con il rito ordinario.
Angela Panzera




