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Morte Bergamini: la controversa figura di Isabella

22 Agosto 2014
in CITTA, Cosenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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bergamini
E’ lei la testimone chiave di tutta la vicenda Bergamini. Le sue dichiarazioni nel Novembre del 1989, spostarono l’ago della bilancia

della Giustizia verso il suicidio. Oggi è di nuovo protagonista, sott’accusa per l’omicidio di Denis. Sott’accusa per aver mentito. L’unica testimone dei fatti antecedenti all’arrivo del camionista Raffaele Pisano. Almeno l’unica nota. Lei che incontrò Denis quel pomeriggio del 24 Novembre, che era con lui nella Maserati misteriosa, che, a suo dire, era nella piazzola di sosta con Denis che, sempre secondo il suo racconto, diceva di voler andarsene lontano. Lei, Isabella I., Isabella Internò, oggi 44enne, che quella sera mentì. Che continuò a mentire sempre, anche a distanza di mesi, di anni e oggi è chiamata a chiarire come andarono veramente i fatti. Già, perché Denis, non si è suicidato, non si è “tuffato”, sotto al camion di Pisano, non è sceso dalla Maserati sulla piazzola per raggiungere il ciglio della strada e non ha camminato sotto la pioggia. No, non ha fatto niente di tutto ciò. I suoi vestiti non erano lacerati, le sue scarpe non erano sporche, il suo corpo non presentava i traumi tipici di qualcuno investito. Eppure lei, Isabella Internò dichiarò esattamente questo. Rintracciata dai carabinieri nel famoso “Bar Mario” di Roseto, Isabella raccontò della sua relazione con Denis, di come la storia era andata a finire e di quanto era successo quella terribile sera. La versione della Internò, rimarrà la stessa, quella resa ai militari e quella successiva al procuratore Abbate: “Dal 1985 fino al novembre 1988 sono stata fidanzata quasi ufficialmente con il calciatore del Cosenza Donato Bergamini.”, la ragazza spiega come nell’ultimo periodo lei e Denis si vedessero raramente proprio per evitare di ricadere ancora nella storia finita da tempo. Nel mese di Novembre sottolinea la Internò “mi ero vista soltanto una volta, quando alle ore 16 di oggi (18 Novembre 1989, ndr) ha telefonato alla mia abitazione chiedendomi di uscire con lui perché doveva dirmi delle cose importanti. Infatti alle ore 16.30 si è presentato sotto la mia abitazione con la sua auto Maserati e siamo usciti. Appena partiti mi ha chiesto di essere accompagnato a Taranto.”, secondo la ragazza Bergamini si era stancato di stare in Italia e voleva andare via. Il racconto prosegue con la descrizione del controllo da parte dei carabinieri in un posto di blocco. “[…] siamo nuovamente partiti verso Taranto. Dopo qualche chilometro dal casello di Roseto, Donato ha fermato la Maserati in uno spiazzo sulla destra e ci siamo messi nuovamente a discutere […]. Dopo una lunga discussione ove mi era parso di averlo convinto a tornare a Cosenza, a un tratto è sceso dall’auto senza indossare il giubbotto […]”. Da questo momento in poi, inizia la descrizione del tuffo che Denis avrebbe fatto per gettarsi volutamente sotto al camion: “[…] mi rivolse un ultimo sguardo, mi sorrise, fece due passi innanzi e si tuffò sotto le ruote di un grosso automezzo che stava sopraggiungendo”. Continua poi con la storia del passante (mai rintracciato, ndr), che l’accompagnò a fare le telefonate (LEGGI L’ARTICOLO). Oggi, dopo l’autopsia fatta troppo in là, dopo la ricostruzione degli investigatori, quella versione non regge più e non resta che domandarsi perché. Perché Isabella menti? Denis passò davvero a prenderla quel pomeriggio oppure lei lo vide già morto? E se qualcun altro ha ucciso Denis, perché coinvolgere lei? Tante domande, ciascuna delle quali può avere più risposte, ma una sola è quella vera. Si scoprì, solo dopo che Isabella era rimasta incinta di Denis e che nonostante la proposta di lui di tenere il bambino, lei aveva deciso di interrompere la gravidanza. Un legame, quello tra i due, che certamente andava oltre la storia d’amore tormentata. Si parlò della gelosia di Denis per una sua vecchia storia con un altro calciatore. Gelosia smentita dal suo più caro amico all’interno della squadra. “Denis Geloso? Ma no, lui ne aveva tante…”. E allora? E lei perché poi, il giorno del funerale chiamò Padovano, uno dei compagni di squadra di Denis, per parlare con lui separatamente? E perché nelle sue dichiarazioni figurano solo la chiamata alla madre e all’allenatore se invece chiamò anche Francesco Marino, altro giocatore cosentino? A tutte queste domande, a tutte queste incongruenze, non ultima la storia del trasferimento in un altra nazione, con che soldi? Con quali documenti? E perché avrebbe chiesto a lei di seguirlo fino a Roseto se poi avesse voluto andare via? A tutto questo si cerca una risposta. Ma soprattutto, a meno di non essere impazzito perché un calciatore avrebbe dovuto lasciare spontaneamente il ritiro, conoscendone le conseguenze? E ancora un ultima domanda, se lei ha mentito, come risulta dalle indagini, come ha fatto per 24 anni a portarsi dentro un così grande segreto? Cosa c’è dietro? Queste e certamente tante altre domande il procuratore Giacomantonio, di Castrovillari, avrebbe voluto farle all’interrogatorio, ma lei non si è presentata. Continua il silenzio, nonostante sia stata accertata la menzogna, nonostante siano trascorsi 24 anni, nonostante la famiglia di Denis continui a chiedere la verità. Nonostante tutto, continua il silenzio. (clava)

(4 – continua)

 

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