
ti fa sentire inerme, chiedendoti il perché di tanta sofferenza.
Loro, i migranti, fuggono dalle difficili condizioni di pericolo che vivono nei loro paesi d’origine. Interi nuclei familiari, che vanno via da fame, guerra e disperazione.

L’ultimo sbarco, in ordine di tempo, proprio ieri sera. Sono arrivati in 226 al porto di Reggio Calabria dove si è subito messa in moto la macchina operativa dei soccorsi che ha accolto uomini, 102, donne (una quarantina di cui due in gravidanza) e 79 bambini. Dopo sono stati trasferiti al centro di accoglienza allestito per l’occasione al Palazzetto dello Sport di Pellaro, dove sono arrivati su quattro pullman dell’Atam, l’ultimo alle 22:45, scortato dalla Polizia. Hanno trovato da mangiare, da bere, vestiti, scarpe e giocattoli per i più piccoli. Ora stanno tutti bene. Il ricovero agli Ospedali “Riuniti” si è reso necessario solo per due bambini: “uno per febbre alta ed un altro per malattia esantematica”, ci ha spiegato uno dei tanti pediatri presenti ieri sera a Pellaro.

I primi a scendere dal pullman sono due bambini, probabilmente fratelli, non accompagnati da alcun genitore. Si tenevano per mano dandosi forza e coraggio l’un l’altro, ma non sembrava avessero paura. Al contrario, si poteva ammirare la loro forza.

Non avranno avuto più di vent’anni in due. Dopo di loro anche diversi nuclei familiari. Papà e mamma sorridono ai loro bambini, come se fossero arrivati in una località di vacanza, quella vacanza tanto attesa e desiderata. Anche a rischio della vita. Ma oltre al papà c’è anche il marito che sorregge la moglie provata del viaggio, la ragazza che tiene in braccio due bimbe e poi altre due donne visibilmente stanche, che hanno creduto di morire durante la traversata, pensando impossibile arrivare vive sulla terra ferma.

E ancora, tanti giovani uomini con uno zaino sulle spalle, o un borsone. Non guardano nessuno negli occhi e camminano a testa bassa. Indossano, per la maggior parte, la tuta, ed entrano in fila al Palazzetto, sotto gli occhi incuriositi e increduli delle gente che si pone, a posto loro, mille domande pensando a quanto siano fortunati. Stanno in silenzio, composti.

Qualcuno ha ancora il giubbotto salvagente in mano, qualcun altro una foto o dei vestiti in una busta di plastica ma tutti hanno la voglia matta di una nuova vita. A guardarli sembrano essere tutti di passaggio e ti fanno capire che non hanno intenzione di fermarsi qui.
Intanto attorno ai migranti, per la maggior parte siriani ed egiziani, si è stretta l’intera comunità pellarese: cittadini, associazioni, professionisti che hanno prestato soccorso portando quanto necessario per le 226 persone che ce l’hanno fatta, almeno per il momento.
Come quei 79 bambini, nei cui occhi rimane incredulità, stupore. ‘’Occhi pronti per partire verso nuovi mondi da scoprire’’. Basta poco, canta la Vanoni: “Gli occhi dei bambini sanno raccontare storie di terre lontane senza nome. Occhi che hanno visto la miseria della vita, ne portano il peso tra le dita. Basta poco”.
Intanto attorno ai migranti, per la maggior parte siriani ed egiziani, si è stretta l’intera comunità pellarese: cittadini, associazioni, professionisti che hanno prestato soccorso portando quanto necessario per le 226 persone che ce l’hanno fatta, almeno per il momento.
Come quei 79 bambini, nei cui occhi rimane incredulità, stupore. ‘’Occhi pronti per partire verso nuovi mondi da scoprire’’. Basta poco, canta la Vanoni: “Gli occhi dei bambini sanno raccontare storie di terre lontane senza nome. Occhi che hanno visto la miseria della vita, ne portano il peso tra le dita. Basta poco”.
Natia Malaspina




