quanto riportato nell’articolo di stampa del 30 luglio 2013, dove i 40 imprenditori aderenti al “Comitato Nuova Perla dello Stretto” dichiarano che “fermamente convinti nella rinascita del Centro Commerciale, hanno realizzato importanti investimenti in termini economici e morali diretti al ripristino di una realtà indubbiamente nevralgica ecc.ecc.”, sostengono :
Non entriamo nel merito agli importanti investimenti, in termini economici e morali, per quel che risulta si è costituito un Consorzio con sole 18 persone, non villesi, almeno sulla carta, che hanno versato come quota di partecipazione per ogni singolo associato cinquemila (5.000.00) euro.
Lo stesso consorzio è assolutamente impossibilitato a norma di Legge ed anche sotto l’ aspetto dell’ etica professionale e comportamentale di una sana e vera impresa, a realizzare alcun investimento in quanto la struttura “Ex Fiat” o “ex Perla dello Stretto” è di esclusiva proprietà della Unicredit Leasing. Un Istituto Bancario che si è ripreso l’immobile sul fallimento di un’ impresa che prima di aprire a Villa San Giovanni prosperava nella vicino Reggio Calabria.
Tutte le aziende presenti nel territorio di Villa San Giovanni, Campo Calabro, Fiumara di Muro, Catona, Gallico, Scilla, Bagnara sarebbero, nuovamente costrette a subire gravi danni economici con conseguente perdita di posti di lavoro a causa dell’apertura illegittima del Centro Commerciale “La nuova Perla dello Stretto”.
La situazione di diffusa illiceità amministrativa e contrarietà agli interessi della popolazione Villese non è certamente “presunta” e non può quindi ne la politica ne i diversi uffici competenti fare finta di niente e proseguire nel permettere una ulteriore irregolare e spregiudicata apertura di un “Centro Commerciale” .
L’amministrazione locale non può, inoltre, non tenere in considerazione quanto è accaduto e sta accadendo nella maggioranza delle città italiane rispetto alla scelta del rilascio di nuove licenze per centro commerciale. Indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni, da nord a sud da est ed ovest, la politica sceglie di non autorizzare più aperture di nuovi centri commerciali. Milano, ad esempio, sceglie di non autorizzare nuoci centri, la Capitale blocca nuovi centri commerciali e spinge le “Case dell’ Artigianato”, Alessandria propone in alternativa ai centri commerciali centri per “Cultura e Sport”, Palermo blocca nuove aperture e propone i Prusst ecc.ecc. Le associazioni di categoria insorgono e bocciano ovunque nuove aperture così come dichiarato dalla Confesercenti, dal Confed Nazionale Artigianato, dalla FederStrade ecc.ecc.
I centri commerciali si sono rilevati investimenti fallimentari non solo da un punto di vista imprenditoriale visto che molti di essi hanno già chiuso ed altri sono in vendita in tutta Italia, ma anche per l’effetto lesivo e controproducente avuto nel territorio dove sorgono per mancanza, fra l’ altro, di una corretta e obbligatoria programmazione e pianificazione urbanistico-commerciale.
Occorre prevenire altre analoghe affrettate situazioni che possono aggravare la crisi economica e commerciale delle aziende presenti sul territorio così come avvenuto in tutte le città di Italia e così come già avvenuto a Villa con la “ex Perla dello Stretto”. La nuova struttura a cui il comune dovrebbe rilasciare la licenza unica per Centro Commerciale risulterà inconfutabilmente dannosa per le attività storiche commerciali e artigianali del posto e porterà come avvenuto in passato alla creazione di “nuovi precari” passando attraverso la creazione “di nuovi disoccupati e aziende storiche chiuse” danneggiate dal nuovo centro commerciale che come ha voluto dimostrare nella sua già vissuta apertura (in modo illegittima e priva di autorizzazioni) non ha alcun ragione di impresa per immaginare che una struttura così grande e imponente possa resistere ai costi di gestione e durare a lungo in considerazione, fra l’altro, della grave e indiscussa crisi e il calo demografico villese e dell’interland.
La politica non può consentire che si ripeta l’esperienza passata, vissuta con dolore da tutte le aziende a conduzione familiare che, per decenni svolgevano attività commerciale sul territorio villese e dintorni. Medie e piccole imprese che hanno subito prima il danno della concorrenza del centro commerciale e poi la beffa perché lo stesso dopo aver provocato ferite importanti al tessuto economico e produttivo dell’ Hinterland villese ha chiuso.
Noi del COMITATO ESERCENTI ATTIVITA’ COMMERCIALI “I SOPRAVVISSUTI” DI VILLA SAN GIOVANNI chiediamo il rispetto assoluto delle Leggi e nello specifico che venga rispettata la legge nel procedimento amministrativo che riguarda la pratica della “Nuova Perla dello Stretto” e domandiamo alle autorità competenti e politiche: quale è la novità locale che può far pensare una diversa e migliore riuscita del Centro Commerciale rispetto al passato considerando che di nuovo c’è obiettivamente solo la crisi e una diminuzione demografica? Cosa potrebbe spingere l’amministrazione di un paese di 13.000 abitanti come Villa San Giovanni, con infrastrutture di viabilità inadeguate e con un alto tasso tumorale dovuto, probabilmente, per come ritengono i nostri nove medici di medicina generale, all’inquinamento dei mezzi meccanici provenienti da e per la Sicilia, a rilasciare l’ autorizzazione all’ apertura nel centro della città in contrapposizione al resto dell’Italia, ma soprattutto dopo aver vissuto la sofferenza e le gravi ferite delle aziende presenti nella propria cittadina subite proprio dall’apertura dello stesso centro che poi ha comunque chiuso.




