scelta e di non scendere a compromessi. Riacquistare una coscienza civile, lottare per la piena affermazione dei diritti dei cittadini.
Tanti, i temi che sono stati affrontati e sviscerati nel corso dell’incontro che si è svolto nella Casa del Pellegrino, Santuario di Riace, nell’ambito delle iniziative dei Campi della Legalità 2013 (28 luglio-3 agosto) promossi da Cgil, Spi Cgil Rc-Locri e Arci Rc, in collaborazione con Libera.
Alla tavola rotonda sul tema “Amministratrici resistenti” hanno partecipato: Domenico Lucano, Primo cittadino di Riace; Maria Carmela Lanzetta, già sindaco di Monasterace; Maria Antonietta Sacco, assessore di Carlopoli; Mimma Pacifici, Segretario Generale Cgil Rc-Locri.
Questi amministratori della cosa pubblica hanno parlato, di fronte ai ragazzi e ai volontari dello Spi Cgil di Bologna, non solo del problema ‘ndrangheta ma, soprattutto, della necessità di affrontare le proprie paure, di denunciare, di “fare i nomi”. Nonostante siano tutti esponenti di un mondo politico-istituzionale che, tra mille difficoltà, cerca di derimere le questioni territoriali (da quelle più semplici a quelle più complesse), i loro racconti sono stati una finestra su una realtà, forse troppo spesso, lasciata da parte.
Questi rappresentanti delle Istituzioni che, quotidianamente, cercano di “vivere nella normalità”, sono coloro i quali debbono lottare – giorno dopo giorno – contro la ‘ndrangheta, contro le logiche di sopraffazione, di soprusi e di violenza. C’è chi, come Maria Carmela Lanzetta, ha deciso di lasciare il suo incarico (secondo mandato da Sindaco di Monasterace) perché un suo stesso assessore non ha votato la delibera di Giunta che vedeva il Comune in prima linea, come parte civile, in un processo di ‘ndrangheta. O ancora, chi, come Domenico Lucano si scontra contro l’atteggiamento mafioso di personaggi locali che non accettano la politica di accoglienza che ha fatto di Riace un esempio di integrità, di ospitalità e affermazione dei diritti.
Buoni amministratori che hanno portato il concetto di servizio, di nuovo, nella vita dei propri cittadini. È il caso dell’assessore di Carlopoli, Maria Antonietta Sacco, che – insieme al suo Sindaco e agli altri eletti – ha riaffermato la libertà degli aventi diritto al voto: i cittadini devono e possono interloquire con l’Ammnistrazione comunale, “chiedendo dei diritti e non dei favori”.
Un incontro a tutto tondo in cui si è parlato anche dello Stato, del ruolo dei partiti, del rispetto delle Leggi e dei Regolamenti. Della dignità derivante da un lavoro onesto e retribuito. Della funzione democratica che si esprime allorquando un Comune viene sciolto per mafia, perché “è lì – ha detto Mimma Pacifici, Segretario Gen. Cgil Rc-Locri nel corso del suo intervento – che lo Stato esplica la propria funzione, facendo meglio il ruolo che la politica non ha svolto. Di fatto, fallendo”.
Le difficoltà di una terra, quella calabrese, che ha: carenze infrastrutturali (vedi l’autostrada 106 e diminuzione del numero dei treni di collegamento regionale); un deficit sanitario (vedi Ospedale di Locri); una pressante infiltrazione criminale (vedi percentuale dei Comuni commissariati); una politica-istituzionale assente.
Un quadro a tinte fosche ma che serve – ha spiegato Mimma Pacifici – “per farci reagire. Per non abbandonare la speranza di poter costruire un futuro migliore”.
Questo è l’esempio che, giornalmente, i testimoni di buona amministrazione hanno dato e continuano a dare. La capacità di un riscatto è possibile. Questo è il messaggio che è emerso dalle loro parole.
Ma lo si può fare se si pone un solco tra la cattiva popolazione e la cittadinanza onesta. E lo si fa partendo da un presupposto: non basta esprimersi solo attraverso il voto. Per essere un vero cittadino serve partecipazione. Serve “usare” la propria voce. Serve continuità di azione.
Costruire una città diversa, un clima culturale migliore si può. Anche in Calabria, dove avere la normalità non è più un miraggio, ma un progetto concretamente raggiungibile.
Spi Cgil Rc-Locri Arci Comitato territoriale RC




