
di Claudio Labate – La scena è quella a cui la cittadinanza assiste ormai da troppo tempo. Le camionette della Polizia,
e della Guardia di Finanza, anche questa mattina presidiano l’agorà cittadina. Quella Piazza Vittorio Emanuele, più comunemente indicata con il nome di Piazza Italia, che è ormai considerata una polveriera pronta ad esplodere, simbolo di una Reggio che non ci sta a subire nuove mortificazioni. A maggior ragione se si parla di lavoro.
La presenza delle forze dell’ordine fa pensare ad una nuova “invasione” dei lavoratori della Multiservizi. E invece in piazza scendono direttamente i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Che inscenano una protesta senza precedenti, incatenandosi proprio davanti alla Prefettura, in attesa di essere ricevuti dal Prefetto Vittorio Piscitelli e trasferire la vertenza sui tavoli romani. L’aria che si respira è pesante. I segretari hanno deciso di metterci la faccia direttamente, provando a calmare gli animi dei lavoratori che si sentono sempre più abbandonati. D’altra parte di buon mattino le maestranze della società miste hanno tenuto un’assemblea con le organizzazioni sindacali che hanno informato i lavoratori dell’esito dell’incontro che gli stessi hanno avuto ieri sera a Palazzo San Giorgio con la terna commissariale. E le notizie, tanto per cambiare, non sono certo rassicuranti, visto che da Panico & Co. non sono giunte le risposte che i segretari sindacali si aspettavano.
Il Comune, infatti, ha deciso di intraprendere la strada dello spacchettamento dei servizi procedendo, finchè non saranno pronti i relativi bandi, all’affidamento diretto attraverso la procedura di ‘’somma urgenza’’ a tre o quattro aziende locali per cifre non superiori a 200 mila euro ciascuna. Il primo comparto a farne le spese sarà quello della manutenzione stradale, e quindi una trentina di lavoratori. I dubbi delle organizzazioni sindacali, che continuano ad invitare ala calma i lavoratori, si concentrano ovviamente sulla forma, che diventa sostanza in un panorama economico sociale, quello cittadino, che non fa certo sorridere le famiglie reggine. Anche perché i lavoratori che transiteranno nelle società che verranno individuate lo faranno per forza di cose con un contratto a tempo determinato.
Così, intorno alle 10 di questa mattina Mimma Pacifici (Cgil), Mimmo Serranò (Cisl), Pino Zito e Santo Biondo (Uil) e Angelo Chirico (Ugl) si sono presentati puntuali all’appuntamento con l’ennesima puntata di una vertenza infinita. Si dicono “logorati e incazzati neri” e inquadrano la protesta quale “dimostrazione di quello che stanno subendo i lavoratori”. Denunciano insomma di sentirsi con le mani legate davanti ad una vertenza che potrebbe mettere nei guai qualcosa come 280 lavoratori.
Mimma Pacifici è un fiume in piena. Denuncia la sordità delle istituzioni di fronte all’allarme sociale derivante dalla vicenda: “Abbiamo provato ad informare di tutta la questione l’intera deputazione calabrese, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Abbiamo chiesto più volte al prefetto di riceverci per un confronto necessario, ma non ci ha mai risposto. Noi siamo per la pace sociale e lo abbiamo ribadito nell’assemblea di questa mattina, ma la città e i lavoratori si sentono traditi dallo Stato e dai Commissari”.
Insomma per i sindacati un’altra soluzione è possibile. Nonostante fino al momento non ci sia stato verso di cambiare la situazione esistente. Mimmo Serranò d’altra parte ricorda come dalla sera alla mattina l’ultimo accordo che sembrava cristallizzato, dalla sera alla mattina è stato puntualmente disatteso. “Ieri sera abbiamo ribadito che abbiamo delle proposte e che vorremmo continuare a confrontarci. Dall’altra parte non hanno accettato di prendere in considerazione che esiste una situazione economico sociale talmenete delicata da poter suggerire un rinvio alla conclusione di questa vicenda”. Serranò spiega anche l’idea dei sindacati che è quella di far transitare intanto i lavoratori di Multiservizi all’interno della Sati, unica società in house del Comune, e poi provvedere alle formule adatte per garantire i servizi essenziali e soprattutto i livelli occupazionali. Perché lo spauracchio è quello della Cassa integrazione, già di per sè satura. “Per questo – conclude Serranò – vogliamo arrivare a Roma. All’epoca dello scioglimento dissero che non avrebbero abbandonato la città, ma lo Stato anche oggi, con questo dispiegamento di forze, dimostra di avere paura”.
Santo Biondo da parte sua contesta in toto il “programma” che si è data la terna commissariale che “non tende ad occuparsi dei lavoratori” lamentando il pericolo di “forme di caporalato legittimate dallo Stato”. Per lui “le sorti della città non possono essere decise soltanto dai Commissari, ma ci vuole più Stato e più salvaguardia”. Dello stesso avviso anche Pino Zito che parla di “delusione totale”, lamentando l’assenza di un qualsivoglia atto positivo: “La verità – dice amaramente – è che siamo caduti dalla padella alla brace”.
Angelo Chirico condanna l’accelerazione data alla privatizzazione da parte dei Commisari: “I sindacati e i lavoratori – dice – sono gli unici a non avere responsabilità in questa vicenda. Il gesto di oggi vuole significare che abbiamo le mani legate e che così non si può più andare avanti”.
La mattinata scorre. I segretari sotto il calore di un sole cocente aspettano che da palazzo del Governo qualcuno li chiami. Aspettano, finchè non riceveranno risposte alle richieste inoltrate ai Ministeri competenti e alla delegazione parlamentare calabrese per la costituzione di un tavolo di trattativa
nazionale sulla questione delle società partecipate del Comune reggino.




