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Processo-Fallara: la verità di Scopelliti

23 Agosto 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 6 minuti
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scopelliticedir27mag

di Claudio Labate – ‘’Non ho competenza tecnica per entrare nel merito del Bilancio. C’è un assessor

e che deve redigere il bilancio insieme al suo dirigente, e la sua approvazione avviene su proposta dell’assessore stesso. Oggi è facile dire che c’era un problema di Bilancio, ma mi domando chi doveva rilevarlo, il sindaco? O gli organi tecnici? La Corte dei Conti ci ha sempre approvato i bilanci chiedendoci dei chiarimenti ai quali noi abbiamo puntualmente risposto.  Il Bilancio è un atto collegiale, in aula si esprimono 40 voti. Il mio voto è uguale agli altri 39. Ma io sono qui a rispondere alle vostre domande, e non vedo gli altri 39’’.
Sta probabilmente in questi concetti il nocciolo della strategia difensiva del Governatore Giuseppe Scopelliti nell’ambito del ‘’Caso Fallara’’.
La politica, detta in altre parole, dà solo gli indirizzi, poi sta ai tecnici e ai burocrati accertare se gli obiettivi dati dalla politica ai dirigenti, siano stati raggiunti e in che maniera.
E d’altra parte Scopelliti non si scompone, sembra a suo agio per tutta la durata dell’udienza. Risponde alle domande del Pm Sara Ombra e a quelle del Giudice Olga Tarzia, senza cadere in contraddizione. Pochi i ‘’non ricordo’’ che invece hanno costellato diverse testimonianze nel corso di questo processo. E, quando l’argomento risulta complesso, il governatore riesce a buttala in politica. Ridimensionando il tutto a pure questioni dialettiche, magari abusando un po’ troppo del concetto ‘’tutti i Comuni lo fanno’’, ma che lo aiutano a districarsi meglio nella sua esposizione. Merito suo, o demerito del pm, probabilmente non brillante come in altre circostanze, saranno i posteri a dirlo. Fatto sta che Scopelliti sembra essersi aggiudicato il suo match, riuscendo a mettere a segno anche alcune delle sue proverbiali frecciatine, non solo ai grandi accusatori dell’affaire Fallara (Naccari e Romeo), ma anche alla stampa e all’ex facente funzioni Raffa. Proprio quest’ultimo viene descritto con l’unica preoccupazione di ‘’suggerire’’ quale impresa pagare a Nucera, dirigente che prenderà il posto della fallara per un periodo breve, convinto da Scopelliti: ‘’Furono i rappresentanti della giunta a chiedermi di contattare il dirigente. Ma anche Raffa mi chiese aiutoLo feci da ex sindaco, da governatore e da capo del partito di maggioranza. Ci incontrammo a Palazzo San Giorgio e lui accettò’’.

Peppe e Orsola da amici d’infanzia a nemici
‘’Quello con la Fallara è un rapporto antico – racconta Scopelliti – che nasce quando eravamo adolescenti. Poi, dopo gli studi universitari, ci siamo ritrovati a condividere un percorso. Io la chiamai alla guida del Settore Finanze del Comune perché era una persona di qualità, molto apprezzata e capace di fornire sempre una risposta ai suoi interlocutori’’. Dunque un rapporto che si basava su una fiducia, potremmo definire illimitata, fino a quando non scoppiò il caso delle autoliquidazioni e delle anomalie riscontrate nel bilancio.
Una fiducia che Scopelliti collega anche ad alcune azioni della stessa Fallara, definita ‘’donna coraggiosa’’ quando denunciò di aver ricevuto una lettera estorsiva che avvertendola di una presunta indagine a suo carico chiedeva del denaro in cambio di un insabbiamento. ‘’Una donna che dimostrò di voler andare fino in fondo non temendo nulla, in una città come Reggio Calabria’’.
Tuttavia, capace di commettere un reato a proprio vantaggio, sotto il naso di tutti: politici e burocrati. ‘’Era anche una persona sola, in balia di una fase difficile della propria vita, segnata dalla separazione con il marito, con la figlia che viveva fuori città e con non buoni rapporti familiari’’. Ed è proprio in questo contesto, secondo Scopelliti, che matura il reato: ‘’Forse era convinta di poter gestire da sola le sbavature del Bilancio, e si è concessa questi errori che sono poi apparsi inconcepibili. Certo, se li avessi scoperti io, sarei stato il primo a denunciarla’’.
Così Scopelliti rimarca che fino alla seconda metà del 2009 non vi furono problemi di sorta, né nulla faceva presagire al peggio per le casse comunali. A testimonianza di ciò, quando il pm vira sulla questione ‘’distrazione di somme’’, il Governatore ricorda il recupero (nel 2008), grazie anche alla Fallara, di 33 milioni di euro provenienti dal Ministero di Giustizia e che servirono ad impattare le prime richieste dei creditori. E poi ancora i 10 milioni di premialità che il Ministero dell’Economia riservò ai comuni più virtuosi, tra cui Reggio, in tema di bilanci. Insomma fatti, questi, che per dirla con l’ex sindaco ‘’infondevano una certa tranquillità’’.
Un rapporto, quello tra Scopelliti e Fallara, che si interrompe bruscamente con l’articolo apparso sul CorSera che denunciava quanto stava accadendo in riva allo Stretto. “Quando lessi l’articolo chiamai la Fallara che mi disse che si era liquidata 80 mila euro in 8 anni. In quei giorni il Centrosinistra denunciò quelle autoliquidazioni. Io provai a chiamarla, ma non mi rispondeva. Poi in un sms mi scrisse ‘è tutto vero’. Allora le scrissi in un sms di rispondermi che era importante e lei mi scrisse che non lo faceva perché si vergognava. Io gli risposi che doveva vergognarsi prima’’. I rapporti tra i due si interrompono da novembre 2010 ‘’perché – dice Scopelliti – non pensavo potesse arrivare a fare cose del genere’’. Ma all’ex sindaco reggino torna utile anche quello che la stessa Fallarà disse nell’ormai conferenza stampa che fece da preludio al suo suicidio. “Presidente al minuto 64 di quella conferenza stampa disse che doveva chiedere scusa alla famiglia e al Scopelliti, perché ‘ho agito – disse – non nel rispetto dei suoi principi. Aggiungendo che era più di un mese e mezzo che non si sentiva col governatore’’. A questo punto viene chiesto come mai la Fallara ebbe quel ravvedimento, e Scopelliti: ‘’Penso che la Fallara si sia trovata di fronte ad un’attenzione mediatica senza eguali. Fu letteralmente bombardata ed era una persona debole. Fu spinta al suicidio da quella campagna mediatica’’.

‘’Non sapevo cosa firmavo’’
Ma Orsola Fallara sul lavoro era, per Scopelliti, un ‘’insegnamento di dedizione’’. Anche se a livello caratteriale non si faceva amare da nessuno (vedi caso Veneziano che ‘’chiese lui – dice il governatore – di essere trasferito’’) non si faceva valutare nel suo lavoro e spesso non evadeva le richieste provenienti dai vari settori. In ogni caso, sollecitato dalle domande del pm circa l’opportunità di sostituirla visti i cattivi rapporti testimoniati da altri testi Scopelliti sostiene che ‘’non ci fu mai un caso specifico in cui la maggioranza mi disse che la dirigente non era in grado di affrontare il suo ruolo’’.
Fu lei, secondo il racconto dell’ex sindaco, a introdurre il criterio dei pagamenti alle imprese in ordine cronologico, ma anche a proporsi quale rappresentante dell’ente nei contenziosi tributari. Rispetto al punto Scopelliti racconta di averne parlato con la stessa Fallara che lo rassicurò sul fatto che poteva farlo e di fatto dando avvio alla gestione personale del Contenzioso: ‘’Arrivavano alla segreteria del sindaco faldoni di 300/400 provvedimenti. Venivano registrati in entrata e in uscita e tutti professionisti erano registrati alla segreteria del sindaco. Io non sapevo cosa firmavo, e non sapevo a chi lo firmavo’’. Da qui Scopelliti fornisce un altro dato: ‘’La Fallara tra il 2008 e il 2010 si liquidò parcelle per 160 mila euro, ma dopo, quando andai via io se ne liquidò 620 mila”. E secondo l’esposizione di Scopelliti, fu questo l’elemento che spinse il segretario generale ad avvertire Raffa: ‘’Finalmente – sottolinea Scopelliti – qualcuno si accorse di quello che faceva la Fallara. Se il problema il segretario se lo fosse posto prima il problema sarebbe stato affrontato”.
Infine: ‘’Non c’è dubbio che c’erano una serie di rilievi che dimostrano una particolare gestione del Bilancio, ma io le ho apprese soltanto dopo’’.

L’opposizione e la Corte dei Conti
Nell’esame del teste il Pm e, a più riprese, il giudice Tarzia hanno provato a scavare nelle amministrazioni Scopelliti per capire se c’erano state avvisaglie di crisi economica. L’ex sindaco, da parte sua ha dipinto il contesto generale di crisi, dettato tra l’altro dai minori trasferimenti erariali. Il che faceva ricondurre il tutto ad una mera contingenza. Così, sui fondi vincolati Scopelliti sostiene: ‘’Non ho mai avuto contezza del loro utilizzo, anche perché emersero solo dopo l’ispezione, ma se si è verificato c’è una responsabilità diretta e personale del dirigente’’. Sul debito Enel ‘’che nasceva da un minore trasferimento operato dalla Fallara, non è vero che era stata sospesa l’erogazione pomeridiana nelle scuole. L’Enel venne a Reggio e trovammo una soluzione’’. Le criticità di Acquereggine? ‘’Si sono appalesate soltanto dopo che io non ero più sindaco’’. E i contributi alle parrocchie cittadine? ‘’Non ho mai elargito in maniera diretta. Io mettevo, in ogni richiesta avanzata dai parroci, una sigla e una somma sulla base delle esigenze rappresentate’’.
Giudice e Pm gli fanno notare che però l’opposizione e la Corte dei Conti si accorsero che qualcosa non andava bene. Rispetto alla Corte dei conti la linea seguita da Scopelliti è che la Corte fa rilievi perché è deputata a questo. Ma anche che ai rilievi, a cui si è risposto, non è mai seguita una fase conseguenziale. Quindi, vanno considerati prassi.
Rispetto all’opposizione, Scopelliti sostiene che “tranne che per il primo bilancio della mia amministrazione, Naccari minacciò sistematicamente i consiglieri di maggioranza che votando il bilancio avrebbero risposto patrimonialmente. Una testimonianza di una contestazione che si ripeteva nel tempo”.  Aggiungendo: Conosco le regole della buona politica e rispetto ad un problema serio la minoranza chiede un incontro ufficiale al sindaco. Cosa che non è mai avvenuta’’. La Pm fa notare che al sindaco ne parlò Sebi Romeo. Scopelliti fa spallucce e chiude serafico: ‘’Romeo non ha alcun titolo di studio per fare queste analisi’’.

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