Di seguito il comunicato stampa:
Il clima di grande confusione che caratterizza l’attuale momento politico, sia nazionale che locale, sprona tutti noi a riflettere sulla credibilità del sistema politico. Esistono ancora i partiti ? Una
domanda, tante risposte. Ognuna mira alla legittimazione di questa o quella formazione, di questo o quel movimento che, secondo i leader, gli attivisti o i simpatizzanti è l’unico in grado di governare, di fare gli interessi della collettività, di battersi per la democrazia e la giustizia sociale. “Siamo noi – sentiamo dire da più parti – sempre e in ogni caso migliori degli schieramenti opposti”. Un’autoreferenzialità amplificata dai mass media che, purtroppo, appaiono svuotati dalla funzione di formare l’opinione pubblica attraverso una corretta e obiettiva informazione. E quando il malcontento e la sfiducia del cittadino verso i singoli partiti o le coalizioni provocano fenomeni come il “grillismo” siamo tutti pronti a stracciarci le vesti e diventare alfieri dell’ipocrisia. Già, il movimento “5 stelle”, prototipo di qualunquismo che abilmente cavalca la tigre del disagio, rinfacciando ai “professionisti” della politica l’incapacità di affrontare i veri problemi del Paese. Così facendo riceve il consenso, come peraltro è avvenuto alle ultime elezioni politiche, ma dopo l’ubriacatura del risultato elettorale demonizza gli altri rappresentanti eletti, pretendendo, addirittura, di assumere in esclusiva la funzione di governo. Siamo al qualunquismo dei seguaci di Grillo mentre gli altri partiti, dal centrodestra al centrosinistra, passando per il centro, continuano a scontrarsi, a porre veti, a sputare sentenze, a lanciarsi insulti, dimenticando le gravissime difficoltà del momento. Gli italiani sono stanchi dei tagli, dello smantellamento dello stato sociale, dei sacrifici loro imposti dai privilegi delle varie caste e della subalternità del mondo nei confronti del capitalismo finanziario. Oggi tutti richiedono a gran voce una nuova legge elettorale in grado di aiutare gli italiani a scegliersi i propri rappresentanti. Nei fatti, però, si fa di tutto pur di non raggiungere un accordo finalizzato al varo di alcune riforme ormai indispensabili, prima di affidarsi alla reale sovranità popolare. L’establishment politico, addirittura, dimentica il vecchio cavallo di battaglia del federalismo per esibirsi nella ricerca di altri sistemi, come le macro regioni. Tutti parlano di riduzione dei costi della politica, ma la rinuncia dei privilegi è dura a morire, come se gli sprechi del sistema italiano cessassero con la soppressione delle sole province. In questo scenario si lascia spazio a quanti vorrebbero dividere l’Italia come se il Risorgimento, l’ antifascismo, le guerre, la ricostruzione, le lotte per le conquiste sociali e l’eliminazione dei privilegi di classe non fossero mai esistiti. Penso al federalismo fiscale , per esempio, come strumento per agevolare lo sviluppo locale in cui per ogni programma sono necessarie le preventive risorse che i governi locali hanno l’obbligo di recuperare sul territorio, ma senza l’imposizione di nuovi tributi. Restiamo in Calabria: una regione che, più di ogni altra, è alle prese con enormi difficoltà sociali, economiche e occupazionali. Siamo la terra con maggiore povertà -secondo una recente indagine – e con un ritardo strutturale che, praticamente, ci taglia fuori dalla competizione anche con le aree più degradate dell’Unione Europea. Anche da noi il litigio, la contrapposizione tra e all’interno di partiti sono il motivo ricorrente del panorama politico – amministrativo. L’egoismo personale, infatti, prevale sul bene comune. Anche qui assistiamo ad una guerra di tutti contro tutti, acuita in occasione di una nuova pioggia di danaro, di cui siamo, spesso, nell’impossibilità ( forse nell’incapacità) di spendere nonostante le pompose dichiarazioni tese a far credere il contrario. Una classe dirigente lungimirante, diversamente da quella che è stata l’artefice del meridionalismo piagnone, ha l’obbligo di programmare il futuro con un modello di sviluppo che coinvolga l’imprenditoria locale eliminando, innanzitutto le storiche cristallizzazione assistenzialiste e clientelari. Il tutto, ovviamente, rendendo conto ai cittadini che vanno responsabilizzati e non già emarginati rispetto alla scelte tese a creare occupazione e sviluppo.
Demetrio Cara
Consigliere Provinciale




