Di seguito la dichiarazione:
“Non abbassiamo la guardia! Questo è l’imperativo categorico in “Spending Review Period”. Nello specifico il suddetto slogan deve servire a scongiurare la possibile chiusura di molti uffici postali di periferia, paventata negli ultimi mesi. Interpretando i bisogni delle comunità, sollecitato dai cittadini e da molti operatori del settore postale, ritengo opportuno far sentire anche la mia voce sull’ennesimo tentativo di abuso perpetrato ai danni dei cittadini meno abbienti e di molti lavoratori. Gli ultimi mesi che stiamo vivendo, infatti, ci hanno insegnato essenzialmente una cosa: da parte del Governo, non esiste più nessuna garanzia di “stato sociale”. La razionalizzazione di tutti i servizi per il cittadino avviata in modo corposo, come una mannaia, dopo il varo della “spending review”, con intervento dall’alto e colpo dopo colpo, ha visto cadere: presidi sanitari importantissimi per il territorio, istituzioni scolastiche con decisioni al limite dell’arbitrarietà, uffici giudiziari, istituti penitenziari che stanno letteralmente esplodendo per sovraffollamento, treni ad alta velocità e financo le Province. Poiché tutto ciò ai nostri governanti nazionali sembrava ancora poco, il vertice di Poste Italiane ha avuto l’ardire di comunicare la decisione, in ossequio al “risparmio della spesa pubblica”, di chiudere tutti gli uffici postali ritenuti anti-economici per l’azienda. A tal uopo è corretto precisare che, a seguito di tale decisione restrittiva, vi è stata una dura presa di posizione dei sindacati di categoria, grazie alla quale con i vertici di Poste Italiane si è giunti ad un accordo basato prevalentemente sulla sospensione della chiusura dei 1200 Uffici Postali previsti nel piano di razionalizzazione dell’Azienda. Poiché le condizioni dell’accordo fra le parti non prevedono una sospensione definitiva della chiusura di detti Uffici ma solo un rinvio del problema, sarà determinante per il prossimo futuro non abbassare la guardia! I vertici dell’azienda infatti avvieranno un confronto territoriale definito di “secondo livello” e pertanto la chiusura degli uffici sarà oggetto di trattativa, fra l’azienda e le parti sociali, nelle singole Regioni già interessate dalla riorganizzazione. La modalità prevista, oggetto dell’accordo sindacale, che in se rappresenta una momentanea vittoria per i cittadini ed i lavoratori a rischio, non deve far dimenticare ai calabresi gli “scippi” subiti, rispetto alle conquiste di democrazia e di stato sociale degli ultimi sessant’anni, compiuti dai vari governi succedutisi (soprattutto da quest’ultimo). Quindi è necessario costituire attraverso le varie istituzioni ed i sindacati una sorta di corazza a difesa di questi storici presidi di civiltà che in alcune realtà rappresentano l’ultimo baluardo della presenza dello Stato. Se, nonostante il sinergico impegno, risultasse impossibile difendere il mantenimento di qualche sede disagiata per l’indisponibilità di “Poste Italiane” a garantire l’alto costo dei fitti, una soluzione al problema potrebbe essere il coinvolgimento dei comuni, da parte della stessa Azienda, che in molti casi, disponendo della proprietà di locali, spesso inutilizzati o utilizzati male, potrebbero concederli a prezzi contenuti. I comuni potrebbero altresì contribuire a rendere economicamente autosufficienti gli “Uffici postali” arricchendo l’offerta per il cittadino, inserendovi alcuni importanti servizi attualmente svolti dall’Ente locale. Altri costi potrebbero essere abbattuti con il parziale superamento degli attuali appalti di igiene- ambientale (appalti per pulizia delle sedi di uffici postali, criticati, in alcune realtà, per come il servizio viene effettuato) che consentirebbe di attuare il servizio di igiene -ambientale a carico dei comuni, sfruttando mano d’opera interna o comunque garantendo una logistica per il servizio da effettuare migliore. Da ultimo, è giusto considerare che un ulteriore decremento, in termini numerici, degli uffici postali sulla zona ionica porterebbe al definitivo smantellamento della storica Filiale di Locri, una delle sette sedi più importanti della Calabria”.
Consigliere Provinciale – Socialista dei “Riformisti Italiani” –
Pierpaolo Zavettieri




