Possiamo intitolare così l’avventura occorsa ad alcuni nostri amici, che, a bordo di pullman (che non sanno da chi sono stati pagati), sono partiti per quelli di Cosenza, a presenziare ad un importante comizio soprinteso dal Governatore Scopelliti, pertinente – così loro sapevano – la delicata posizione economica in cui versano gli operai delle società partecipate reggine. A dire il vero, anche se a noi, immediatamente, è sembrata una circostanza alquanto utopistica, l’entusiasmo che si levava dagli sguardi dei nostri amici, ha, di fatto, eluso anche i nostri più attenti osservatori, supponendo addirittura di essere prossimi ad un miracolo.
Ahinoi (ma soprattutto ahi-loro) così non è stato. In quelli di Cosenza, di tutto si è discusso, fuorché del disagio economico in cui versano gli operai delle società miste; si è annunciato che da Cosenza parte la riscossa di tutti i moderati d’Italia ma si è omesso di far emergere il grande debito pubblico che attualmente affligge la nostra città; si è detto che “il programma politico non si inventa, si vive e questo tipo di manifestazioni di piazza, che una volta nascevano per contestare, adesso per confermare, lo dimostrano”, ma si è taciuto sui motivi che ostacolano la consegna, ovvero la divulgazione dei dati relativi al bilancio del Comune, ai cittadini di Reggio; si è addirittura osannato l’intervento del Governatore allorquando questi ha proferito “Siamo qui per cambiare, non per dare continuità agli abusi”, trascurando di comunicare ai nostri amici, operai delle società partecipate, i provvedimenti che si intendono adottare per garantire il pagamento degli stipendi arretrati (è questo l’unico motivo che ha spinto i nostri amici operai ad andare a Cosenza sacrificando la famiglia). A tal proposito vorremmo ricordare che a molti, quei soldi, servono per vivere.
Ed ecco ritornare, in nottata, i nostri impavidi amici operai, fieri di aver contribuito a far partire la riscossa dei moderati di tutta Italia, di aver vissuto, anche se brevemente, il programma politico, di essere partecipe al cambiamento e non per dare continuità agli abuso, ma soprattutto felici di poter rassicurare i propri figli che pure domani si continua a mangiare “pani cu l’ogliu”.
Comitato Nausicaa Ravagnese




