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Processo ''Epilogo'': da nuove intercettazioni conferme su intimidazione giornalista Monteleone

14 Settembre 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 5 minuti
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nava_ivan

di Claudio Cordova – Della responsabilità dei giovani Ivan Nava (nella foto), Antonino Barbaro, Nicola Pitasi e Felice Lavena (che avrebbe fornito l’autovettura necessaria per gli spostamenti)

riguardo all’incendio dell’autovettura del giornalista Antonino Monteleone sarebbe anche pleonastico occuparsi: le microspie degli investigatori, posizionate sulla Fiat 600 utilizzata per l’azione criminale, registrano, infatti, in presa diretta, le attività di appostamento, le conversazioni sul conto di Monteleone e i passaggi decisivi in cui viene appiccato il fuoco all’autovettura del giornalista, una Fiat Idea, distrutta in via Trieste a Reggio Calabria.

A rendere ancor più cristallino (e affossante) il quadro indiziario nei confronti di Nava, sono le intercettazioni ambientali che i Carabinieri di Reggio Calabria, coordinati dal maggiore Gianluca Vitagliano, registrano all’interno dell’abitazione di Ivan Nava l’1 ottobre del 2010. A parlare sono la moglie di Ivan Nava e la madre del giovane:

LAZZARINO Angela Questo bestia di Monteleone, gli ha scritto un artico …

LA FACE Felicia Eh

LAZZARINO Angela .. ad Ivan

LA FACE Felicia … incomprensibile … solo ad Ivan

LAZZARINO Angela Nooo … da quando hanno arrestato a coso … a Peppe De Stefano

LA FACE Felicia Ahhh … quando … incomprensibile…

LAZZARINO Angela questa bestia di Monteleone

LA FACE Felicia … incomprensibile …

LAZZARINO Angela Va be ma a Monteleone non lo può vedere nessuno … incomprensibile … Carabinieri

LA FACE Felicia … incomprensibile … però che ha fatto. Quando Ivan Ivan … incomprensibile … lui che ha fatto, lo ha spinto, lo ha spinto … incomprensibile …

LAZZARINO Angela No, gli ha scritto, gli ha scritto che è arrogante

LA FACE Felicia che è arrogante …

LAZZARINO Angela … cioè con quale cosa

LA FACE Felicia … incomprensibile …

LAZZARINO Angela No, non lo ha chiamato proprio, se ne è strafottuto

LA FACE Felicia … incomprensibile… allora …

LAZZARINO Angela Quando gli hanno bruciato la macchina se ne è andato a “Unomattina”, questa bestia! ….

LA FACE Felicia … incomprensibile …

LAZZARINO Angela … e ha detto: “mandatemi 5 euro che devo fare la colletta che me la devo comprare

LA FACE Felicia Ahh … incomprensibile … 5 euro che … incomprensibile … cioè …

LAZZARINO Angela Proprio imbecille al massimo … ciao bella (riferito a terza persona, n.d.r.) …

LA FACE Felicia … incomprensibile … allora gli ha detto , gli ha detto … incomprensibile … questa macchina … e lui gli ha detto incomprensibile … vedi che la macchina … incomprensibile … però ora che centra lui? Però, ora dice Vincenzo, dice ora … incomprensibile …

Dai discorsi delle due donne, oltre agli insulti nei confronti del giornalista, arriverebbe la conferma: Monteleone sarebbe stato “punito” per un articolo, pubblicato sul blog personale, in cui stigmatizzava il comportamento di Nava, accorso di fronte alla Questura di Reggio Calabria per salutare il superboss Peppe De Stefano, tratto in arresto dalla Squadra Mobile di Renato Cortese. Secondo il fratello di Ivan Nava, Vincenzo, di quasi dieci anni più grande, l’incendio dell’auto di Monteleone sarebbe un “fatto personale” tra i due: “Niente, perché non ha ne accuse di estorsione non ha accuse di niente … incomprensibile … , niente di niente. Sono soltanto legati al fatto della, di questo Monteleone, va bene ma Monteleone se già lo accusa lui stesso voglio dire, però sono fatti personali. …… Omissis … Si tratta pure di vedere, queste macchine che sono state incendiate, quello che hanno dichiarato i proprietari. Capito! Monteleone è un fatto personale e già si capisce sia dall’intercettazione … perché … incomprensibile… lui, che gli ha bruciato la macchina perché lui gli ha fatto, gli ha scritto topo di fogna … … le altre tre, uno gli decade non si capisce perché lo dovevano fare però non c’è stata nessuna denuncia di macchina bruciata, c’è soltanto l’intercettazione ma non c’è il fatto. Gli altri due si deve capire che cosa hanno detto quando li ha interrogati la polizia … incomprensibile…”

Già dall’ordinanza di custodia cautelare, spiccata circa un anno fa dal Gip di Reggio Calabria su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Lombardo, Nava veniva definito un soggetto “coordinatore delle azioni criminali” del clan Serraino. Dalle intercettazioni ambientali raccolte dagli uomini del maggiore Vitagliano emerge però che quello di danneggiare automobili con incendi fosse un “vizietto” di Nava, che la sera successiva all’incendio dell’auto di Monteleone, avrebbe provveduto ad appiccare il fuoco anche a quella di Emilio Antonio Romeo, parcheggiata ad Archi. Nelle intercettazioni di cui l’Ufficio di Procura ha richiesto l’acquisizione dal Gup Tommasina Cotroneo, la madre di Nava, parlando del danneggiamento a mezzo incendio dell’autovettura di Archi, sosteneva che l’azione criminale era stata messa in atto in quanto Romeo, avrebbe dato fastidio ad Angela (la moglie di Nava), tanto che il cognato dell’uomo sarebbe andato a parlare con Nava tranquillizzandolo sul fatto che il cognato non avrebbe più proferito parola nei confronti della donna.

Altri ragazzi della combriccola (Giovanni Siclari e Antonino Barbaro) avrebbero poi appiccato il fuoco all’auto del giovane Giovanni Bonvicino, coinvolto in una lite con i due presunti responsabili. Un episodio che si inquadrerebbe nella volontà criminale di manifestare ed esprimere con azioni violente il cosiddetto “controllo del territorio” sulla zona di San Sperato; infatti Barbaro testualmente dice: “Glielo abbiamo detto, gli abbiamo detto, qui ci siamo noi gli ho detto e ci devi dare conto, perchè noi gli dobbiamo dare conto alle persone, noi, no io e Maurizio, tutti noi!” ed aggiunge che in certe circostanze è meglio presentarsi, dichiarando l’appartenenza alla Locale, al fine di evitare ulteriori sviluppi: “La prossima volta Salvatore scendi dalla macchina, ti presenti, gli ho detto………… Si presenta, “piacere Salvatore del locale di San Sperato” e finisce il bordello”.

Intercettazioni che chiarirebbero ulteriormente la posizione di alcuni imputati, con riferimento ad alcuni gravi atti intimidatori. Spetterà al Gup Cotroneo, oggi, accoglierle, acquisendo, dunque, ulteriori elementi per la decisione, oppure avvalorare le tesi difensive che ritengono tardivo il deposito delle conversazioni, antecedenti e già in possesso degli inquirenti al momento della chiusura delle indagini.

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