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Il mistero dei fantasmi dell'Istituto Papa Giovanni di Serra d'Aiello (CS)

2 Agosto 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 5 minuti
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papagiovannipazzia
di Stefano Perri
– Sembrano scomparsi nel nulla i fantasmi del famigerato Istituto Papa Giovanni di Serra d’Aiello in provincia di Cosenza. Di loro non si ha più alcuna traccia. Tredici persone, forse molte di più.

Decine di familiari ancora in attesa di risposte.

La struttura che ospitava i degenti con problemi psichiatrici, una casermone da 800 posti letto trasformato in un lager, è stata travolta da un enorme ciclone giudiziario nel 2007, quando furono scoperte le condizioni disumane alle quali erano costretti i pazienti dell’Istituto e denunciate le reiterate truffe da parte della Fondazione che lo gestiva per conto della Diocesi di Cosenza. I finanziamenti destinati alla struttura erano infatti completamente dirottati sui conti papagiovannicancellocorrenti dei dirigenti della Fondazione. Nei faldoni della Procura si legge di un superattico intestato alla Fondazione, con enormi televisori al plasma in ogni stanza, un leggio firmato Giacomo Manzù, un dipinto firmato Giorgio De Chirico, un rarissimo orologio a pressione atmosferica e un salotto d’antiquariato del valore superiore al milione di euro, senza contare i diversi assegni staccati dal Presidente della Fondazione Monsignor Luberto in favore delle migliori gioiellerie e alberghi di lusso nella Capitale, per soggiorni in camera rigorosamente matrimoniale. Al cospetto di tutto ciò, mentre i pazienti vegetavano nell’abbandono, i dipendenti non venivano pagati ed in seguito all’ordinanza di sgombero, dopo una lunga fase di agitazione durante la quale giunsero al blocco dell’autostrada ed un periodo di cassa integrazione, furono poi riassorbiti in altre strutture sanitarie. La lunga querelle giudiziaria si concluse quindi nel 2009 con la definitiva chiusura dell’Istituto e la successiva dura condanna a sette anni di reclusione per il Parroco Alfredo Luberto, presidente della Fondazione Papa Giovanni XXIII, colpevole di truffa aggravata, falso e malversazione.

Ma prima che si accendessero i riflettori della cronaca sull’Istituto, per decenni, i pazienti hanno convissuto nelle stanze della vergogna con pulci, zecche e molti metri cubi di sporcizia. I casi di scabbia accertati dalle autorità sanitarie furono diversi. Abbandonati a se stessi, in letti sgangherati e senza lenzuola, tra servizi in condizioni penose e pareti scrostate, i pazienti marcivano e si ammalavano in solitudine fino alla morte, in molti casi dimenticati persino dalle loro famiglie. Un lager degno di un sequel di Paranormal Activity che qualcuno aveva il coraggio di chiamare ospedale o casa di cura.

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Di alcuni di loro, non si ha più alcuna notizia. Scomparsi nel nulla. Bruno Zucco, 46 anni, scomparso nel settembre 1993, Pasquale Minore, 55 anni, scomparso nel dicembre 1996, Pietro Bassano, 39 anni, scomparso nel maggio 1997, Domenico Pino, 29 anni, scomparso nel giugno 2001, Pietro Tiano, 69 anni, scomparso nel luglio del 2002, Salvatore Di Tommasi, 58 anni, scomparso nel settembre 2008.  Nomi e cognomi che celano, ognuno, una storia di sofferenza e di dolore. Come quella di Domenico Pino, originario di Anoia. La malattia gli aveva creato problemi di deambulazione. Camminava a fatica, eppure secondo quanto raccontarono alcuni inservienti della struttura il 2 giugno del 2001 lasciò l’Istituto sparendo nel nulla. Una versione che non convince. Domenico non riusciva a muoversi, se non sotto esplicito comando e con enorme fatica, e non avrebbe mai potuto organizzare da solo una fuga. E poi nessuno si sarebbe accorto per quasi un’intera giornata della sua assenza, del suo possibile mancato rientro. Il fratello dello scomparso, Pietro Pino, è stato sentito dal procuratore di Paola Bruno Giordano. L’uomo ha raccontato tutto quello che in quegli anni era accaduto. Di quelle piste aggrovigliate fornite dalla casa di cura per giustificare la sparizione dei degenti. Trame improbabili come quella che uno dei dipendenti tentò di fargli credere circa il tentativo di suicidio da parte di suo fratello. papagiovannibianconeroE con Pino sono stati interrogati anche i familiari degli altri scomparsi, il personale medico e paramedico in servizio nella struttura in quegli anni. Ma quelle tredici sparizioni accertate potrebbero essere solo la punta di un enorme iceberg di violenza e mistero. Secondo la Procura di Paola infatti gli scomparsi potrebbero essere in realtà molti di più. Il problema è che spesso si trattava di persone talmente sole al mondo che nessuno è andato a cercarle dopo la sparizione. Rinchiuse per anni tra le stanze dello scandalo. A elemosinare un pezzo di pane o un bicchiere di acqua putrida mentre il prete Presidente della Fondazione viveva nello sfarzo assoluto. Per tredici di loro si è ormai accertata la scomparsa, ma l’indagine ha riguardato almeno altri 15 casi di presunti omicidi, oltre ad una serie infinita di violenze e vessazioni consumate tra le stanze putride dell’Istituto. E’ lo stesso Procuratore Giordano a definirle un “pozzo degli orrori”.

Nel luglio del 2009, in seguito ad un controllo ordinato dalla Procura, furono riscontrate diverse anomalie nel cimitero di Serra d’Aiello nella zona riservata all’Istituto Papa Giovanni. All’ispezione risultarono infatti in alcuni loculi la presenza di due bare, realizzate appositamente di una dimensione più piccola del normale per farle entrare in un unico loculo. Ad un successivo più accurato controllo effettuato nel febbraio del 2010, all’apertura delle singole bare, si verificò il ritrovamento di più corpi all’interno della stessa bara o corpi tumulati e successivamente spostati da una bara all’altra all’interno dei loculi.

Ma a parte le anomalie le ricerche non diedero l’esito sperato. Di loro, dei fantasmi del Papa Giovanni, neanche l’ombra. Sembra che siano scomparsi nel nulla. Senza un perché. La terribile, ma plausibile, ipotesi del procuratore Bruno Giordano, cioè la sepoltura clandestina dei degenti, è al momento senza riscontri. Il più delle volte i decessi non venivano neanche registrati e cosi si presume che la sepoltura sia avvenuta in qualche luogo ameno nei pressi dell’Istituto. papagiovanniloculiEd ovviamente dietro ognuno dei casi di decessi non registrati si cela il sospetto di un omicidio consumato tra quelle orribili mura. Dopo una vita di malattia vissuta in mezzo agli stenti, ai fantasmi del Papa Giovanni non è concessa quiete neanche dopo la morte. Una morte al momento neppure certificata, ma pressoché certa. Il dna dei familiari degli scomparsi è ancora conservato, a disposizione di nuovi e ulteriori accertamenti e comparazioni con eventuali ritrovamenti di corpi. Trovare una corrispondenza anche con uno dei pazienti spariti sarebbe già un gran risultato.

Di loro, dei fantasmi del Papa Giovanni, si è occupata anche la trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto” di Federica Sciarelli. Una vicenda triste che ha lasciato sgomenta un’intera comunità. Una pagina buia della storia della sanità calabrese sulla quale non può ancora essere scritta la parola fine. Che fine hanno fatto i fantasmi del Papa Giovanni? Cosa si cela dietro la loro morte e dietro l’occultamento dei loro corpi? Quando i loro familiari avranno la possibilità di dargli la degna sepoltura che meritano? A queste ed altre domande abbiamo il dovere di dare una risposta, con la certezza che attorno alla vicenda del Papa Giovanni si nascondono una serie di misteri che per rispetto di chi è morto, ma anche di chi è ancora in vita, non possono ancora a lungo rimanere irrisolti.

domenicopino brunozucco

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