La Calabria e l’unità d’Italia è stato l’argomento trattato durante il convengo organizzato dall’Associazione “Forum del Quartiere” in collaborazione con la Direzione Didattica e l’Istituto Comprensivo “O.Lazzarino” di Gallico.
L’incontro, coordinato dal Dott. Giovanni Giordano, presidente dell’associazione, si è svolto presso il Plesso sito in via Quarnaro ed ha avuto come relatori Il prof. Giuseppe Caridi, il prof. Massimiliano Ferrara, il dott. Carmelo Covani e il Signor Domenico Mazzù, i quali hanno sottolineato l’importanza storica degli eventi che hanno portato all’unificazione del nostro Paese.
Quanto proposto dal Forum non è stato soltanto un momento celebrativo ma si è posto come un’occasione per riflettere sui modi, sugli sviluppi e sulle conseguenze che il processo unitario ha avuto sull’Italia ed in modo particolare sul Meridione e per rendere omaggio ai tanti giovani della Vallata del Gallico che hanno preso parte alle azioni belliche per la rinascita del loro paese. Un particolare tributo è stato riservato a Giuseppe Cimato, patriota gallicese il quale , animato da una elevata fede negli ideali di giustizia, di libertà ,di rettitudine morale e di amore verso la patria ,non ha esitato a scegliere la difficile strada della lotta contro una realtà socio-politica opprimente nella speranza di veder realizzato un futuro più sereno.
“Conoscere le nostre radici e riconoscere e celebrare le eccellenze ci rendono più forti e fiduciosi nel preparare il nostro futuro”, con queste parole esordisce il Presidente nel presentare ai numerosi partecipanti la motivazione dell’iniziativa. Ricordare la nostra storia, continua Giovanni Giordano, vuol dire riconoscere ciò che siamo stati e scoprire i grandi carismi da coltivare, da proporre come modelli, indicare dei punti di riferimento anche se non si possono tralasciare importanti interrogativi. Infatti leggendo criticamente il dopo unità e quanto è stato fatto per formare una coscienza nazionale e garantire un’uguaglianza di possibilità di sviluppo a tutto il territorio nazionale, i calabresi devono ancora comprendere se si è trattata di una vera unione o di una semplice annessione .
L’importanza storica dell’evento è stata riconosciuta da tutti i relatori: il Prof. Giuseppe Caridi, presidente della Deputazione di storia patria ha definito l’unità un “valore assoluto e irrinunciabile” perché, considerando il ritardo culturale, economico e sociale dell’Italia, più marcato nel Sud, rispetto ai più importanti pesi europei non aderire alla riunificazione d’Italia avrebbe reso più difficile, nel corso degli anni, recuperare il divario. In questo contesto storico anche Reggio ha svolto la sua parte, a volte, anticipando gli eventi (moti del 1848) anche se poi, non ha saputo farsi valere nei momenti fondamentali per ottenere i legittimi riconoscimenti.
Purtroppo per il professore Ferrara, Direttore Generale del dipartimento Cultura della Regione Calabria, pur nell’enfasi celebrativa che caratterizza questa ricorrenza, i valori risorgimentali sono offuscati da atteggiamenti di distacco e di scarso riconoscimento di una condivisa identità nazionale e la causa è da ricercare nell’eccessivo individualismo e particolarismo che fa del nostro paese uno stato unitario dal punto di vista politico ma non certamente culturale.
Per il Dott. Carmelo Covani che ha curato la mostra documentaria sul Risorgimento, sono importanti le microstorie che ci fanno conoscere meglio il nostro passato, idea sostenuta anche da Mazzù che ha condotto le ricerche sul patriota gallicese, nei cui confronti il Forum avvierà la richiesta di intitolazione di una strada .
Il dibattito è stato arricchito dagli interventi del pubblico dai quali è emerso che si può parlare di risorgimento non completo perché non sembra siano stati interamente conseguiti gli obiettivi iniziali e soprattutto, perché non si è riusciti a permeare di cultura nazionale tutti gli italiani.
“Ad ognuno le proprie responsabilità”, afferma Ferrara e si è d’accordo con lui soprattutto per quanto riguarda la classe dirigente che, nel corso di un secolo e mezzo, non si è saputa o voluta impegnare per far progredire equamente tutto il paese tanto che oggi sono sotto gli occhi di tutti le differenze esistenti tra le regioni italiane.
La diversità di identità locali se considerate secondo una valenza positiva favoriscono l’unione e la crescita nel sentimento di un’italianità condivisa che genera fratellanza ma, se concepite in un’accezione negativa, portano alla discriminazione e al frazionamento.
Oggi, purtroppo, la coesione nazionale è rimessa in discussione e il Meridione (la Calabria in modo particolare), senza per questo apparire dei piagnoni, subisce le conseguenze di scelte politiche che non hanno sortito la reale rigenerazione culturale degli italiani affinché tutti si considerassero cittadini di un unico Stato e non di un paese ricucito.
Alla classe politica resta molto da lavorare per realizzare una reale nazione culturale italiana e, nel rispetto delle peculiarità regionali, recuperare il divario tra le due Italie (una che cammina ad alta velocità e l’altra che viaggia sui treni accelerati) per dare concretezza ai principi che hanno reso possibile l’Unità D’Italia.




