
solo in politica. E’ accaduto con i blue jeans ed è accaduto nei costumi. Negli anni settanta, ad esempio, in un’Italia bigotta e conservatrice, Tropea e Isola Capo Rizzuto erano le capitali europee del turismo naturista, nudista e gay friendly, salvo poi ripiombare negli anni successivi in un percorso che porta al medioevo e all’età della pietra. A volte noi Calabresi siamo talmente in ritardo con il resto del mondo che possiamo sembrare in netto anticipo sulla storia futura, quasi che fossimo capaci di essere avanguardia o laboratorio sperimentale. Ed in politica lo siamo stati perché per primi abbiamo esportato il compromesso storico ideale, poi quello tattico, poi il trasversalismo e infine il cettoqualunquismo. Per noi Scillipoti non è una grande novità. Da noi, dalla Calabria ripartì la riconquista del centro sinistra con Loiero alla Regione seguito dalla vittoria di Prodi al Governo. Fatalmente chi ride in Calabria piange a Roma e viceversa. Ciò che altrove vince, qui perde. Anticonformismo? Assolutamente no! Solo speculativo attendismo in una regione dove tutto è frenato, rallentato, ostacolato da un blocco sociale e da una classe politica vischiosa che si sposta lentamente come un pachiderma e che prima di lasciare quello che ha per le mani, indugia e guarda l’orizzonte alla ricerca disperata di una collocazione partitica sempre e solo governativa. E’ d’uso, qui in Calabria, cambiare casacca solo quando si è sicuri che ci sarà un ruolo sopratutto per noi. Lo stile è sempre quello consumato e abusato da Loiero a Galati, da Misiti a Dorina Bianchi, tanto per fare qualche nome di illustri maratoneti che si spostano con disinvoltura da destra a sinistra. Un tempo ci si sdoganava attraverso l’Udeur, oggi attraverso UDC, MPA, API e, ahimè, anche attraverso IDV. Nessuna meraviglia, quindi, se nell’Italia di Fassino, Pisapia e De Magistris si contrappone la Calabria di Traversa, Arena e Occhiuto. E nessuno scandalo se nel PD di Bersani c’è anche il PD calabrese che di quello è figlio e che è il risultato di quel pactum sceleris di Caposuvero che ci ha costretto alla sconfitta delle regionali e al commissariamento. Oggi nel responso elettorale c’è la chiara rinuncia all’eredità di quel vecchio PD che dal 17 maggio è finalmente morto è sepolto Ed hanno ragione quanti lo sostengono, ma chiaramente è morto quello di Loiero, Adamo e Bova. E i dati di oggi confrontati con quelli delle amministrative del 2006 parlano chiaro, gridano vendetta e dicono che laddove si è osato imprimere un salto generazionale e una nuova proposta politica, il PD consolida il dato del 2006 e inverte la tendenza. Laddove, invece, si è incancrenito nella faida e nella continuità affaristica, perde inesorabilmente e anche male. Altrimenti detto, la ragione politica porta frutti laddove ha “giovani ali vagabonde”, se invece la ragione è “appollaiata sui trespoli della conservazione”, si decompone e genera mostri.
E così perde il PD di Cosenza che oggi raggiunge a stento l’8% benché erede di un buon 28% del 2006, quando i DS ottennero il 14,59% e la Margherita13,46%.
Così perde Loiero a Catanzaro con Autonomia e Diritti che oggi sfiora miracolosamente il 4%, benché erede del 13,65% del PDM del 2006.
Al contrario con Salvatore Scalzo e i suoi giovani, il PD a Catanzaro ottiene con le sue tre liste il 12% (PD 6,08%, Lista Ciconte 6,20%, Lista Giovane e Democratica 0,63) con ciò confermando il 12% del 2006 (DS 5,68%, Margherita 6,37%).
Addirittura il PD di Reggio Calabria, nonostante orfano del 7,54% di Bova (4,98% di A testa Alta e del 2,56% dei Democratici in Movimento) si afferma in consiglio comunale con Giuseppe Falcomatà, Giuseppe Marino e Nicola Irto, tre giovani e talentuosi consiglieri al di sotto dei 30 anni, confermando il 10% del 2006 (DS 6.07% e Margherita 4.7%).
Ecco le ragioni di una morte politica annunciata, ma ecco anche le ragioni della nostra speranza che affidiamo al coraggio e alla lungimiranza di una nuova classe dirigente.
*Gruppo PD Calabria




